L’Orfeo capovolto

 

Colpita da una sorta di… consonanza, ospito qui un Orfeo capovolto, quello di Cristina Bove.

 

ORFEO

Non si può percepire la metà del tempo e nemmeno la metà del buio.

Entrambi sono interi e si sperimentano solo inoltrandosi in essi, facendosene avvolgere.

Chiamavo i minuti prigionieri e ultimi, solo così potevo immergermi tra i cerchi di fuliggine e le stelle.

Non lo sapevano i dèmoni né gli angeli, potevano sospettarlo le mènadi, ma non avrebbero parlato, mai.

I luoghi oscuri sono quelli dove le parole sono scritte sul nero e si leggono a stento, e si racconta di umori e umori in simmetrie carnevalesche.

La realtà, il vivere reale, è gesto e abbraccio, occhi nel giorno.

Non un solo momento ero distante, il mio pensiero ritornava a te, anche se non mi era chiara la motivazione.

Fu il rispetto a fermarmi. Io che non ho rispetto di me stesso. Che altrove nuoto, mitridizzato in lunghe notti liquide, toccato amaramente alle consegne e cambi di staffetta. In contorsioni che tu non puoi nemmeno immaginare. Bisogna che riascolti i miei silenzi, le mie muraglie assorte, la mia cetra.

Lo farai.

Ma non avrai il sospetto della verità nuda, tu non sapresti reggerla, ed è per questo che mi sono fermato.Tra quelli che invano cercheresti di capire, nei transiti in corridoi ipogei: normalità acquisite, per me. Per te l’inconcepibile.

Ti ho respinta con l’inganno di chi non può che andare, essendo questo l’unico gesto somigliante all’amore.

Non potrai seguirmi nei luoghi dove l’anima si arrende e chiama stelle i bulbi delle calle.

E non mi volterò.

Ti condurrò lontano da questo mondo di traffici e menzogne che ci convoglia sempre più veloce nei depositi foschi della mente. Mi dimenticherai per altre mille eternità, in terre parallele e capovolte, in dimensioni sconosciute.

Non sarai tu a morire, mia Euridice, ma io, che non mi sono più voltato, che ho preferito farti strada e, senza guardarti, sono fuggito all’apparire delle prime luci, affidandoti all’alba.

Io non proseguo, resterò nell’ombra.

E tu mi perdi qui, sola nel sole.

Chissà, forse tra tempi incalcolabili, sarai tu che mi verrai a cercare.

 

 

 

“Il mio Orfeo resta nell’erebo, perché riconosce di non essere ancora degno della luce.
Non si è girato come nel mito, ma ha scortato la sua Euridice affinché fosse libera. Ha scelto di restare lui, nell’ombra.”

CRISTINA BOVE

 

 

Jean-Baptiste-Camille Corot

 

 

E infine anche il mio Orfeo capovolto, frammisto a Lot, che diventa una statua di sale per essersi, al contrario, voltata indietro.

 

ORFEO

 

Non sei Orfeo

non ti volti a guardare

non cerchi

la perduta Euridice

non hai cellule vive

nel cuore

già di sale

e non si torna

dai sentieri dell’Ade.

 

Una risposta a L’Orfeo capovolto

  1. cristina bove scrive:

    Sì, in effetti è comunque l’Orfeo rinunciatario.
    Che preferisca le tentazioni del buio, anche se per amore accompagna e affida alla luce l’amata, o che si immobilizzi in pietra di sale, in entrambi i casi perde Euridice.

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