L’articolo su “La Sicilia” di oggi

 

PACI E AMICI NEI VERSI DI PIPPO DI NOTO

Vittoria. Una raccolta di ventisette poesie presentata nella sala Mandarà e insignita del premio «Martoglio»

C’è un bambino su una bici che con il vento tra i capelli si lancia nella discesa di una via di un quartiere antico.

C’è un bambino che si arrampica sui muri alti per prendere un pallone, che, d’estate, si tuffa nella “gebbia” anche se non sa nuotare. Quel bambino ha

il cuore di un poeta, adesso adulto, che ripensa a “quando la vita non faceva paura”. E’ Pippo Di Noto, residente a Ragusa, ma poeta vittoriese di lingua e di

nascita. Nella sua città il poeta è tornato sabato 16 gennaio a Sala Mandarà, ai soci e agli amici presenta e regala la sua ultima silloge “Paci e Amici”, una raccolta

di ventisette poesie insignite del pregevole riconoscimento del Premio “Martoglio”.

“Per avere saputo codificare creativamente la lezione attuale della lirica neodialettale italiana alla linea di rinnovamento siciliana con particolare riferimento

alle specificità etno- letterarie”, scrive nella prefazione alla silloge il presidente della giuria Salvatore Di Marco.

E’ spettato al regista ibleo Gianni Battaglia leggere alcune poesie della silloge. Sceglie le più dense di significato, sceglie anche quella che dà il titolo alla raccolta “Paci e amici”: un dialogo tra un poeta credente e il suo Dio, il Dio di “Tabor”: il verbo.

“Grato a Dio – dice il poeta – per avergli dato il dono della poesia con la quale riesce a dare senso alla vita, quella vita che gli ha donato e che sempre un significato non sembra averlo”. Ecco cosi si può essere “Paci e Amici”, non chiedere altro, perché avere avuto il dono magnifico della parola.

Che la poesia possa compiere tanti miracoli, Pippo Di Noto, ne è consapevole, tanto da dire “che prima di mettersi a scrivere era buio, e ora che ho finito di scrivere, s’è fatto giorno”.

Ma per questo poeta ibleo, dono ancora più bello è il potere fare poesia nella preziosa lingua dei suoi avi e delle sue memorie. Un patrimonio etnico di suoni

e di parole dalla forte identità da custodire e proteggere per sempre.

 DANIELA CITINO

  per l’articolo originale: http://giornale.lasicilia.it/giornale/2001/RG2001/RG/RG04/navipdf.html

 

 

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