DUMA KEY

Sono alle prese con Mr. Freemantle, Edgar Freemantle, sopravvissuto a un incidente che lo ha menomato,  esaltatando però alcune capacità.

Tornano qui la preveggenza, lo shining di kinghiana tradizione, ma torna il “potere dei luoghi”, già presente altrove.

Può un semplice scorcio di mondo racchiudere in sé una forza tale da sconvolgere esistenze?

Duma Key può farlo, nel bene e nel male, tramite l’intensità creativa, che guarisce e uccide al contempo.

Edgar vive la sua “seconda vita” come a tutti piacerebbe fare dopo che un uragano è passato a salutarci; scava dentro di sé, elicitando inaspettate potenzialità, salvando se stesso e gli altri.

Intanto ecco a voi l’incipit e, quando approderò a pagina 740, vi saprò dire.

“Si comincia con uno spazio bianco. Non dev’essere necessariamente carta o tela, ma secondo me dev’essere bianco. Noi diciamo bianco perché abbiamo bisogno di una parola, ma la definizione giusta è <niente>. Il nero è l’assenza della memoria, il colore del non ricordo.”


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