FULL DARK, NO STARS

novembre 29, 2010

 

Il mio re è tornato!

 

 

 

 


L’Orfeo capovolto

novembre 28, 2010

 

Colpita da una sorta di… consonanza, ospito qui un Orfeo capovolto, quello di Cristina Bove.

 

ORFEO

Non si può percepire la metà del tempo e nemmeno la metà del buio.

Entrambi sono interi e si sperimentano solo inoltrandosi in essi, facendosene avvolgere.

Chiamavo i minuti prigionieri e ultimi, solo così potevo immergermi tra i cerchi di fuliggine e le stelle.

Non lo sapevano i dèmoni né gli angeli, potevano sospettarlo le mènadi, ma non avrebbero parlato, mai.

I luoghi oscuri sono quelli dove le parole sono scritte sul nero e si leggono a stento, e si racconta di umori e umori in simmetrie carnevalesche.

La realtà, il vivere reale, è gesto e abbraccio, occhi nel giorno.

Non un solo momento ero distante, il mio pensiero ritornava a te, anche se non mi era chiara la motivazione.

Fu il rispetto a fermarmi. Io che non ho rispetto di me stesso. Che altrove nuoto, mitridizzato in lunghe notti liquide, toccato amaramente alle consegne e cambi di staffetta. In contorsioni che tu non puoi nemmeno immaginare. Bisogna che riascolti i miei silenzi, le mie muraglie assorte, la mia cetra.

Lo farai.

Ma non avrai il sospetto della verità nuda, tu non sapresti reggerla, ed è per questo che mi sono fermato.Tra quelli che invano cercheresti di capire, nei transiti in corridoi ipogei: normalità acquisite, per me. Per te l’inconcepibile.

Ti ho respinta con l’inganno di chi non può che andare, essendo questo l’unico gesto somigliante all’amore.

Non potrai seguirmi nei luoghi dove l’anima si arrende e chiama stelle i bulbi delle calle.

E non mi volterò.

Ti condurrò lontano da questo mondo di traffici e menzogne che ci convoglia sempre più veloce nei depositi foschi della mente. Mi dimenticherai per altre mille eternità, in terre parallele e capovolte, in dimensioni sconosciute.

Non sarai tu a morire, mia Euridice, ma io, che non mi sono più voltato, che ho preferito farti strada e, senza guardarti, sono fuggito all’apparire delle prime luci, affidandoti all’alba.

Io non proseguo, resterò nell’ombra.

E tu mi perdi qui, sola nel sole.

Chissà, forse tra tempi incalcolabili, sarai tu che mi verrai a cercare.

 

 

 

“Il mio Orfeo resta nell’erebo, perché riconosce di non essere ancora degno della luce.
Non si è girato come nel mito, ma ha scortato la sua Euridice affinché fosse libera. Ha scelto di restare lui, nell’ombra.”

CRISTINA BOVE

 

 

Jean-Baptiste-Camille Corot

 

 

E infine anche il mio Orfeo capovolto, frammisto a Lot, che diventa una statua di sale per essersi, al contrario, voltata indietro.

 

ORFEO

 

Non sei Orfeo

non ti volti a guardare

non cerchi

la perduta Euridice

non hai cellule vive

nel cuore

già di sale

e non si torna

dai sentieri dell’Ade.

 


ORFEO

novembre 28, 2010

 





Federico Cervelli (1625 – 1700),  “Orfeo ed Euridice”
Fondazione Querini-Stampalia, Venezia (Italia)

 

 

Orfeo nel mito

 

La sua fama è legata soprattutto alla tragica vicenda d’amore che lo vide unito alla ninfa EuridiceAristeo, uno dei tanti figli di Apollo, amava perdutamente Euridice e, sebbene il suo amore non fosse corrisposto, continuava a rivolgerle le sue attenzioni fino a che un giorno ella, per sfuggirgli, mise il piede su un serpente, che la uccise col suo morso. Orfeo penetrò allora negli inferi incantando Caronte con la sua musica. Sempre con la musica placò anche Cerbero, il guardiano dell’AdePersefone, commossa dal suo dolore e sedotta dal suo canto, persuase Ade a lasciare che Euridice tornasse sulla terra. Ade accettò, ma a un patto: Orfeo avrebbe dovuto precedere Euridice per tutto il cammino fino alla porta dell’Ade senza voltarsi mai all’indietro. Esattamente sulla soglia degli Inferi, e credendo di esser già uscito dal Regno dei Morti, Orfeo non riuscì più a resistere al dubbio e si voltò, per vedere Euridice scomparire all’istante e tornare tra le Tenebre per l’eternità. Orfeo, secondo il mito, da allora rifiutò il canto e la gioia, offendendo le Menadi, seguaci di Dioniso che lo uccisero e lo dilaniarono, si nutrirono di parte del suo corpo e ne gettarono la testa nell’Erebo. La testa scese fino al mare e da qui all’isola di Lesbo, dove la testa fu sepolta nel santuario di Apollo. Il corpo venne seppellito dalle Muse ai piedi dell’Olimpo. La sua lira venne invece infissa nel cielo, e formò una costellazione.

Un’altra versione, più drammatica e commovente, parte dalle stesse premesse: Euridice muore uccisa da un serpente mentre scappa dalle grinfie di Aristeo. Orfeo decide allora di andarla a riprendere. Dunque, trova a Cuma la discesa per gli Inferi. Giunto lì incanta Caronte, Cerbero e Persefone. Ade acconsente a patto che egli non si volti fino a che entrambi non siano usciti dal regno dei morti. Insieme ad Hermes (che deve controllare che Orfeo non si volti), si incamminano ed iniziano la salita. Euridice, non sapendo del patto, continua a chiamare in modo malinconico Orfeo, pensa che lui non la guardi perché è brutta, ma lui, con grande dolore, deve continuare imperterrito senza voltarsi. Appena vede un po’ di luce, Orfeo, capisce di essere uscito dagli Inferi e si volta. Purtroppo, però, Euridice ha accusato un dolore alla caviglia morsa dal serpente e, dunque, si è attardata… Quindi, Orfeo ha trasgredito la condizione posta da Ade. Solo ora Euridice capisce e, all’amato, sussurra parole drammatiche e struggenti: «Grazie, amore mio, hai fatto tutto ciò che potevi per salvarmi». Si danno poi la mano, consapevoli che quella sarà l’ultima volta. Drammatica anche la presenza di Hermes che, con volto triste ed espressione compassionevole, trattiene Euridice per una mano, perché ha promesso ad Ade di controllare ed è ciò che deve fare. Orfeo vede ora scomparire Euridice e si dispera, perché sa che ora non la vedrà più. Decide allora di non desiderare più nessuna donna dopo la sua Euridice. Un gruppo di Baccanti ubriache, poi, lo invita partecipare ad un’orgia dionisiaca. Per tener fede anche lui a ciò che ha detto, rinuncia, ed è proprio questo che porta anche lui alla morte: le Baccanti, infuriate, lo sbranano e gettano la sua testa nel fiume Evros, insieme alla sua lira. La testa cade proprio sulla lira e galleggia, continuando a cantare soavemente. Zeus, toccato da questo evento commovente, prende la lira e la mette in cielo formando una costellazione.

 

Orfeo nell’arte

 

Poliziano

Fabula di Orfeo, 237.: “Io te la rendo, ma con queste leggi: / che lei ti segua per la ceca via / ma che tu mai la sua faccia non veggi / finché tra i vivi pervenuta sia!“).

Ovidio

Si prendeva un sentiero in salita attraverso il silenzio, arduo e scuro con una fitta nebbia. I due erano ormai vicini alla superficie terrestre: Orfeo temendo di perderla e preso dal forte desiderio di vederla si voltò ma subito la donna fu risucchiata, malgrado tentasse di afferrargli le mani non afferrò altro che aria sfuggente. Così morì per la seconda volta ma non si lamentò affatto del marito (di cosa avrebbe dovuto lamentarsi se non di essere stata amata così tanto?) e infine gli diede l’estremo saluto.” (OvidioMetamorfosi, IV, 53 sgg)

Virgilio

“Euridice” diceva “O mia misera Euridice!” / E lungo il fiume le rive ripetevano “Euridice”. (VirgilioGeorgiche, IV, 525.). Così Zeus, commosso, deciderà di mettere la testa di Orfeo in mezzo al cielo, nella costellazione della Lira.

Seneca:

cessava il fragore del rapido  torrente, e l’acqua fugace, obliosa di proseguire il  cammino, perdeva il suo impeto … Le selve inerti si  movevano conducendo sugli alberi gli uccelli; o se  qualcuno di questi volava, commuovendosi nell’ascoltare  il dolce canto, perdeva le forze e cadeva … Le Driadi[ninfe dei boschi], uscendo dalle loro querce, si affrettavano verso il  cantore, e perfino le belve accorrevano dalle loro tane al melodioso canto …”).

 

Museo Archeologico di Napoli.

Euridice è al centro della scena, e poggia la sua mano sinistra sulla spalla di Orfeo, con un gesto pieno di tenerezza e rassegnazione. Ma Orfeo è inconsolabile e con la sua mano tocca la mano di lei, una carezza che è anche un inutile tentativo di trattenerla.
Inutile, perché Hermes psycopompos ha intrecciato il suo braccio al braccio destro di lei, e con dolcezza ma anche con determinazione la trattiene accanto a sé: il suo compito sarà riportarla di nuovo, e stavolta per sempre, negli Inferi.
Nemmeno una parola, solo la forza dei gesti per rendere il dolore del distacco tra i due innamorati, e la inevitabilità del destino.

 

La letteratura, l’arte in genere, si sono ampiamente nutrite del mito di orfeo, così come possiamo vedere nell’elenco seguente, tratto da Wikipedia:

Letteratura

Saggi critici

Musica

Pittura

Scultura

Cinema

Fumetto

 

 

E ora un piccolo sorso di Pavese, con i Dialoghi di Leucò

L’inconsolabile

Il sesso, l’ebbrezza e il sangue richiamarono sempre il mondo sotterraneo e promisero a più d’uno beatitudini ctonie. Ma il tracio Orfeo, cantore, viandante nell’Ade e vittima lacerata come lo stesso Dionisio, valse di più.(Parlano Orfeo e Bacca).

Orfeo: E’ andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. S’intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch’è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com’era prima; che un’altra volta sarebbe finita. Ciò ch’è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi “Sia finita” e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela.

Sentii soltanto un cigolìo, come d’un topo che si salva.

Bacca: Strane parole, Orfeo. Quasi non posso crederci. Qui si diceva ch’eri caro agli dèi e alle muse. Molte di noi ti seguono perché ti sanno innamorato e infelice.

Bacca:    …

Eri tanto innamorato che – solo tra gli uomini – hai varcato le porte del nulla. No, non ci credo, Orfeo. Non è stata tua colpa se il destino ti ha tradito.

Orfeo: Che c’entra il destino. Il mio destino non tradisce. Ridicolo che dopo quel viaggio, dopo aver visto in faccia il nulla, io mi voltassi per errore o per capriccio.

Bacca: Qui si dice che fu per amore.

Orfeo: Non si ama chi è morto.

Bacca: Eppure hai pianto per monti e colline – l’hai cercata e chiamata – sei disceso nell’Ade. Questo cos’era?

Orfeo: Tu dici che sei come un uomo. Sappi dunque che un uomo non sa che farsi della morte. L’Euridice che ho pianto era una stagione della vita. Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore. Cercavo un passato che Euridice non sa. L’ho capito tra i morti mentre cantavo il mio canto. Ho visto le ombre irrigidirsi e guardar vuoto, i lamenti cessare, Persefòne nascondersi il volto, lo stesso tenebroso-impassibile, Ade, protendersi come un mortale e ascoltare. Ho capito che i morti non sono più nulla.

Bacca: Il dolore ti ha stravolto, Orfeo. Chi non rivorrebbe il passato? Euridice era quasi rinata.

Orfeo: Per poi morire un’altra volta, Bacca. Per portarsi nel sangue l’orrore dell’Ade e tremare con me giorno e notte. Tu non sai cos’è il nulla.

Bacca: E così tu che cantando avevi riavuto il passato, l’hai respinto e distrutto. No, non ci posso credere.

Orfeo: Capiscimi, Bacca. Fu un vero passato soltanto nel canto. L’Ade vide se stesso soltanto ascoltandomi. Già salendo il sentiero quel passato svaniva, si faceva ricordo, sapeva di morte. Quando mi giunse il primo barlume di cielo, trasalii come un ragazzo, felice e incredulo, trasalii per me solo, per il mondo dei vivi. La stagione che avevo cercato era là in quel barlume. Non m’importò nulla di lei che mi seguiva. Il mio passato fu il chiarore, fu il canto e il mattino. E mi voltai.

Cesare Pavese – Dialoghi con Leucò

Sitografia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Orfeo

http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/orfeo_euridice/

http://web.tiscali.it/mitologia/Orfeo_&_Euridice.htm

http://books.google.it/books?id=eIDJllBTQ9QC&pg=PA553&lpg=PA553&dq=mito+di+orfeo+in+letteratura+e+arte+orfeo&source=bl&ots=75uay75aQs&sig=9RMn_F6rJuCGEXEeor7O-O3lMlU&hl=it&ei=7XnyTIHBJY6aOr_Q1J4K&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=8&ved=0CEcQ6AEwBw#v=onepage&q=mito%20di%20orfeo%20in%20letteratura%20e%20arte%20orfeo&f=false

http://vitanonlongaest.blogspot.com/2008/04/linconsolabile-orfeo-di-pavese.html

 

 

 




QUALE VERITA’

novembre 28, 2010

 


La verità è per gli dèi: dal punto di vista umano,

la verità è un ideale a cui possiamo accostarci,

ma che non possiamo sperare di raggiungere.

Bertrand Russell

 

LA MADRE –  Arrivo trafelata. Vorrei nascondermi e invece sono qui, in lacrime, tremo e non riesco a controllarmi, per raccontarle l’ennesimo gesto di follia dell’uomo che un tempo ho amato. Mi picchiava selvaggiamente, mi violentava, non potevo gridare per timore di svegliare i bambini…

 

IL PADRE – …i bambini: dovevo salvarli. Ho fatto tutto per loro. Lei è folle. Non è facile accorgersene. Ha una doppia personalità. Per questo riesce a ingannare tutti. Come potevo lasciarle vedere ancora i miei figli? Lei e i suoi santini! Ne tappezzava la casa, in preda alle furie mistiche e con la stessa facilità li strappava e se ne liberava. I bambini non potevano neanche rivolgerle la parola quando era in quello stato; era capace di picchiarli a sangue, di morderli, dovevo sempre intervenire per strapparglieli dalle mani, li strattonava fino a farli urlare…

 

LA ZIA – …urlare, urlare. Ricordo solo le urla. Ogni volta che andavo a trovarli mi accoglievano le loro piccole voci. O un silenzio innaturale. Ci vorrebbero giorni per fare il resoconto degli orrori a cui ha sottoposto i bambini per anni. Dovevamo salvarli. Solo ora mangiano e ridono, stanno riacquistando la loro serenità.

Li lasciava fuori in terrazza, nudi. Li chiudeva a chiave in uno stanzino e li lasciava gridare fino allo sfinimento. Non preparava loro da mangiare, pensava solo a se stessa, non era in grado di occuparsi di loro…

 

IL MARESCIALLO – …occuparsi di loro? Le sembrava in grado? Non dovrei dire quello che penso, non dovrei avere un’opinione personale, ma credo che l’unica persona da sottoporre a perizia psichiatrica sia lui, non lei. Comunque, devo farle lo stesso queste domande:

-Lei ha mai notato qualcosa di strano? I bambini sono mai arrivati a scuola con vestiti femminili? Si sono mai travestiti in classe? Truccati? Hanno mai mostrato atteggiamenti ambigui? So che le sembra strano, ma la prego di rispondere sinceramente: le sembrava una madre affettuosa quando accompagnava a scuola i figli? È mai venuto a prenderli il marito?

 

LA PSICOLOGA – Il marito afferma che la signora avrebbe voluto una femmina e, non tollerando la nascita di un altro maschio, ha tentato in tutti i modi di realizzare il proprio desiderio forzando i bambini a cose non consone alla loro età e al loro sesso. Ha provocato in loro gravi turbe, ha interferito nello sviluppo della loro personalità, ha deviato il consolidamento dell’identità sessuale.

I bambini appaiono scossi; solo sentir pronunciare il nome della madre li precipita nel panico. I loro disegni esprimono chiaramente tale fragilità. Hanno crisi incontrollabili di pianto…

 

LA VICINA – …pianto. Sì, la notte sentivo il suo pianto. Prima le urla. Poi lui sbatteva la porta e tornava solo al mattino.

La vedevo in piena estate con le magliette a maniche lunghe. Le chiedevo il perché di quell’abbigliamento e mi rispondeva di avere freddo. Ho sospettato subito che all’origine di questa stranezza ci fossero le percosse del marito e non il  freddo.

Ho tentato di parlarle più di una volta, di convincerla a uscirne fuori.

Non esiste un motivo valido per picchiare una donna: tua moglie può tradirti, può essere una prostituta, un’assassina persino, ma niente ti autorizza a toccarla. Non posso giustificare in alcun modo un uomo che fa pesare la sua forza fisica, che la usa per dominare un essere umano, per tenerlo in proprio potere. Lei mi fa pena, vedo che non reagisce…

 

LA MAESTRA – …non reagisce. Solo lacrime. Trema. E’ davanti a me, disarmata. A fatica riesce a parlare. Mi chiede dei bambini. Forse avrebbe voluto vederli, magari per un attimo. Se io fossi in lei? Forse avrei già commesso qualche sciocchezza. Se mi impedissero di vedere i miei figli, io credo che arriverei ad uccidere! Eppure lei è sempre rimasta calma, fino a oggi, e l’ho ammirata per questo.

 

Dal quotidiano L’Isola:

“Si uccide perché  le negano la custodia dei figli. La donna è stata ritrovata ai piedi della scogliera di Montereale. Si pensa a un gesto dettato dalla disperazione. Nessun biglietto”

La lettera fu ritrovata parecchio tempo dopo dall’insegnante, a scuola, ben nascosta nel cassetto dell’armadio. Conteneva un addio accorato ai bimbi da parte di una madre senza più speranza.

 

Potrei dire che ogni analogia con fatti reali è del tutto involontaria.

Questa purtroppo è una storia vera, di ordinaria violenza e follia.

Miriana (la chiamerò così) non si è suicidata, non l’avrebbe mai fatto per non abbandonare i suoi figli: la sua esistenza si è spenta sul selciato, in un vicolo, in una pozza di sangue. E’ stata uccisa, è morta per eccesso d’amore.

Ho scritto queste scarne parole poco prima che accadesse l’evento finale, perché ammiravo la sua forza, il coraggio e la tenacia, ammiravo la sua dignità nel dolore che le scarnificava il cuore. Mi chiedevo se al suo posto avrei reagito come lei, fiduciosa nella giustizia che guardava con i suoi occhi grandi, uguali a quelli del figlio.

Ora mi pare di essere stata una triste Cassandra.

Addio Miriana, e che nessun’altra donna al mondo debba mai vivere ciò che tu hai vissuto.

 

 


Premio Letterario “Donna semplicemente Donna”

novembre 28, 2010

 

 

http://www.venticinquenovembre.it/donnasemplicementedonna.htm

http://quimineo.netsons.org/?p=5149

 

PREMIO LETTERARIO  “Donna semplicemente Donna”

Gli esiti della premiazione:

Sezione Inedito

1a classificata Gabriella Rossitto “Quale verità”

2a classificata Nicoletta Calvello “Annientarsi”

3a classificata Rosalia Lo Cascio “Bambole”

PREMIO DELLA GIURIA

Angelica Dell’Omo “La storia più bella”

Anna Lisa Maugeri “Iris in bianco e nero”

Antonella Scaramuzza “Magico specchio”

Cassandra Venturini “Vent’anni dopo”

Cristina Lanaro “In attesa di giudizio”

Dora Millaci “Il dolore nascosto”

Francesca Levo Calvi “Una ragazza allegra”

Gerolama Maesano”Ritratto di donna”

Giovanna Li Volti Guzzardi “Il giorno della donna”

Grazia C. Schillirò “Cortese Signore”

Giusi Cattafi “Vita”

Maria Falchi “Indifesa”

Marta Limoli “A volte è per sempre”

Micaela Balice “Giace nella Terra – nuda –”

Niva Ragazzi “Cosa posso fare?”

Renata Di Sano “Sete”

Renata Rusca Zargar “Non sarà un vero ritorno a Muqdisho”

Milly Nale “La rosa sfiorita”

Nadia Galli “Lei”

Nadia Marra “Bianco Natale

“Rossana Sciascia “Ottobre”

Sabrina Balbinetti “Er branco”

Sara Aguiari “L’Angelo nero”

Sara Bassi “Fior di donna”

Silvana Calanna “Donne d’Afghanistan”

Simona Corbo “Le terre popolate dai gridi di nidi e sussurri di venti”

Violeta “Silenzio”

Sezione Edito

1a classificata Amilca Ismael “La casa dei ricordi”

2a classificata Mariella  Mulas “Al rumore di risacca l’onda della vita”

3a classificata Sara Aguiari “Un marchio nell’anima”

PREMIO DELLA GIURIA

Ada Fichera “Al di là del silenzio”

Alda Visconti Tosco “L’ospite molesto”

Antonella Senese “Un attimo Eterno da rivivere all’infinito”

Antonia Belvedere “L’aquilone”

Beatrice Gradassa “Lievi umane imperfezioni”

Bojana Bratic Ivic “Voci di donne della ex Jugoslavia”

Chiara Del Soldato “Non sempre la stessa storia”

Chiara Rossi “Il genio delle donne”

Carmela Tuccari “Fiorite da ceneri di lava”

Maria Teresa Amore “Voci dal silenzio”

Rosanna Sciacca “Le cascine di Adele”

Silvia M. Damiani “Le voci di Nike”

Paola Pellegrini “Rime vaganti”

Katia Brentani “Couscous & Tortellini”

Michela Zanarella “Vita – Infinito – Paradisi”

Micaela Balice “Cenerentiola balla sola”

Bruna Mainardi  “I toni del grigio”

Mariella Sudano “Azzurro Gusto”

Gabriella Rossitto “Segrete stanze”

Angela Agnello “La bimba invisibile”

Dominga Carrubba “Cimeli di Organza”

Dubravka Silvia Cikron Corbellini  “7 prove per Clarence”

I libri pervenuti al Premio andranno a formare una “biblioteca di autrici contemporanee” che sarà realizzata presso la sede dell’AICS comtato provinciale di Catania che a breve sarà inaugurata.

Il racconto Quale verità è dedicato a una persona che non c’è più. Una DONNA che ha amato più di se stessa i propri figli e che per questo è stata uccisa. Una donna che ha sempre mantenuto ragionevolezza, decoro, lucidità e fiducia nella giustizia  anche in mezzo all’inferno.

Una donna i cui occhi ricorderò per sempre.


25 novembre

novembre 28, 2010

 


Il logo della giornata è di Mariella Sudano

Per il resoconto completo della giornata:

http://www.venticinquenovembre.it/index.htm


25 novembre: Giornata Mondiale contro la violenza alle donne

novembre 23, 2010

 

CONTRO LA VIOLENZA

SEMPRE

GLI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA

CATANIA – RIPOSTO – VIAGRANDE

Catania Giovedì 25 novembre 2010

Ore 9.30 Sala Dusmet Ospedale Garibaldi

Piazza Santa Maria di Gesù, 5, Catania

– Saluti del
Direttore Generale Azienda Ospedaliera Garibaldi
Franco Mangiafico, Presidente del CRAL Garibaldi
Vera Ambra, Presidente Associazione Akkuaria

Proiezione del video I Want To Live scritto e diretto da Sara Aguiari

Interventi di:

D.ssa Flavia Panzano, Sostituto Procuratore della Repubblica di Catania
La legge 38/2009

D.ssa Pagano
L’esperienza del P.S. Generale dell’ARNAS

In ricordo di Cettina Barbagallo
Mostra di Pittura proposta dai dipendenti dell’Azienda Ospedaliera Garibaldi

Riposto (Catania) Giovedì 25 novembre 2010

Ore 15.30 Municipio Sala del Vascello

Saluti delle Autorità Comunali

Carmela Raciti, Presidente FIDAPA Giarre-Riposto

Irene Castellini, scrittrice-pianista

Orazio Fresta, Presidente Aics Catania

Daniele Trombetta, Presidente ConfCommerio di Riposto

Perchè? Pagine di dubbi e di… tante speranze
Intervento di Irene Castellini, pianista-scrittrice

Riposto (Catania) Ore 18.00 ex Ostello della Gioventù

– Riflessioni e dibattiti a cura delle Associazioni:

Akkuaria – Artists & Creatives – Centro Biodanza Sicilia – Ethos Viagrande –

51 Pegasi – Lighee – Movimento per il Sud – U.D.U.  – Coordinamento Femminile CGL

La centralità della donna nella società meridionale come modello da promuovere di Antonino Calì, Presidente Movimento del Sud

L’oblio italiano del 25 novembre: media, istituzioni e società civile
di Roman Henry Clarke, Giornalista, fotografo, autore e regista teatrale

L’idea di “sesso debole”
di Basilio Elio Antoci

Un fiore tra i rovi
di Anna Maria Ciccia, Psicoterapeuta, fondatrice Centro Biodanza Sicilia

Voci di Donne della ex Jugoslavia
incontro con Bojana Bratić Ivić, traduttrice

Frammenti al femminile
incontro con la scrittrice Karina Andrea Olivera

Siamo tutti uno
di Antonella Russo, Responsabile per la Sicilia di Humanity’s Team

Cerimonia di Premiazione del concorso Letterario “Donna semplicemente donna

Venerdì 26 novembre 2010 Viagrande

Ore 18 Centro sociale di Viagrande

Interventi di:

Valeria Finocchiaro

d.ssa Federica Guaglairdo, Psicologa

prof. Salvatore Riolo, docente universitario di Dialettologia

PARTECIPANO: Antonio Omero, Poeta; Anna Maria Ciccia, Psicoterapeuta; Antonino Calì, Giurista; Bojana Bratic, Giornalista; Bonny Cultrera Lotà, Scrittrice; Beatrice Gradassa, Poeta; Carlo Barbera, Cantastorie; Dario De Luca, Avvocato; Gabriella Rossitto, Poeta; Gabriele Denaro,Compositore; Irene Castellini, Pianista Scrittrice; Karina A. Olivera, Scrittrice; Letizia Contadino,Cantante; Mariella Sudano, Poeta; Marta Lìmoli, Attrice; Roman Henry Clarke, Giornalista; Sara Aguiari, Scrittrice e Regista; Vera Ambra, Scrittrice

Fiocchi bianchi in sala Dusmet per il 25 novembre metti anche tu il fiocco bianco sul tuo petto, e sul tuo cuore mettilo per sempre, ogni giorno dell’anno”

 

 

 

http://www.akkuaria.com/25novembre/index.htm

 

Patria Mercedes (27 febbraio 1924 – 25 novembre 1960), Minerva Argentina (12 marzo 1926 – 25 novembre 1960) e Antonia María Teresa Mirabal (14 ottobre 1936 – 25 novembre 1960) sono state tre sorelle dominicane che si opposero alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo.

Mirabal.jpg

Le sorelle crebbero in Ojo de Agua a Salcedo, Repubblica Dominicana. Quando Trujillo (con l’appoggio degli Stati Uniti d’America) salì al potere, la loro famiglia (come molte altre nel paese) perse quasi totalmente i propri beni, prima nazionalizzati, poi incamerati direttamente dal dittatore nei suoi beni privati. Le sorelle animarono un movimento democratico chiamato 14 di Giugno, e lì conquistarono il soprannome di Farfalle. Furono incarcerate in varie occasioni, ma non abbandonarono mai la lotta contro la dittatura. Il 25 novembre del 1960 Trujillo inviò degli uomini ad intercettare la macchina su cui viaggiavano dopo aver visitato i mariti in prigione, le sorelle, totalmente disarmate, furono portate in una piantagione di canna da zucchero, bastonate e strangolate, quindi la loro auto venne fatta cadere in un burrone perché sembrasse un incidente.

Trujillo credette di aver eliminato un problema, ma la morte delle sorelle Mirabal causò grandi ripercussioni nell’opinione pubblica dominicana (nonostante la censura), molte coscienze si scossero e il movimento culminò con l’assassino di Trujillo nel 1961.

Nel 1995 la scrittrice dominicana Julia Álvarez ha pubblicato il libro Il tempo delle farfalle, da cui è stato tratto nel 2001 il film In the Time of the Butterflies conSalma Hayek nel ruolo di Minerva.

Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 54/134 con cui scelse la data del 25 novembre per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in omaggio alle sorelle Mirabal.

Jaime David Fernandez Mirabal, un figlio della quarta sorella Mirabal, Bélgica Adela “Dedé” Mirabal-Reyes (inizialmente non coinvolta nel movimento contro Trujillo), è membro attivo del Partito della Liberazione Dominicana (PLD) e ha ricoperto la carica di vice-presidente della Repubblica dal 2000 al 2004 durante il primo periodo della presidenza di Leonel Fernandez.

fonte Wikipedia