Dal film Factotum, ispirato a Post Office di Charles Bukowski

ottobre 16, 2010

 

Se hai intenzione di provare vai fino in fondo

altrimenti non cominciare neanche

potrebbe voler dire perdere la ragazza

la moglie, i parenti, il lavoro e forse anche la testa

potrebbe voler dire non mangiare per tre, quattro giorni

potrebbe voler dire gelare su una panchina del parco

potrebbe voler dire la prigione,

potrebbe voler dire la derisione, lo scherno, l’isolamento

l’isolamento è il premio

tutto il resto è un test di resistenza per vedere fino a che punto

sei veramente disposto a farlo

e tu lo farai

nonostante i rifiuti e le peggiori probabilità di successo

e sarà meglio di qualsiasi cosa tu possa immaginare

se hai intenzione di provare, vai fino in fondo

non c’è una sensazione al pari di questa

sarai da solo con gli Dei e il fuoco incendierà la tue notti

cavalcherai la tua vita dritto verso una risata perfetta

è l’unica battaglia buona che ci sia.

 

 

“La mattina dopo era mattina e io ero ancora vivo.

Forse scriverò un romanzo, pensai.

E lo scrissi.”

CHARLES BUKOWSKI

 


INVENZIONE O DISCIPLINA?

giugno 27, 2009

L’invenzione senza disciplina è molto spesso un’invenzione insulsa, nel senso più letterale del termine; ma la disciplina senza invenzione non è meno insulsa, perché non fa presa su nulla. La difficoltà consiste nel trovare un equilibrio, per lo meno uno scambio costante, fra questi due poli estremi. Bisogna possedere in sé l’irrazionale ma nello stesso tempo mantenere la trascrizione razionale, la sola che possa render conto del potenziale irrazionale che si ha dentro. Bisogna che questo elemento irrazionale sia trascritto in termini razionali perché possa esser riplasmato da altre persone, che se ne serviranno per caricarlo a loro volta del loro potere irrazionale.

PIERRE BOULEZ

Ci sono regole nello scrivere? Scrivere significa trasgredire tutte le regole?

Si possono trasgredire regole che non si conoscono?

Mi dico sempre che Picasso, prima di essere il padre della trasgressione, è un compassato figurativo….

Se volete approfondire il tema, ecco l’interessante riflessione di Giulio Mozzi su Vibrisse, post dal quale ho preso a prestito la citazione di Boulez:

Pierre (”Non ci sono regole nello scrivere”, 1998)

http://vibrisse.wordpress.com/2009/06/18/pierre-non-ci-sono-regole-nello-scrivere-1998/


La poesia e la realtà

marzo 28, 2009

“Le mie poesie non parlano di Hiroshima, ma di un bambino che si va formando nel buio, un dito, poi l’altro. Non parlano del terrore della distruzione di massa, ma della desolazione della luna sopra un albero di tasso nel cimitero vicino a casa. Non delle ultime parole di algerini torturati, ma dei pensieri notturni di un chirurgo stanco.

In un certo senso queste poesie rappresentano una diversione. Non direi, però, una fuga dalla realtà. Per me, i veri problemi del nostro tempo sono gli stessi di tutti i tempi: le ferite e la meraviglia dell’amore; il fare in ogni sua forma: fare un figlio, fare il pane, un quadro, una casa; e la conservazione della vita di tutti gli esseri umani in tutto il mondo…

Io non credo che una poesia dettata dall’attualità susciterebbe un interesse più vasto e più profondo di quanto non faccia un articolo di giornale sul medesimo avvenimento. E a meno che non scaturisca da un sentimento molto più urgente ed essenziale che non un generico passeggero amore per l’umanità, a meno che non sia, cioè, quell’oggetto-unicorno, raro e prodigioso -una vera poesia- rischia sempre di essere consumata con la stessa rapidità di un foglio di giornale.

I poeti che amo sono posseduti dai loro versi come dal ritmo stesso del loro respiro. Le loro poesie più belle danno l’impressione di essere nate tutte intere, non messe insieme parola per parola.

La grande funzione della poesia è il piacere che dà, non certo la sua influenza come strumento di propaganda religiosa o politica. A me certe poesie, certi versi, sembrano cose solide e miracolose, come solidi e miracolosi devono sembrare a chi venera immagini di altro genere gli altari delle cattedrali o l’incoronazione di una regina. Non mi preoccupa il fatto che le poesie raggiungono un numero relativamente ristretto di persone. Anzi, è sorprendente come in realtà arrivino lontano: a gente che non conosci, addirittura in tutto il mondo.Più lontano delle parole di un professore o  delle ricette di un medico; se sono fortunate, più lontano dell’arco di una vita”.

da “Il contesto”, SYLVIA PLATH


La scrittura è un gatto

marzo 7, 2009

” Per me la scrittura è come un gatto. Mi consente di affrontare tutto il resto. Mi fa sbollire. Almeno per un po’. Poi mi si imbrogliano i fili e devo ricominciare tutto daccapo. Non capisco quegli scrittori che decidono di smettere di scrivere. Come fanno a sbollire?”

C.  BUKOWSKI

C’è qualcuno che condivide la visione di Charlie?

Cos’è per voi la scrittura?

Io ho provato per un periodo ad autocensurarmi ed è stato come tranciarsi una gamba. Volontariamente.


Scrivere è come fare il pane

marzo 7, 2009

“…scrivere è come fare il pane: bisogna lavorare molto la pasta, con l’olio dei gomiti, come si suole dire, farla riposare, farla lievitare, amalgamarla ancora e poi infine metterla nel forno. Possiamo considerarlo un progetto di seduzione.”

DACIA MARAINI