José Saramago

 

 

Dev’esserci

 

Dev’esserci un colore da scoprire,

un recondito accordo di parole,

dev’esserci una chiave per aprire

nel muro smisurato questa porta.

 

Dev’esserci un’isola più a sud,

una corda più tesa e più vibrante,

altro mare che nuota in altro azzurro,

altro timbro di voce che meglio canti.

 

Tardiva poesia che non riesci

a dire la metà di ciò che sai

non taci, quanto puoi, e non rinneghi

quaesto corpo casuale e inadeguato.

da “Le poesie possibili”

 

*

Traccio un solco per terra, in riva al mare:
e la marea subito lo spiana.
Così è la poesia. La stessa sorte
tocca alla sabbia e tocca alla poesia
al via vai della marea, al vien-vieni della morte.

 

Spiaggia

Ti cinge, circolare, la poesia:
in circoli concentrici t’accerchia
il corpo coricato sulla sabbia.

Come un’altra ape in cerca d’altro miele,
trascurati gli aromi del giardino,
il corpo t’accarezza la poesia.

 

Vengano infine

Vengano infine le alte allegrie,
le ardenti aurore, le notti calme,
venga la pace agognata, le armonie,
e il riscatto del frutto, e il fiore delle anime.
Che vengano, amor mio, perché questi giorni
son di stanchezza mortale,
di rabbia e agonia
e nulla.

 

Stelle poche

Chiamarti rosa, aurora, acqua fluente,
cos’è se non parole raccattate
tra i rifiuti d’altre lingue, d’altre bocche?
I misteri non sono quello che sembrano,
o non riescono a dirli le parole:
nello spazio profondo, stelle poche.

 

 

 

 

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