LE MINE VAGANTI

 

Mine vaganti è un film di Ferzan Ozpetek del 2010, con Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini, Bianca Nappi, Massimiliano Gallo, Carolina Crescentini. Prodotto in Italia. Durata: 110 minuti. Distribuito in Italia da 01 Distribution a partire dal 12.03.2010.

 

Gli amori impossibili non finiscono mai…

Locandina italiana Mine Vaganti

 

“Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre.”

 

Diversità e  normalità, emarginazione e integrazione, si rincorrono, con leggerezza, ma in ampi territori di riflessione, nell’ultimo film di Ferzan Ozpetek.

La figura più naturale è quella della sorella che alla rivelazione ulteriore reagisce con un:

-Ci ho pensato, sai? io non sono gay!

Lo sguardo di Alba, Nicole Grimaudo, è lungo e dolente. Consapevole dell’impossibile, che ha voce e occhi che mai le apparterranno, è quello di tutti gli innamorati non corrisposti:  “gli amori impossibili non finiscono mai” si sentenzia a un certo punto…. e chi può smentirlo?

Un figlio gay, o un figlio prete, in partenza per le Missioni, o un figlio drogato, o un figlio omicida, o un figlio con un cancro ( elenco senza fine…):  cosa spaventa di più un genitore? L’idea della diversità (da sé, dal mondo) o l’idea che un figlio possa soffrire?

Mi chiedo quale sia la maggiore paura, se inglobare una innegabile parte di sé come diversa da sé o temere che proprio quella parte di se stessi, la migliore si presume, non sia più riconoscibile.

Mi veniva in mente guardando le immagini – io unica spettatrice, un intero cinema per me-  il padre di Brancati che si confronta con l’impotenza del figlio, anche lì un’onta insanabile, a cui si sacrifica persino la propria vita…. rimediare, nascondere soffocare. Eccolo il padre ( un bravissimo Ennio Fantastichini) che ostenta la sua risata nel bar della piazza e soffriamo con lui perché sappiamo che quella stessa risata a breve si tramuterà in un imbarazzante pianto.

Si sente che il padre schiaffeggerebbe il figlio,  per fargli passare la “malattia”; eppure vorremmo noi schiaffeggiare quel padre che non capisce, farlo rinsavire, fargli aprire le braccia per accogliere il figlio, che è e resta per sempre suo figlio.

Perché essere genitori è per sempre, per tutta l’intera esistenza, senza vacanze o sottrazioni di responsabilità.

Persino la madre, che vorremmo supporre complice, con un filo di speranza chiede: ma si può guarire da questa cosa?

Guarire dall’omosessualità? Ah! Ma guarire dai pregiudizi? Sì, questo si può!

 

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