Midnight in Paris

dicembre 12, 2011

Sono immersa in un libro in cui si percorre in su e in giù la Storia (22/11/’63), e mi capita questo film, dove si saltella da un’epoca all’altra con ancora maggiore e disinvolta leggiadria.

I dodici rintocchi che spezzano il sogno di Cenerentola aprono invece quello di Gil, confuso insoddisfatto e innamorato di Parigi.

Amo Parigi, e le splendide cartoline  che aprono il film calano nell’atmosfera: la vera protagonista è proprio la città, magica per il semplice fatto di esserci.

Se l’attore gigioneggia un po’ troppo, in una versione giovane di Allen, è però perfetto nel ruolo di sognatore che fatica ad assoggettarsi alla realtà.

Incontrarli tutti, Scott Fitzgerald e Cole Porter, e Picasso a casa di Gertrude Stein, e al Polidor Ernest Hamingway, Dalì,  Buñuel  e Man Ray e poi ancora, nella Belle Époque, Touluse-Lautrec e Degas e Gauguin!

Hemingway, nel 1950, scrive a un amico: “Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna perché Parigi è una festa mobile”.

L’idea di Allen mi aveva sfiorata, anni fa, a una mostra di Modigliani: incorniciata al muro c’era la locandina di una estemporanea di pittura in cui c’erano TUTTI!

Ho sognato di essere lì, a quell’inaugurazione, in mezzo a quella gente che riempie i miei occhi di bellezza.

Io l’ho solo sognato, Woody Allen l’ha realizzato, e vale la pena di vedere come.

Se amate tutto questo e vi trovate nei pressi di Ferrara, ecco la mostra che fa per voi:

 

Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì. 1918-1933