Il tesoro ritrovato

Questo slideshow richiede JavaScript.

MUSEO ARCHEOLOGICO DI AIDONE

(ENNA)

tutti i giorni    ore  9-13,  15-19

Tel. : 0935 87307

le foto sono tratte da:

http://ilfattostorico.com/2011/05/19/la-venere-di-morgantina-torna-ad-aidone/

 

http://www.deadimorgantina.it/

 

 

La  Dea di Morgantina

Morgantina, sito archeologico nei pressi di Aidone, tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 numerosi scavi clandestini portarono in luce reperti di eccezionale valore, non solo artistico ma anche economico.
L’area dove furono successivamente accertati, con scavi sistematici della Soprintendenza, alcuni sacelli di età arcaica e frammenti di statue in terracotta a grandezza naturale, era quella di San Francesco Bisconti pdf, non molto distante dai grandiosi resti della città ellenistica, che aveva accolto Ducezio e che seguiva  anche nella monetazione d’argento i canoni estetici greci.

Della statua sappiamo che agli inizi degli anni ’80 giunse senza nessun ostacolo in Svizzera e venne venduta dal ricettatore Renzo Canavesi a Robin Symes, – grande acquirente internazionale per conto di importanti musei – che dalla sua sede londinese avviò segrete trattative con il J. P. Getty Museum blank a cui nel 1986 la statua di Morgantina, definita “probably Afrodite” fu rivenduta, con  pochissime, modeste e capziose ricerche di eventuale provenienza illecita da parte della Direzione del Getty presso l’Amministrazione dei beni Culturali italiana e siciliana. Veniva infatti chiesto alla Soprintendenza di Agrigento blank, competente per territorio, se una statua, riconosciuta come proveniente da Morgantina fosse stata rubata daimusei di Sicilia blank.

Ovviamente la risposta fu negativa: non era stata rubata bensì trafugata dall’area archeologica e non c’erano prove per dimostrarlo…
Lungamente contesa, ampiamente ammirata al J. P. Getty Museum, la statua ha segnato, con la sua bellezza rapita al territorio di appartenenza, una tappa fondamentale nella storia delle restituzioni che l’avidità di possesso, non priva di napoleonici influssi, ha scritto nell’ultimo secolo.
La Convenzione pdf siglata in Roma il 25 settembre 2007 tra il Ministero dei Beni Culturali, l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e il J. P. Getty Museum ha concluso una lunga e complessa vicenda giudiziaria e diplomatica pdf, in cui è da sottolineare la partecipazione attiva e appassionata della comunità aidonese alla rivendicazione della statua e l’affermarsi del principio, ormai ampiamente condiviso, a livello internazionale, della contestualizzazione del reperto archeologico nel territorio di provenienza.

Il Museo americano ha riconosciuto la fondatezza dell’azione risoluta del Governo italiano e a seguito delle analisi petrografiche, condotte dall’équipe del prof. Alaimo dell’Università di Palermo che hanno dimostrato che il tufo in cui è intagliata la statua proviene dall’area iblea non lungi dunque da Morgantina, ha determinato la restituzione alla Regione Siciliana, con unAccordo pdf che offre collaborazione tecnico scientifica per gli anni a venire, e con  immediata disponibilità di una base antisismica per la  definitiva collocazione  della grandiosa statua nel Museo Archeologico regionale di Aidone, ove si offrirà da adesso in poi all’apprezzamento della collettività che l’ha attesa per oltre un trentennio.

La statua, alta m.2,20 si presenta con il corpo molto armonioso ed evidente sotto il panneggio. Il colore dato in antico resta in poche tracce di  rosso, blu e rosa.
Per le parti nude del corpo – viso e braccia – è stato utilizzato marmo bianco dell’isola di Paro, per impreziosirla ulteriormente.
La tecnica di lavorazione che abbina materiali di diversa consistenza e provenienza è la “pseudo-acrolitica“, già sperimentata in Magna Grecia e soprattutto in Sicilia, anche per la realizzazione delle metope blank del tempio E di Selinunte (450 a.C.). blank
Il rendimento del corpo e del panneggio rivela profonde influenze dello “stile ricco” e fa pensare ad un artista della cerchia di Fidia, chiamato per la sua fama in Sicilia per scolpire Dee nei santuari di maggiore rinomanza, sull’esempio della madrepatria Grecia.

Rifinita da tutti i lati, la statua fu realizzata per essere esposta al centro di un ambiente, a tutt’oggi non identificato e che si spera, con future ricerche, di poter attribuire alla storia dei culti delle colonie greche di Sicilia.
Gli studiosi, dopo l’iniziale identificazione degli esperti del Getty Museum, riconoscono Demetra o Kore in questa statua che definiamo dea di Morgantina, ora che è tornata “a casa” tra festose accoglienze e dimostrazioni di affettuosa considerazione da parte della Sicilia tutta.

Demetra in Sicilia
Il comprensorio archeologico di Enna, Pergusa, Morgantina, Gela, Siracusa esprime la più ampia e significativa documentazione del culto di Demetra, dea delle messi e della fertilità femminile e dei campi.
Negli eventi storici della Sicilia greca  (VI-V sec. a.C) si manifesta un uso “politico” del culto di Demetra da parte dei Dinomenidi, tiranni di Gela e poi di Siracusa che si proclamavano “ierofanti “, ovvero sacerdoti della dea Demetra.
La sopravvivenza di tale culto, con la trasformazione nella cristianità di alcuni aspetti  legati alla Madonna e ai Santi patroni nelle feste di primavera e di ringraziamento del raccolto, permeano le tradizioni popolari ancor oggi conservate e il valore di un territorio  vocato alla produzione del grano come al tempo dei Romani.

 

GLI ARGENTI DI MORGANTINA

Storia degli Argenti di Morgantina
Testo di Malcolm Bell III. Professore di Archeologia Classica. University of Virginia (USA)

Un tesoro d’oreficeria d’epoca ellenistica 
Tre decenni dopo la sua scoperta clandestina e il suo trafugamento, il Tesoro di Morgantina è finalmente tornato in Italia. Si tratta del più importante insieme conosciuto di oreficeria proveniente dalla Sicilia ellenistica, in molti aspetti analogo al famoso tesoro Rothschild da Taranto, anch’esso trafugato. Nelle fonti scritte (Polibio, Tito, Livio) leggiamo di importanti opere d’argento nella Siracusa di Ierone II, regnante negli anni 275-215 a.C., ora tutte perdute. Dalla Sicilia ellenistica l’unico altro tesoro di argenteria al momento noto è quello di Paternò, ora a Berlino (anch’esso trafugato).

Aidone e il misterioso “servizio d’argenteria”
Per il Tesoro di Morgantina possiamo tentare di ricucire alcuni fili del suo passato, quello che mancava a questi straordinari oggetti quando erano esposti a New York, apprezzati per la loro bellezza ma non certo per la loro affascinante storia.
Del ritrovamento clandestino a Morgantina di un notevole tesoro si parlava nel paese di Aidone (a 2 km da Morgantina) nei primi anni Ottanta del secolo scorso, con specifico riferimento a un “servizio di argenteria” che sarebbe stato scoperto nel settore residenziale occidentale della città antica.

Il ritrovamento nel Metropolitan Museum di New York
Gli accenni alla presenza anche di due corna d’argento hanno indotto a riconoscere questo tesoro in un gruppo di oggetti esposti nel Metropolitan Museum of Art di New York. Gli oggetti erano stati acquistati dal Metropolitan in due gruppi, nel 1981 e nel 1982, in Svizzera; nel 1984 fu acquistato un ulteriore pezzo, la pisside con coperchio raffigurante un Erote. La prima pubblicazione del tesoro, in “The Metropolitan Museum of Art Bulletin” del 1984, ne indica vagamente la provenienza dall’Italia meridionale o dalla Sicilia orientale senza riferimento a un sito specifico. L’importanza storica e artistica del tesoro fu notata per la prima volta, nel 1986, dallo studioso Pier Giovanni Guzzo che, più recentemente, ha pubblicato un approfondito studio degli oggetti. Nel 1987 chi scrive, vedendo il tesoro nelle vetrine del Metropolitan Museum per la prima volta, ha riconosciuto la corrispondenza dei pezzi esposti con quelli descritti sei anni prima a Morgantina, informando di ciò le autorità italiane, ma le richieste per la sua restituzione all’epoca non hanno avuto esito positivo.

I nuovi scavi
Alla fine degli anni novanta sulla base di nuove informazioni in possesso dei Carabinieri del Reparto Tutela Patrimonio Culturale, e con l’appoggio essenziale delle autorità siciliane (l’Assessorato Regionale, la Soprintendenza di Enna, la Magistratura), la Missione archeologica americana a Morgantina iniziò lo scavo del presunto punto del ritrovamento. La ricerca ha subito rivelato una bella casa costruita nel IV secolo a.C., situata sulla nona strada a ovest dell’agorà (lo stenopos ovest 9), vicino l’angolo con il viale principale (la plateia A). La casa era stata già scavata clandestinamente quasi del tutto – rarissimo è uno scavo clandestino così esteso – e poi ricoperta con la stessa terra dello sterro. Dallo scavo scientifico abbiamo imparato che i primi obiettivi degli operai clandestini erano i pavimenti di terra battuta delle diverse stanze, dentro cui si poteva sperare di trovare oggetti preziosi con l’uso del metal detector. Nelle terre battute della casa abbiamo potuto riconoscere infatti due buchi di scavo relativamente recenti, successivamente identificati dai Carabinieri, in base alle informazioni ricevute dai testimoni dello scavo originario, come i punti dei ritrovamenti clandestini delle due parti del tesoro, uno nel 1981, l’altro nel 1982.

Le due monete
Nello scavo in corso sembrava che una corrente elettrica corresse fra gli operai e gli archeologi. Fu importante il ritrovamento, sul battuto antico di una stanza, di una moneta da 100 lire risalente al 1978, una prova quasi certa che lo scavo abusivo, e quindi il ritrovamento degli argenti, fossero avvenuti dopo quella data. Dai dati di scavo si è potuto apprendere che la casa in questione fu abbandonata dopo la fine della seconda guerra punica, avvenimento accaduto bruscamente a Morgantina nel 211 a.C. quando la città fu presa da Roma. Nell’anno successivo Morgantina fu regalata dai vincitori a una banda di mercenari ispanici; la vecchia popolazione sparì, e molte case della città greca, tra cui la nostra, rimasero in stato di abbandono. Vi sono buoni motivi per credere che il tesoro fosse stato nascosto nel 211 a.C. in un momento di grande crisi quale estremo tentativo di conservare oggetti di valore come in altri casi a Morgantina, dove numerosi tesori di monete e di gioielleria, tutti databili alla fine del III secolo a.C., sono stati scoperti sia da clandestini che da archeologi.

Gli argenti di Eupòlemos
Delle iscrizioni greche incise sui pezzi, tutte di grande interesse, alcune fanno riferimento a un personaggio che poteva essere stato l’ultimo proprietario del tesoro, un certo Eupolemo che ha apposto il suo nome sull’arula e sulla pisside con figura femminile che tiene in braccio un bambino. Benché il nome sia documentato altrove, un Eupolemo è noto anche a Morgantina come un cittadino che nella seconda metà del III secolo a.C. è attestato nelle vicinanze della casa dove fu trovato il tesoro. La ricerca sul contesto storico del tesoro ha finora prodotto risultati inaspettati e data la bellezza e complessità degli oggetti si può affermare che questo racconto archeologico sia ancora da completare. Sembra probabile, per motivi stilistici e iconografici, che i diversi pezzi del tesoro di Morgantina siano stati prodotti da artigiani siracusani nel periodo ieroniano, nella seconda metà del III secolo a.C., un insieme di oggetti che informano su atti privati di individui come Eupolemo ma anche sulle botteghe specializzate di una grande metropoli come Siracusa. Questo importante recupero di informazioni e di storia è dovuto alla collaborazione di molti personaggi, fra cui in particolare il dott. Silvio Raffiotta, il dott. Lorenzo Guzzardi, il prof. Pier Giovanni Guzzo, e il compianto dott. Gianfilippo Villari.

GLI ACROLITI DI DEMETRA E KORE

La scoperta ad Aidone
Nell’estate del 1979, cominciò a circolare in Aidone (Enna) la notizia di una singolare scoperta: una serie di elementi di sculture in marmo – due teste con alcune mani e piedi – sarebbero state trovate da scavatori clandestini in contrada S. Francesco Bisconti. Iniziati gli scavi in autunno non ci furono riscontri del rinvenimento ma si scoprirono le prime strutture di un grande santuario dedicato a Demetra.

La vendita clandestina e il rinvenimento negli USA
Qualche anno più tardi, a New York, fra gli appassionati di arte antica si diffuse la notizia dell’acquisto, da parte di un collezionista non identificato, di elementi di statue in marmo di età arcaica.
Fu un membro della missione archeologica americana di Morgantina, nel 1986, a identificare le sculture, anche grazie alla testimonianza di chi le aveva viste ad Aidone subito dopo il rinvenimento: erano esposte, in prestito da parte del collezionista che le aveva acquistate, al Paul Getty Museum di Malibu, in California. Le fotografie inviate dallo studioso a Malcolm Bell, direttore della missione americana di Morgantina, permisero per la prima volta il riconoscimento dell’età (VI a.C.) e dello stile dei pezzi e la loro attribuzione a statue di Demetra e Kore.

Le indagini in Italia
La consegna, nel 1987, delle fotografie da parte di Malcolm Bell al Soprintendente di Agrigento, Graziella Fiorentini, consentì l’avvio delle indagini. Dopo la denuncia della Procura di Enna, nell’estate del 1988, che segnalava la presenza delle statue trafugate da Morgantina al Paul Getty Museum, queste furono in fretta restituite al collezionista di New York, ancora non identificato.
Tra il 1988 e il 1989, le indagini del Procuratore di Enna, Silvio Raffiotta, riuscirono ad identificare i testimoni che avevano visto le sculture subito dopo lo scavo, gli intermediari che le avevano trattate sul mercato clandestino, l’antiquario di Londra, Robin Symes, che le aveva vendute e il collezionista miliardario Maurice Tempelsman, noto anche per essere stato l’ultimo compagno di Jacqueline Kennedy Onassis.

La donazione alla Virginia University e le trattative del Ministero
Nessun esito, tuttavia, sortirono le trattative condotte dal Ministero dei Beni Culturali con l’attiva partecipazione del Comitato Interministeriale per la Restituzione delle Opere d’Arte; ma nel 2002, Maurice Tempelsman ha donato le sculture al Bayly Art Museum dell’Università della Virginia, vincolando il lascito al rispetto di due condizioni: l’assenza di pubblicità sulla donazione e sul nome del donatore e il divieto di restituire le opere all’Italia prima di cinque anni.
All’inizio del 2008, decorso il periodo imposto dal donatore, l’Università della Virginia, dopo il primo e unico convegno dedicato alla presentazione delle sculture, ne ha curato la restituzione all’Italia.

http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/database/page_musei/pagina_musei.asp?ID=22&IdSito=40

http://www.aidone-morgantina.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/Dea_di_Morgantina

Visitato il Museo, trovate a poca distanza il sito archeologico di Morgantina

http://www.aidone-morgantina.it/morgantina.html

e i famosi mosaici della Villa del Casale

http://www.aidone-morgantina.it/morgantina.html

Buona gita!

Una risposta a Il tesoro ritrovato

  1. Peter Manero scrive:

    Carissima, un bell’articolo, questi tesori nascosti che rilevano il passato glorioso della nostra civiltà, dalle mani e dai talenti che ancor oggi (almeno di quelli famosi) sono mere parvenze.
    Grazie.
    Peter

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: