Cell generation

CELL GENERATION
Racconti sul darwinismo telefonico
Vittorio Frau
Ed. Akkuaria

Ironico brioso leggero, una bevanda dissetante e frizzante, una vera vacanza dall’insensatezza e dalla grevità della vita.

Vittorio descrive situazioni paradossali che spesso però sono vere  -la realtà non di rado surclassa l’immaginazione- coglie in momenti particolari un respiro di comicità, restituendo levità a ciò che non ne ha.

Le storie di Vittorio Frau fanno divertire e riflettere  al contempo, aprono un occhio ulteriore sulle contraddizioni e sulle scelleratezze del nostro quotidiano, senza facili moralismi e giudizi.

Il telefono cellulare diventa allora un pretesto per godibilissime descrizioni al limite del surreale, diventa lo strumento per rivelare la stupidità di chi si fa schiavo di questo aggeggio ormai indispensabile che, come ribadisce l’autore stesso, si è impadronito delle nostre esistenze.

GABRIELLA ROSSITTO

“Cell generation” è il mio ultimo lavoro. Sono sempre stato affascinato dalle mutazioni sociali causate nelle nostre vite dalla prepotente invasione dei telefonini; osservando l’assurdo comportamento delle persone in nome dell’infame accessorio, ho cominciato a pormi una domanda: cosa accadrebbe al genere umano se da un momento all’altro sparissero tutti i telefonini? Saremmo in grado di sopravvivere o finiremmo divorati dall’inedia? Come potevamo noi studiare, lavorare, socializzare e comunicare prima che inventassero i cellulari?
Ai nostri giorni il genere umano è nettamente diviso in due distinte categorie: i pre-telefonino,cioè coloro che, come il sottoscritto, sono nati e cresciuti prima dell’avvento del telefono cellulare, e i post-telefonino, i ragazzi venuti al mondo dopo il 1990 che hanno visto la propria nascita annunciata direttamente tramite il cellulare, tenuto saldamente nella mano della propria mamma, dolorante spossata, magari ancora tormentata dall’ago e il filo dell’ostetrica, ma con l’inseparabile attrezzo stretto fra le dita tremolanti. In questo “viaggio” che ho voluto intraprendere tra ridicole suonerie e atteggiamenti al limite del ricovero coatto, sono arrivato a una conclusione: non siamo noi a piegare il telefono cellulare al nostro volere, ma è esattamente il contrario: è “lui” a essersi impadronito delle nostre vite e a dettare i ritmi della nostra giornata, trasformandoci in inconsapevoli attori comici nel palcoscenico della quotidianità.

VITTORIO FRAU

E adesso un brano del libro, scelto dall’autore stesso.

“Dio solo sa cosa abbia portato Eugenio, il mio meccanico, a comprarsi un microscopico telefono cinese non adatto alle sue grosse dita. Il telefono, unHaier tri-band, è largo poco più di tre centimetri; il polpastrello del suo indice ha un diametro di due centimetri e mezzo. Non occorre essere geni per capire che, con un dito simile, non può premere un tasto solo, ma agisce contemporaneamente sull’intera tastiera, quindi, a meno che non abbia qualcuno da chiamare con il numero 123456789#0* , Eugenio ha fatto un acquisto inutile. Ma avevo fatto i conti senza considerare la duttilità della mente umana quando si trova ad affrontare situazioni disperate: un problema come quello di Eugenio, comune a molti altri lavoratori manuali o temutissimi andrologi, aveva due possibili soluzioni: la prima, improponibile, era quella di tornare a un telefono a “misura di dito”, la seconda era una mini-mutazione fisica che supplisse a quella genetico-evolutiva probabilmente già in atto. Chi non ricorda l’oscena e antigienica unghia del mignolo, lasciata crescere per compiere disgustose operazioni di trivellazione in sordidi pertugi? Quante volte, fermi al semaforo, abbiamo guardato con raccapriccio il conducente dell’autovettura al nostro fianco che ingannava l’attesa del “verde” servendosi della sua punta acuminata per raggiungere profondità nasali altrimenti inesplorabili? Da quando la corsa al rimpicciolimento del cellulare ha fatto sì che il problema di Eugenio dilagasse, l’immonda “unghietta” è ricomparsa, diventando indispensabile compagna dei moderni cellulari.

Ora i milioni di “Eugeni” sparsi per il mondo, possono accedere ai minuscoli tasti, ma non solo: l’unghia è perfetta per aprire in un attimo i telefonini a sportellino, agendo come una leva che s’insinua con facilità tra le due parti. Si aggiunge quindi un altro terribile effetto collaterale dovuto all’uso del telefono: lo “sdoganamento” della sordida unghia, ritenuta estinta sotto i colpi del vivere civile, ora è di nuovo lì, ufficialmente accessorio del telefono, ma chi può garantire che i possessori di tale appendice, nell’intimità della propria casa, non la usino anche per gli antichi scopi, trivellando allegramente tutto il trivellabile?”

 

Ebbene, che aspettate a leggerlo?

Una risposta a Cell generation

  1. PeterManero scrive:

    Il cell lo uso solo per lavoro. E squilla parecchio, cara.
    Nel week end, silenzio!
    E finalmente, si ritorna nella normalità.
    Peter

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