Inusuali paesaggi

febbraio 28, 2011

 

 


La poesia di Pippo Ximenes

febbraio 27, 2011

 

 

Se volessi cercare una definizione -con le gabbie che sappiamo possono edificare le definizioni- per la poesia di Pippo Ximenes, oserei parlare di “poesia dell’assenza”, delle cose irraggiungibili o perdute, dei ricordi più intensi sul far della sera. Poesie di cose che finiscono, di persone che vanno (per citare me stessa) e dove tutto è assenza, come dichiara il poeta stesso (Un cono d’ombra, da Il respiro del silenzio, p. 66).

La Poesia di Pippo è caratterizzata essenzialmente dalla musicalità, per me alla base di ogni percorso di ricerca. La musica di cui parlo è in prevalenza quella dell’endecasillabo, a volte del settenario e del novenario, è quindi la più fluida e classica. E si potrebbe pensare allora a una pesantezza del verso che lo infeltrisce e lo rende greve, a gabbie metriche che piegano il significato e lo snaturano.

Questo però non accade. Le poesie di Ximenes sono brevi e intense, ricche di immagini, scorrono una dietro l’altra come armonia d’acqua, dolce e liquida.

Ci sono parole che insistite ritornano, quasi il poeta abbia necessità di declinarle in ogni sfaccettatura: sera, vento brezza, mare, funzionali alla costruzione di paesaggi della memoria, oasi struggenti del ricordo.

Troviamo spesso la contrapposizione luce/ombra e, nell’ultima silloge, Nel cuore di una rosa, un altro binomio interessante, cuore/parola (per il primo sostantivo 15 e per il secondo 18 occorrenze circa), perché il poeta indaga sulla parola senza perdere mai di vista il sentimento che la nutre e la evoca.  Da sottolineare anche la presenza di rime, di enjambement, di sinestesie e di metafore ardite, in una scrittura matura e meditata.

Le tematiche che percorrono trasversalmente i tre volumi finora editi costituiscono un unico filo teso a dipanare inquietudine e domande sull’esistenza: l’amore, gli affetti familiari, la solitudine, la memoria, la vita e la morte, e poi la vita di paese, il tempo, la riflessione sulla parola.

Il volto del presente, la prima silloge pubblicata da Giuseppe Ximenes, presenta temi eterogenei: la partenza di un soldato che saluta l’amata (Soldato, p.8), la quiete sonnolenta del paese, sfiorata appena da un alito di brezza (Un sonno quieto, p. 9), mentre si sopravvive a se stessi e i ricordi vanno ammuffendo come molliche  (Molliche, p. 11).

Il poeta è colui che sa rintracciare nelle cose il dolore, ma fa poi di seta i propri versi, perché distilla con sapienza la sofferenza del mondo e ne fa musica (Conosce un solo modo chi è poeta, p. 23).

E poi la morte senza preavviso (Schianto, p.25) e l’attesa di essa (Fuori dalla vita, p. 42), come avviene nell’ultima fase della vita, in cui un vecchio guarda il mare, sapendo che non vi è null’altro da attendere (Un vecchio, p.30).

Le parole non dette ( Invito, p.26; Nubi, p.31)  diventano più grevi e invadenti di quelle espresse:

Lasciammo cadere il discorso

ma a lungo rimase nell’aria

quell’ultima parola che ancora

reclama di essere detta.

(L’ultima parola, p.28)

E, disincantato e consapevole,  lo sguardo sul degrado, in una fame d’amore che niente può saziare, perché niente in fondo può colmare il vuoto (Ritorno qui a vagare nel degrado, p. 48; Corriera, p. 49; Sesso a ore, lassù le vecchie scale, p.50).

In assoluto il tema dominante, il più denso di significati, è quello della madre:

Vado incontro a una sorte

foriera di rovine,

fra dense ombre contorte

già intravedo il confine:

di là c’è la tua morte

e di qua la mia fine.

(A mia madre, p. 45)

Tema che torna anche ne Alla madre inferma, p.37; Il volto del presente, p. 51; e forse anche in Dormiveglia, p. 54 e  ne L’odore dei tuoi anni, p. 60.

Ne Il respiro del silenzio, la seconda prova del nostro poeta, preponderante è ancora la presenza della madre, manca il suo abbraccio, che saprebbe contenere e comprendere il dolore, fino a trasformarlo:

Non sarebbero nulla queste lacrime

se ancora, madre mia, ti avessi accanto,

come un tempo stringendomi al tuo petto

non staresti a cercare le parole:

ti basterebbe l’ombra di un sorriso

per farle diventare foglie secche.

(Come un tempo, p.14)

La casa ne respira l’assenza, nelle stanze aleggia uno sguardo, e più intensa e dolorosa si avverte la sua mancanza nel silenzio della sera:

mi aggiro per le stanze e su ogni cosa

sembra si avverta l’ombra del tuo sguardo

(da Nell’aria, p.17)

A questa fa da corollario Nel buio, p.18, in cui la notte di grida inudite accentua lo struggimento, ricorrente in Scorrendo lentamente, p.19, e in Quelle parole, p.21, in cui il silenzio è lutto esso stesso.

Altro tema è quello del tempo che scorre inesorabile, che è disincanto, terra di mezzo ostile e brulla, protesa verso un niente sostenuto dalle illusioni (Il tempo che mi resta, p.29).

La vita stessa può essere avvertita come un susseguirsi di giorni vuoti e uguali, dei quali estenua la lentezza, come se si fosse per sempre in attesa della vita vera:

Spesso è soltanto un lento susseguirsi

di giorni vuoti e uguali, esso ci estenua

e a tratti sembra quasi sopraffarci;

ogni volta subiamo il suo trascorrere

nell’attesa legittima di vivere.

(Attesa di vivere, p.26)

o raffigurata come un fiume in piena, in cui la corrente trascina via (Corrente, p.50).

A rendere intensa la tristezza intervengono  le voci care che tornano dall’oblio, da remote lontananze, ma sono uguali al ricordo del mare dentro una conchiglia:

Accade che dal più profondo oblio

riemergano talvolta voci un tempo

pur care, le odi appena e le confondi.

È come quando ascolti una conchiglia:

senti remoti gli echi di onde morte.

(Voci, p.35)

Solitudine e silenzio si fanno presenze ingombranti che la notte rende più vivide, concreti compagni cui ci si è assuefatti  (Stand-by, p.37).

Sempre presente poi la Musa ispiratrice, colei/coloro in grado di accendere versi, di trasformare pensieri vaghi in parole, l’amore in senso alto, la dea-poesia che si china a sfiorare il volto e innesca il processo creativo (Alla mia Musa, p. 49).

Così le parole sono dentro gli occhi dell’amata, e solo un suo sguardo può riaccendere la poesia  (Nei tuoi occhi, p.55),  oppure si trovano nel sorriso di lei, la sola capace di destare dal sonno le parole per trasformarle in canto  (A un tuo sorriso, da Nel cuore di una rosa, p. 35) e sono parole, quelle poetiche, da lasciare in dono, in pegno per colmare l’assenza, che dimoreranno sulle labbra dell’amata come baci (Arrivederci, p. 57) anche dopo, quando le parole sostengono il ricordo perché gli occhi dei poeti è nel cuore che hanno le radici (Quando verrai, p.63).

Nel cuore di una rosa ci regala altre belle immagini sulla madre, attraverso gli oggetti che ne restituiscono la parvenza:

Sfioro gli oggetti, vago per la stanza,

qui l’ombra di mia madre ancora avanza

curva e lenta; si accosta alla finestra.

Fuori la vita odora di ginestra.

(da La camera dei sogni, p. 26)

e la sua assenza fa dei giorni foglie secche annerite  (Senza te, p.60).

Si evocano anche qui le Muse, che visitano il poeta in sogno per donargli la poesia  (Mi visitano in sogno, p.9)  e sono ancor più presenti le stagioni, ma del cuore più che della natura.

C’è una brezza, dunque, un vento, ed è vento di mare, che percorre tutta la produzione di Ximenes. È il vento insinuante dei ricordi, uno struggimento dolente, amaro a tratti.

La vera poesia è quella che lascia dentro ognuno di noi qualcosa di indefinito ma di profondo, perché mai  la poesia può essere spiegata a fondo, e le emozioni non hanno alcun bisogno di essere tradotte.

Alla prossima prova, la aspettiamo con ansia.

 

 

IL VOLTO DEL PRESENTE 2006

IL RESPIRO DEL SILENZIO 2007

NEL CUORE DI UNA ROSA 2009

EDIZIONI BOEMI


Vann’antò e i suoi

febbraio 26, 2011

 

 

Vann’Antò e i suoi…..
Reading di poesia – Libero recital dei presenti
in memoria del 50° anniversario della morte di Vann’Antò
a cura di Pippo Di Noto
Libreria Saltatempo

G.B.Odierna n.182

Ragusa, Italy

La libreria Saltatempo ospita un gruppo di poeti e appassionati di poesia per celebrare la figura di Vann’antò nel cinquantenario della morte.

Apre Ciccio Licitra, che declama alcune poesie, tra cui un inno alla libertà di Caterina Cellotti  e una poesia di Buttitta dedicata alla donna.

La preside Simonelli rievoca la conferenza dello scorso novembre tenuta da Roberto Vecchioni a Ragusa.

Laura Contino legge due sue poesie, una in dialetto e una in lingua e Ciccio Schembari alcune sue produzioni in lingua italiana.

Gabriella Rossitto sceglie alcune brevi poesie dialettali tratte da “Russània”.

Il poeta-contadino (come lui stesso ama definirsi) Peppino Burgio declama alcune sue composizioni dialettali, mentre Pippo di Noto propone “Mura a siccu” di Turi Vicari e una poesia di Mimmo Cultrera.

Giovanna Vindigni legge una lirica sui migranti “Armi addannati”, e poi “U suli” e “Du macci i carrua”.

Giovanni Marletta di Chiaramonte recita due sue poesie, una sui giovani d’oggi e una dedicata all’otto marzo.

Conclude Pippo di Noto con una lirica di Vann’Antò e alcune sue poesie tra cui Prologo e Matri.

Ancora una volta grazie all’ospitalità della Saltatempo.

I prossimi appuntamenti sono previsti per il 1° aprile e per il 6 maggio.

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Giovanni Antonio Di Giacomo, noto con lo pseudonimo di Vann’Antò, nacque a Ragusa nel 1891 e morì a Messina nel 1960.

Professore di Letteratura delle tradizioni popolari all’Università di Messina e autore di testi in siciliano, è stato con Ignazio Buttitta il massimo esponente della poesia siciliana del Novecento.

Nel 1915 fondò, assieme a Guglielmo JannelliLuciano Nicastro, il periodico messinese «La Balza futurista», che si rifaceva al movimento futurista di Marinetti. La rivista ebbe vita breve: ne usciranno infatti solo tre numeri.

È diventato un’autorità non solo per le sue opere originali, ma anche per le traduzioni di alcuni autori, soprattutto dei decadentisti francesi. A questo proposito, nel 1955, Vann’Antò e Pier Paolo Pasolini furono protagonisti di un’interessante confronto sulla natura della poesia dell’autore ragusano. Pasolini sosteneva che le sue composizioni fossero ispirate al decadentismo di Stéphane MallarméPaul Éluard. Vann’Antò non era d’accordo e in sua difesa chiamò come esperto Leonardo Sciascia, che così commentò in una lettera privata:

« Quel che c’è di astratto e sublime nella sua poesia, nasce da una penetrazione in certi strati dell’anima e della cultura popolare siciliana, dove l’astratto e il sublime naturalmente germina

Tra le sue raccolte di poesie si ricordano:

  • Il fante alto da terra (1923)
  • Voluntas tua (1926)
  • Madonna nera (1955)
  • Fichidindia (1956)
  • U vascidduzzu (1956)
  • A pici (1958).

Scrisse inoltre alcuni saggi sulla Letteratura delle tradizioni popolari, tra cui: Il dialetto del mio paese (1945), Indovinelli popolari siciliani (1954), Gioco e fantasia (1956). Infine, curò l’edizione de La Baronessa di Carini (1958, da una storia del Cinquecento).

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Vann’Ant%C3%B2

Per due sue poesie vedi:

http://cantosirene.blogspot.com/2009/06/poesia-e-dialetto-vann.html

Sulla figura di Vann’antò vedi ancheil saggio di Giorgio Flaccavento:

http://www.comune.ragusa.gov.it/notizie/archivi/rgsottosopra.html?i=19126&docs=12&y=2010

 


Viaggio tra le vie dell’arte a Roma

febbraio 26, 2011

 


L’amore nero

febbraio 20, 2011

 

 

Visto che tu non esisti
Che non ci senti se parlo io
Io che per te ho dato i numeri
La cosa qui si fa semplice
Il fatto è che ti va liscia
Colpisci e scappi, mi sgusci via
Ti inseguo fino al tuo fiatone
Divento un sorso, un tuo boccone
Hai corso e mi respiri a morsi
Tu scherza, poi vedrai.
Ti colpirà l’amore nero
Non mangerai, rotolerai
Abbraccerai cuscini e piangerai
Tutto sarà terribile.
Ti colpirà, tu scherza amore
Il fatto è che peggiorerai
Niente potrà distrarti e impazzirai
Tutto sarà da ridere.
Visto che tu non ci senti
L’amore amaro finisce qui,
Finisco qui di dare i numeri
Non parlo più, non fantastico
Non dico che su ruote d’oro
Motore e il resto ti piacerà,
Contenti che son ghiaccio puro
E con l’idea con chi sta ora
S’inventa trucchi clamorosi
Ti tocca e tocca te.
Ti colpirà l’amore nero
Non mangerai, rotolerai
Abbraccerai cuscini e piangerai
Tutto sarà terribile.
Ti colpirà, tu scherza amore
Il fatto è che peggiorerai
Niente potrò distrarti e impazzirai
Tutto sarà da ridere.

 

 

Sbiadiva il tempo
l’immagine di noi
e di quel bacio che era un agguato
che cosa è stato se poi era vero
o è stato solamente un viaggio col pensiero

Scappava il tempo
il tempo tra di noi
via come il lampo di una polaroid
che cosa è stato ti ho avuta solo in sogno
o forse è stato solamente un grande imbroglio

Amore nero ho perso il sonno
e un milione di parole
le belle sere e cento primavere
ho perso tutto anche il vizio di fumare
fuori dal balcone

Amore nero ho perso il sonno
e un milione di parole
le belle sere e cento primavere
ho fatto tutto ma non riesco più a scordare
questo grande amore

Le sere insieme
le storie tra di noi
a casa tua non si poteva c’erano i tuoi
e allora in fondo a quella strada senza luci
a ogni rumore mi stringevi e poi ridevi

Passava il tempo
sparivano gli eroi
la vita si faceva dura
anche per noi
ora mi chiedo se è stato solo un sogno
se ti sei persa e di me senti il bisogno

Amore nero ho perso il sonno
e un milione di parole
le belle sere e cento primavere
ho perso tutto anche il vizio di fumare
fuori dal balcone

Amore nero ho perso il sonno
e un milione di parole
le belle sere e cento primavere
ho fatto tutto ma non riesco più a scordare
questo grande amore

Lascio tutti i miei pensieri
Voglio che sia oggi quello che era ieri
Ancora per un attimo…

Amore nero ho perso il sonno
e un milione di parole
le belle sere e cento primavere
ho perso tutto e non riesco più a pensare
neanche ad un altro amore

Amore nero ho perso il sonno
e un milione di parole
le belle sere e cento primavere
ho fatto tutto ma non riesco più a scordare
questo grande amore

 

Già conosco i passi di una strada
che qualunque cosa accada
so a memoria dove andrà,
già conosco i sassi del cammino
e il dolcissimo declino
da cui sola tornerò,
ma intanto penso che sto andando
verso ciò che sto negando
evitando, ritardando
osservandomi con te
in un album di fotografie,
inguaribili manie
per salvare non so che.
Altro tempo inutile, sprecato
per aver dimenticato
di sapere già com’è,
nuovi giorni tristi,
notti chiare,
le parole dolci, amare
di una lettera per te,
che dice: Amore, che peccato,
il mio cuore è già segnato
dai ricordi del passato
chi lo sa meglio di te
per cui lo maltratto per davvero
un ritratto bianco e nero
di una mia poesia per te.

Per cui lo maltratto per davvero
un ritratto bianco e nero
di una mia poesia per te.
Per cui lo maltratto per davvero
un ritratto bianco e nero
di una mia poesia per te

Altri testi su: http://www.angolotesti.it/M/testi_canzoni_mina_1491/testo_canzone_ritratto_in_bianco_e_nero_38945.html
Tutto su Mina: http://www.musictory.it/musica/Mina


Seguilo…

febbraio 19, 2011

Eclissi totale del cuore

febbraio 19, 2011