Due poesie

febbraio 2, 2010

 

Passano nell’aria

come uccelli sconvolti.

A volte, equilibristi goffi,

su fili di luce oscillano inquieti.

Guardano il futuro

con i nostri occhi.

Sono stati corpi, caldi

di carne e sangue.

Sono stati occhi e sguardi.

Fiamme spente, ora, alberi di fumo.

Ospiti congedati,

insistenti tornano

bussano alla porta

chiedono cos’hanno lasciato.

 

LILIANA ZINETTI

da “Nel solo ordine riconosciuto”

 

e, ancora, della stessa autrice, una variazione sul tema:

 

Vengono come fumi di alberi, hanno

la stessa inconsistenza delle nuvole.

Sono passata attraverso loro

per essere quella che sono.

A volte mi sbarrano la strada, d’improvviso

e vorrebbero camminarmi a fianco, così

mi costringono a un percorso altro

perché è insostenibile il loro peso

il loro grido senza bocca.

Vorrebbero da me quello che ho perduto

come se potessi tramutare

il loro buio in luce.

E mi inquieta la loro ostinazione

questa smania di tornare

e mi dico che dovrebbero rassegnarsi

al sonno, lasciare che li copra

la neve, la neve, la neve.