Mostre a Roma

febbraio 21, 2009

Galleria nazionale d’arte moderna

DE CHIRICO

Piove, naturalmente. Ci si poteva aspettare qualcosa di diverso? ma che importa?

Il trionfo di colori fa dimenticare l’inverno.

Colori che risuonano forti e densi, festa di corpi e volti e paesaggi impossibili… metafore del nulla, città in cui camminiamo, nudi nervi al vento immobile: consegnarsi al tempo inesatto e ingannevole.

Mi sorprende la sua voce caustica, che è dell’artista, tipica del genio forse, di chi non teme nulla, perché è al di sopra del quotidiano.

PIERO GUCCIONE

dal 5 dicembre al 25 gennaio ’09

Il mare fotografato, fermato, nella sua vastità, nel gioco di luci, vivido nell’ossessione, mare e ancora mare, azzurro su azzurro, cielo a precipitare e a pesare sulle rive.

F ra i quadri d’acqua e di salmastro, ho trovato questa bellissima poesia:

ALTRA ACQUA

sollevami da te
fammi tornare per acque 
a prime rive
andare

lontano
dove né onda 
né stelle accostate

distoglimi da te
lasciami andare
non più versi di quel mare

altra acqua
pioggia
lacrime

a morire
nel mare che sei

FRANCESCA MERLONI

 

BRUNO MUNARI

Museo dell’Ara Pacis

dal 9 ottobre al 22 marzo ’09


Il genio, ancora, diverso dagli altri, capace di indagare il reale per stravolgerlo, per dargli un volto e un significato nuovi.

Spesso ci lasciamo sommergere dal quotidiano, non ne vediamo più la vacuità: Munari sceglie il punto di vista più originale, rinomina le cose, capovolge e svuota i nostri cervelli, vi immette aria fresca e pura.

“L’uovo ha una forma perfetta, benché sia fatto col culo”.

“Ho cercato di comunicarequello che gli altri non vedono, ad esempio un arcobaleno di profilo”.


PABLO PICASSO

1917-1937  L’Arlecchino dell’arte

Complesso del Vittoriano

Difficile parlare di Picasso. Sono i suoi quadri a parlarti, e senza mezze misure, con la violenza dei colori e delle forme, con la supremazia della creatività che guarda con sufficienza  il mondo, metri e metri più giù.

Picasso si odia o si ama.

L’Arlecchino è metafora dell’arte innovativa e trasgressiva di Picasso, in costante trasformazione, agile e irridente, dai mille volti, che incarna la diversità.

“Un quadro non è mai pensato e deciso anticipatamente, mentre viene composto segue il mutamento del pensiero, quand’è finito continua a cambiare, secondo il sentimento di chi lo guarda. Un quadro vive una vita propria, come una persona, subisce i mutamenti cui la vita quotidiana ci sottopone. E questo è naturale, perché un quadro vive soltanto attraverso l’uomo che lo guarda”.

Picasso definisce anche il compito dell’arte:

“lavare via dall’anima la polvere di ogni giorno…”

DA REMBRANDT A VERMEER

Valori civili nella pittura fiamminga e olandese del  ‘600

Museo del Corso

dall’11 novembre al 15 febbraio