A Butera la Premiazione del “Fortunato Pasqualino”

Sabato 14 maggio si è svolta a Butera la serata conclusiva del Premio letterario Fortunato Pasqualino, a cura dell’associazione culturale Akkuaria.

Dopo i saluti istituzionali del  sindaco di Butera, Luigi Cassisi, del Presidente del Consiglio comunale, Carmelo Labbate, e di Giuseppina Carnazzo, che dirige il Settore Cultura del Comune di Butera, ha preso la parola il Presidente di Akkuaria, Vera Ambra, che ha introdotto gli ospiti dell’evento, tra cui la moglie di Fortunato Pasqualino, Barbara Olson.

Hanno ricordato la figura di Pasqualino la professoressa Caterina Fisicchia, che ha parlato diffusamente di alcune opere dello scrittore siciliano, e il giornalista Francesco Giordano.

L’attore Emanuele Puglia ha letto i racconti e le poesie premiate, i cantastorie Carlo Barbera e Natalia Silvestro hanno eseguito delle ballate dialettali.

 

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Per le altre foto.

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Pubblico di seguito l’articolo di Vera Ambra sulla manifestazione.

Il 14 maggio a Butera si è conclusa la terza edizione del Premio Internazionale di Poesia e Narrativa dedicata al filosofo buterese Fortunato Pasqualino.
Il bel tempo e un sole straordinariamente estivo hanno accolto i numerosissimi partecipanti che tra il venerdì e il sabato sono giunti da ogni parte d’Italia e dall’Estero. Qualche problema lo ha dato L’Etna che con la sua eruzione un po’ troppo intraprendente ha fatto cancellare parecchi voli e così parecchi, specie dalla Sardegna, hanno dovuto rinunziare con gran dispiacere alla partecipazione.

L’arrivo a Butera è stato coronato con un magnifico pranzo tipico “siciliano” gustato al ristorante Il Portico Dei Normanni.

La cerimonia del premio si è svolta presso i locali del Residence Le Viole. Ancora una sede nuova e questo per far conoscere i lati nascosti di una città che man mano diventa più familiare nella sua complessità. La prima edizione si è svolta presso l’aula consiliare, la seconda è stata protagonista dell’inaugurazione del nuovo cine-teatro comunale e la quarta edizione si svolgerà presso il castello di Falconara, cioè nella parte di Butera che tocca il mare.

Come sempre, ad aprire i lavori è stato Luigi Casisi, Sindaco del Comune di Butera che, nell’esprimere parole di gran entusiasmo, ha manifestato gli apprezzamenti per l’ottima riuscita dell’evento. Altrettanto entusiasmo è stato condiviso dal Presidente del Consiglio Comunale Carmelo Labbate e dalla Dirigente del Settore Cultura Giuseppina Carnazzo che tra l’altro ha portato i saluti dell’assessore alla Cultura Giovanna Donzelli, assente per gravi motivi familiari.

Nella scaletta degli interventi si sono succeduti la prof. Fisicchia Caterina e il giornalista Francesco Giordano.
L’evento è stato accompagnato dalla esibizione dei due cantastorie Carlo Barbera e Natalia Silvestro e dell’attore Emanuele Puglia che poi ha letto le opere finaliste. I tre artisti hanno offerto un piccolo assaggio delle loro interpretazioni canore e recitative.

Un sentito grazie è stato tributato alla signora Barbara Olson, moglie e preziosa compagna di vita di Fortunato che ha prontamente lasciato la capitale per presenziare anche quest’anno alla Cerimonia della consegna dei Premi.

La giornata del 14 maggio è stata anche dedicata alla “Principessa delle Zammarre” ovvero a Carmela Pasqualino, sorella di Fortunato, recentemente scomparsa. Nelle due precedenti edizioni è sempre stata in prima linea tra il pubblico a seguire gli eventi che hanno reso omaggio al fratello.
Altro fatto importante è che quest’anno si è dato il via ad una sezione speciale del premio dedicato ai ragazzi delle scuole di Butera. A tal proposito un grazie speciale alla Maestra Geltrude Donzella che ha messo al lavoro la propria classe. I lavori prodotti sono stati esposti durante la manifestazione.

Tra i componenti della Giuria erano presenti Angela Agnello, Mariella Sudano e Gabriella Rossitto, Vittorio Frau, Sergio De Angelis.

Questi i risultati del Premio

NARRATIVA

Prima classificata
Non voglio svegliarmi di Renata di Sano

Seconda classificata
La sola cosa di Marta Limoli
Manuela, senza la “E” di Maria Falchi

Terzi classificati ex equo
Le palizzate di Carlo Ragonese

La defenestrazione di Paolo Ziino

PREMIO DELLA GIURIA

Il vecchio di Anna Maria Scuderi
Il piccolo uomo di Antonella Cardella
Ferragosto di Cristina Lanaro
Aprile 1994 di Damiano Pepe
Quando il lavoro si ama davvero di Giovanna Li Volti Guzzardi  (Australia)
Ibn Battouta  di Laura Vargiu
Le parole mai detta  di Maria Collina
La quarta palma di Maria Grazia Patanè
La voce di Milly Nale
Le tortine di mirtilli di Peppino Ruggeri (Canada)
Caltanissetta, luglio 1943 di Sonia Lipani

POESIA

Prima classificata
Nota rotta di Giovanni Coppola

 

 

Nota rotta

Nella scenografia livida
di una notte d’inverno
osservo i piani morbidi della pace
coprire la corrugata pelle della terra
Tutto sembra immobile
nei giorni di Adamo
solo l’offerta della materia sottratta
all’ordine cosmico degli elementi
danza nell’orgia del mercato
Nulla è stabile
nelle dipendenze del dolore
la vita è apparizione di ombre
che scorrono sul dorso di visioni
che indicano il sobborgo dell’inutile ricerca
Nell’imperfetta litania del “diventare”
insorge la memoria con un coro di immagini
via Crucis
nella materia visionaria del matto
e
nella conca rovente delle colpe

Giovanni Coppola

La scenografia livida si pone come sfondo per una riflessione sul pianeta, la cui pelle corrugata ci rimanda alla perdita dell’ordine cosmico, a un equilibrio incrinato malamente dall’uomo, in cui dominano le logiche di mercato e il prevalere dell’avere sull’essere.

La vita è fatta di ombre, della ricerca vana di senso e di significato, eterno rovello di ogni poeta.

 

Seconda classificata ex equo
Campari d’intra nu suonnu di Salvatore Pasqualino

 

Campari d’intra nu suonnu

Campari a Butera è un cuntinuo sugnari,
come starisinni d’intra nu film.
Basta susiri lu sguardu a lu castellu, ca eccu! La magia…
E come ses’aprissi nu sipariu,
re, principi, cavalieri, giullari, tutti a fari festa!
Banchetti d’quanteri ghini di mangiari,
caponata, cchiappareddi, , mpanati, pasta co meli,
na beddha n’salata d’arance cu la canneddha, accompagnata cu dolci d’ogni specie.
Spinci co meli, cannoli ca ricotta, nucatuli e vinu mandarinu a vuluntà.
Vidiri chiddi sguardi chini d’allegria, fa riempiri u cori d’emozioni.
Pure i guai si vannu a m’purtusari.
Se invece guardammu versu li campagni, videmmu li assedii di li Normanni,
surdati vistuti di lamera, che cumpattunu finu all’ultimu respiru.
Arabi, Normanni e Saracini, tutti ca s’affruntunu pi stu paisi.
Basta camminari pi li strati, ca eccu! Nuovamenti, la magia…
Carretti chini di pagghia ca mi passunu di latu,
carusi che causi strazzati, 
carusi ca jocunu che rummula, 
autri carusi ca scinninu sparati da calata supra li carrozza fatti a manu.
Ogni petra ca pistammu, 
ogni muru ca taliammu, 
ogni pianta ca ammirammu,
e comu se ti vulissi raccuntari na storia nova.
I viddhani stanchi ca venunu da campagna a tarda sira,
li muli dintra li staddi ca cercunu riposu,
li mennuli e li pumadori misi o suli pi sciucari,
li campani ca ti ruvigghiunu a matina è un continuo sugnari.
Sugnari all’internu di nu raccuntu.
Nu raccuntu luongu, luongu e stangu,
stangu comu la stanghizza di nu viecchiu,
Nu viecchiu ca voli sempri ricurdari,
Butera com’era…

Vivere all’interno di un sogno
Vivere a Butera è un continuo sognare, / come rimanere all’interno di un film. / Basta alzare lo sguardo al castello, che ecco! La magia. / È come se si aprisse un sipario, / re, principi, cavalieri, giullari, tutti a fare festa! / Banchetti di vassoi pieni di cibarie, / caponata, capperi, calzoni, pasta con il miele, / una bella insalata di arance con la cannella, accompagnata con dolci di ogni specie. / ravioli con il miele, cannoli con la ricotta, biscotti e vino mandarino a volontà. / Vedere quei sguardi pieni di allegria, fa riempire il cuore d’emozione. / Pure i guai si vanno a nascondere./
Se invece guardiamo verso le campagne, vediamo gli assedi dei Normanni, / soldati vestiti di lamiera, che combattono fino all’ultimo respiro./ Arabi, Normanni e Saraceni, tutti che si affrontano per questo paese. / Basta camminare per le strade, che ecco! Nuovamente, la magia…/ Carretti pieni di paglia che mi passano di lato, / ragazzi con i pantaloni strappati, / ragazzi che giocano con le trottole, / altri ragazzi che scendono sparati per la discesa sopra le macchine di legno fatte a mano. / Ogni pietra che pestiamo, / ogni muro che guardiamo, / ogni pianta che ammiriamo,/ e come se volesse raccontare una storia nuova./ 
I contadini stanchi che arrivano dalle campagne a tarda sera. / i muli dentro le stalle che cercano riposo,/ le mandorle e i pomodori al sole per asciugare,/ le campane che ti svegliano la mattina è un continuo sognare./ Sognare all’interno di un racconto./ Un racconto lungo, lungo e stanco,/ stanco come la stanchezza di un vecchio,/ Un vecchio che vuole sempre ricordare,/ Butera com’era…
Salvatore Pasqualino

Una città magica, sospesa nel sogno, la Butera evocata dal poeta. Come in una rappresentazione medievale, uno sguardo al castello basta a far rivivere dame e cavalieri, e Normanni, Arabi, i popoli che si sono avvicendati nella conquista. I muri stessi raccontano, e tra i vicoli il poeta sorprende grida e giochi di ragazzi, ma provenienti dal passato. Lo scenario di sogno è necessità di ricordare, e solo la memoria può ricostruire la Butera  perduta.

2p greco R di Angelica dell’Omo

 

2p greco R

Non sarai mai
che il lento scalpitio di un mito
che permea con onde parossistiche, il diurno ricordo.
Per quanto sospesa come lattice, in duellante corpo a corpo di anime,         
 nel viver, divengo cero e gelo,
 di luce soffusa su ombre lunghe.

Seppur ti amassi come una puledra, 
la libertà del tuo spazio mi farebbe prigioniera.
Mai più consegnerò la mia fertile natura
agli anni tuoi.
Vivo l’essenza di ogni parte del mondo
seppur di te 
non conosco il luogo.
Sarai l’uomo che cinge al dito il suo destino,
 poi il vecchio, che racconta il suo sogno di bambino.
E in tutto il tempo che sarai un altro,
per non perdermi mai, 
mi coprirò di cosmo.

Nulla mi è concesso,
non sarà mai come vorrei che fosse.
Per questo e quello,
ho iscritto il mio cuore in un cerchio,
da lì non esco.
Frugali e tenui linee tratteggiate disegno
del mio radiale amore
l’unico raggio possibile. 

Angelica dell’Omo

Un sogno geometrico e puro è l’urlo d’amore di una donna che plasmerebbe se stessa in tutti i modi possibili se questo bastasse a realizzare il desiderio. Ma nulla sarà come si vorrebbe: la realtà è un cerchio in cui chiudere il cuore e che diventa vincolo e prigione.

 

Terza classificata
Lettera di Bojana Bratic (Serbia)

Lettera 2

 

 

Dondolare

sull’orlo delle stelle inebrianti

in fuga

tra passato e presente

ripescando le parole

tremante

respinta

di un presente non mio

lontano

irreale

in lotta tra flussi trasparenti

di mare.

 

Apro la finestra.

Guardo il silenzio

di neve

intorno.

Questioni irrisolte.

Notizie disastrose.

Paura del vuoto.

Futuro inesistente…

 

Continuo con lavori

meccanici usuali

di casa

conscia

della solitudine intorno

avvolta dal ronzio delle mosche

o delle api.

 

Dondolo sull’orlo delle stelle inebrianti

Avrò la forza

di fracassare le stelle

di lottare con gli gnomi nascosti

del giorno che fugge

nel vuoto che mi circonda?

 

Il tempo glissa

verso un ignoto

viaggio di stelle

astratte

nei cieli.

 

 

Bojana Bratić


Le stelle sono il filo conduttore di un viaggio dentro se stessi, in fuga tra passato e presente. L’autrice infatti si dice rspinta da un presente che non riconosce più come proprio e da un futuro che non riesce a intravedere, in una paura del vuoto che è sostenuta dalla monotonia ripetitiva del quotidiano, dentro una solitudine incomprensibile. Ci sarà la forza di fracassare le stelle?

PREMIO DELLA GIURIA

La barca di Alessandra Carnovale
Elegia alla madre di Angelina Brasacchio
Pagina di Antonella Senese
Felice di Antonio Contoli
‘Na vicchiarèdda di Antonio Scarpone
Il pugnale della luna di Assunta Laura Imondi
Il gabbiano di Calogero Gueli
Verità taciute di Cristoforo De Vivo
(geminato d’inverno) di Daìta Martinez

Il poeta che fui di Daniele Brinzaglia

Il tempo del fango di Donatella Nardin
Scorre di Emanuela Ferrari
Falò d’estate di Fátima Rocío, Peralta García (Perù)
Il tempo L’interstizio Il varco ricerca di Fernando Pelino
Atacama di Filippo Pirro
Sospetto di Flavia Ricucci
Madre di Flora Contoli
Sveglia di Giampiero Zambito Luciano
Tic tac di Giuseppe Lucca
Sicilia di Grazia C. Schillirò
L’amore di Katarina Ukic 
(Croazia)
Il mai espresso di Laura Giordano
Attesa di Maria Tripoli
Tramonto di Mariella Aiello
Un mattino qualunque di Mariella Mulas
Al vento della luna di Marilena Ferrone
Come ci si nutre di Marilena Sbriglione
I fantastici temporali di Sappada di Massimo Acciai
Chiacchiere di Nicoletta Calvello
Penso a te Gargheria di Pietro Sostegno (Canada)
L’àncora del buio di Roberto Gennaro

Per altre notizie sul premio:

http://www.premiofortunatopasqualino.it/

vera ambra

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