Federico Cervelli (1625 – 1700), ”Orfeo ed Euridice”
Fondazione Querini-Stampalia, Venezia (Italia)
Orfeo nel mito
La sua fama è legata soprattutto alla tragica vicenda d’amore che lo vide unito alla ninfa Euridice: Aristeo, uno dei tanti figli di Apollo, amava perdutamente Euridice e, sebbene il suo amore non fosse corrisposto, continuava a rivolgerle le sue attenzioni fino a che un giorno ella, per sfuggirgli, mise il piede su un serpente, che la uccise col suo morso. Orfeo penetrò allora negli inferi incantando Caronte con la sua musica. Sempre con la musica placò anche Cerbero, il guardiano dell’Ade. Persefone, commossa dal suo dolore e sedotta dal suo canto, persuase Ade a lasciare che Euridice tornasse sulla terra. Ade accettò, ma a un patto: Orfeo avrebbe dovuto precedere Euridice per tutto il cammino fino alla porta dell’Ade senza voltarsi mai all’indietro. Esattamente sulla soglia degli Inferi, e credendo di esser già uscito dal Regno dei Morti, Orfeo non riuscì più a resistere al dubbio e si voltò, per vedere Euridice scomparire all’istante e tornare tra le Tenebre per l’eternità. Orfeo, secondo il mito, da allora rifiutò il canto e la gioia, offendendo le Menadi, seguaci di Dioniso che lo uccisero e lo dilaniarono, si nutrirono di parte del suo corpo e ne gettarono la testa nell’Erebo. La testa scese fino al mare e da qui all’isola di Lesbo, dove la testa fu sepolta nel santuario di Apollo. Il corpo venne seppellito dalle Muse ai piedi dell’Olimpo. La sua lira venne invece infissa nel cielo, e formò una costellazione.
Un’altra versione, più drammatica e commovente, parte dalle stesse premesse: Euridice muore uccisa da un serpente mentre scappa dalle grinfie di Aristeo. Orfeo decide allora di andarla a riprendere. Dunque, trova a Cuma la discesa per gli Inferi. Giunto lì incanta Caronte, Cerbero e Persefone. Ade acconsente a patto che egli non si volti fino a che entrambi non siano usciti dal regno dei morti. Insieme ad Hermes (che deve controllare che Orfeo non si volti), si incamminano ed iniziano la salita. Euridice, non sapendo del patto, continua a chiamare in modo malinconico Orfeo, pensa che lui non la guardi perché è brutta, ma lui, con grande dolore, deve continuare imperterrito senza voltarsi. Appena vede un po’ di luce, Orfeo, capisce di essere uscito dagli Inferi e si volta. Purtroppo, però, Euridice ha accusato un dolore alla caviglia morsa dal serpente e, dunque, si è attardata… Quindi, Orfeo ha trasgredito la condizione posta da Ade. Solo ora Euridice capisce e, all’amato, sussurra parole drammatiche e struggenti: «Grazie, amore mio, hai fatto tutto ciò che potevi per salvarmi». Si danno poi la mano, consapevoli che quella sarà l’ultima volta. Drammatica anche la presenza di Hermes che, con volto triste ed espressione compassionevole, trattiene Euridice per una mano, perché ha promesso ad Ade di controllare ed è ciò che deve fare. Orfeo vede ora scomparire Euridice e si dispera, perché sa che ora non la vedrà più. Decide allora di non desiderare più nessuna donna dopo la sua Euridice. Un gruppo di Baccanti ubriache, poi, lo invita partecipare ad un’orgia dionisiaca. Per tener fede anche lui a ciò che ha detto, rinuncia, ed è proprio questo che porta anche lui alla morte: le Baccanti, infuriate, lo sbranano e gettano la sua testa nel fiume Evros, insieme alla sua lira. La testa cade proprio sulla lira e galleggia, continuando a cantare soavemente. Zeus, toccato da questo evento commovente, prende la lira e la mette in cielo formando una costellazione.
Orfeo nell’arte
Poliziano
Fabula di Orfeo, 237.: “Io te la rendo, ma con queste leggi: / che lei ti segua per la ceca via / ma che tu mai la sua faccia non veggi / finché tra i vivi pervenuta sia!“).
Ovidio
“Si prendeva un sentiero in salita attraverso il silenzio, arduo e scuro con una fitta nebbia. I due erano ormai vicini alla superficie terrestre: Orfeo temendo di perderla e preso dal forte desiderio di vederla si voltò ma subito la donna fu risucchiata, malgrado tentasse di afferrargli le mani non afferrò altro che aria sfuggente. Così morì per la seconda volta ma non si lamentò affatto del marito (di cosa avrebbe dovuto lamentarsi se non di essere stata amata così tanto?) e infine gli diede l’estremo saluto.” (Ovidio, Metamorfosi, IV, 53 sgg)
Virgilio
: “Euridice” diceva “O mia misera Euridice!” / E lungo il fiume le rive ripetevano “Euridice”. (Virgilio, Georgiche, IV, 525.). Così Zeus, commosso, deciderà di mettere la testa di Orfeo in mezzo al cielo, nella costellazione della Lira.
Seneca:
“cessava il fragore del rapido torrente, e l’acqua fugace, obliosa di proseguire il cammino, perdeva il suo impeto … Le selve inerti si movevano conducendo sugli alberi gli uccelli; o se qualcuno di questi volava, commuovendosi nell’ascoltare il dolce canto, perdeva le forze e cadeva … Le Driadi[ninfe dei boschi], uscendo dalle loro querce, si affrettavano verso il cantore, e perfino le belve accorrevano dalle loro tane al melodioso canto …”).
Museo Archeologico di Napoli.
Euridice è al centro della scena, e poggia la sua mano sinistra sulla spalla di Orfeo, con un gesto pieno di tenerezza e rassegnazione. Ma Orfeo è inconsolabile e con la sua mano tocca la mano di lei, una carezza che è anche un inutile tentativo di trattenerla.
Inutile, perché Hermes psycopompos ha intrecciato il suo braccio al braccio destro di lei, e con dolcezza ma anche con determinazione la trattiene accanto a sé: il suo compito sarà riportarla di nuovo, e stavolta per sempre, negli Inferi.
Nemmeno una parola, solo la forza dei gesti per rendere il dolore del distacco tra i due innamorati, e la inevitabilità del destino.
La letteratura, l’arte in genere, si sono ampiamente nutrite del mito di orfeo, così come possiamo vedere nell’elenco seguente, tratto da Wikipedia:
Letteratura
- Simposio (discorso di Fedro) – opera filosofica di Platone.
- Argonautiche – poema epico di Apollonio Rodio.
- Elegia n.1 Powell – Orfeo e Calais – elegia contenuta ne Gli amori o i belli di Fanocle.
- Georgiche (libro IV) – poema di Virgilio.
- Metamorfosi (libro X) – poema di Ovidio.
- Fabula di Orfeo – Opera teatrale di Angiolo Poliziano.
- Orfeo – idillio di Giovan Battista Marino.
- Euridice ad Orfeo – Epistola lirica di Antonio Bruni.
- Sonetti a Orfeo – poesia di Rainer Maria Rilke.
- L’inconsolabile – uno dei “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese.
- Il ritorno di Euridice (da l’uomo invaso) – poesia di Gesualdo Bufalino.
- Eurydice to Orpheus – poesia di Robert Browning.
- Eurydice (da Collected Poems) – poesia di Hilda Doolittle.
- Orphèe – opera teatrale di Jean Cocteau.
- Orfeo – Poema di Juan Martinez Jáuregui.
- Racconto di Orfeo – Poema di Robert Henryson (o Henderson).
- Bestiaire ou Le cortège d’Orphée – Poesie di Guillaume Apollinaire.
- La presenza di Orfeo – Prima raccolta poetica di Alda Merini.
- Orfeo emerso – Romanzo di Jack Kerouac.
- La Saga dei Mitago – Il Tempio Verde – di Robert Holdstock
Saggi critici
- Orfeo, variazioni sul mito – a cura di Maria Grazia Ciani e Andrea Rodighiero.
- Orfeo, il mito del poeta – di Charles Segal.
Musica
- Euridice (opera) – opere teatrali su libretto di Ottavio Rinuccini musicate da Iacopo Peri e da Giulio Caccini (1600).
- Orfeo dolente – Opera musicale di Domenico Belli (1616).
- La morte di Orfeo – Tragicommedia pastorale di Stefano Landi (1619).
- Orfeus und Euridice – Opera-ballo di Heinrich Schütz (1638).
- Orfeo – Opera musicale di Luigi Rossi (1647).
- Orfeo – Opera musicale di Jean-Baptiste Lully e Louis Lully (1690).
- Orfeo ed Euridice – Opera musicale di Christoph Willibald Gluck (1762).
- Orfeo ed Euridice – Ballo di Florian Johann Deller (1763).
- Orfeo ed Euridice – Opera lirica di Johann Gottlieb Naumann (1786).
- L’anima del filosofo ossia Orfeo ed Euridice – Opera musicale di Franz Joseph Haydn (1791).
- Orpheus – Poema sinfonico di Franz Liszt (1853-54).
- Orfeo all’inferno – Operetta di Jacques Offenbach (1858).
- Orfeo – Mimodramma di Roger Ducasse (1913).
- Orpheus und Eurydike – Opera lirica di Ernst Krenek (1926).
- Orpheus – Balletto di Igor Stravinskij (1947).
- Orfeu da Conceiçāo – Dramma musicale di Vinicius de Moraes (1947).
- Orfeo 9 – Opera rock di Tito Schipa Jr. (1970).
- Orpheus – Canzone di David Sylvian (1987) contenuta nell’album Secrets of the Beehive.
- Orfeo – Singolo di Carmen Consoli (2000) contenuta nell’album Stato di necessità.
- Orfeo a Fumetti – Opera da camera di Filippo del Corno (2001).
- Eurydice – singolo d’esordio del progetto Sleepthief (2006).
- Orfeo Coatto – Mp3dramma di Francesco Redig de Campos 2009.
- L’Orfeo – Opera lirica di Claudio Monteverdi (1607).
Pittura
- Orfeo – Dipinto di Tintoretto.
- Orfeo all’inferno – Dipinto di Rubens.
- La leggenda di Orfeo – Trittico di Luigi Bonazza.
Scultura
- Orfeo, Euridice ed Hermes – Rilievo fidiaco
- Orfeo, formella di Luca della Robbia per il Campanile di Giotto
- Orfeo ed Euridice, scultura di Auguste Rodin, New York, Metropolitan Museum of Art, 1893
Cinema
- Il sangue di un poeta (Le sang d’un poète, 1930), mediometraggio, di Jean Cocteau
- Orfeo (Orphée, 1949), di Jean Cocteau
- Testamento d’Orfeo (Le Testament d’Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi!, 1959), di Jean Cocteau
- Orfeo negro (Orfeu Negro, 1959), di Marcel Camus; dal dramma di Vinicius de Moraes.
Fumetto
- Sandman – di Neil Gaiman
E ora un piccolo sorso di Pavese, con i Dialoghi di Leucò
L’inconsolabile
Il sesso, l’ebbrezza e il sangue richiamarono sempre il mondo sotterraneo e promisero a più d’uno beatitudini ctonie. Ma il tracio Orfeo, cantore, viandante nell’Ade e vittima lacerata come lo stesso Dionisio, valse di più.(Parlano Orfeo e Bacca).
Orfeo: E’ andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. S’intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch’è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com’era prima; che un’altra volta sarebbe finita. Ciò ch’è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi “Sia finita” e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela.
Sentii soltanto un cigolìo, come d’un topo che si salva.
Bacca: Strane parole, Orfeo. Quasi non posso crederci. Qui si diceva ch’eri caro agli dèi e alle muse. Molte di noi ti seguono perché ti sanno innamorato e infelice.
Bacca: …
Eri tanto innamorato che – solo tra gli uomini – hai varcato le porte del nulla. No, non ci credo, Orfeo. Non è stata tua colpa se il destino ti ha tradito.
Orfeo: Che c’entra il destino. Il mio destino non tradisce. Ridicolo che dopo quel viaggio, dopo aver visto in faccia il nulla, io mi voltassi per errore o per capriccio.
Bacca: Qui si dice che fu per amore.
Orfeo: Non si ama chi è morto.
Bacca: Eppure hai pianto per monti e colline – l’hai cercata e chiamata – sei disceso nell’Ade. Questo cos’era?
Orfeo: Tu dici che sei come un uomo. Sappi dunque che un uomo non sa che farsi della morte. L’Euridice che ho pianto era una stagione della vita. Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore. Cercavo un passato che Euridice non sa. L’ho capito tra i morti mentre cantavo il mio canto. Ho visto le ombre irrigidirsi e guardar vuoto, i lamenti cessare, Persefòne nascondersi il volto, lo stesso tenebroso-impassibile, Ade, protendersi come un mortale e ascoltare. Ho capito che i morti non sono più nulla.
Bacca: Il dolore ti ha stravolto, Orfeo. Chi non rivorrebbe il passato? Euridice era quasi rinata.
Orfeo: Per poi morire un’altra volta, Bacca. Per portarsi nel sangue l’orrore dell’Ade e tremare con me giorno e notte. Tu non sai cos’è il nulla.
Bacca: E così tu che cantando avevi riavuto il passato, l’hai respinto e distrutto. No, non ci posso credere.
Orfeo: Capiscimi, Bacca. Fu un vero passato soltanto nel canto. L’Ade vide se stesso soltanto ascoltandomi. Già salendo il sentiero quel passato svaniva, si faceva ricordo, sapeva di morte. Quando mi giunse il primo barlume di cielo, trasalii come un ragazzo, felice e incredulo, trasalii per me solo, per il mondo dei vivi. La stagione che avevo cercato era là in quel barlume. Non m’importò nulla di lei che mi seguiva. Il mio passato fu il chiarore, fu il canto e il mattino. E mi voltai.
Cesare Pavese – Dialoghi con Leucò
Sitografia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Orfeo
http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/orfeo_euridice/
http://web.tiscali.it/mitologia/Orfeo_&_Euridice.htm
http://vitanonlongaest.blogspot.com/2008/04/linconsolabile-orfeo-di-pavese.html

