In…canto d’amore

aprile 21, 2012

 

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Riporto l’articolo di Francesco Giordano sulla serata:

VENERDÌ 20 APRILE 2012

Poesia d’Amore al Centro Kerè con Vera Ambra, una serata densa di sentimento

Poesia d’Amore al Centro Kerè con Vera Ambra, una serata densa di sentimento

Nei simpatici locali del centro sperimentale Kerè, in via Macherione 21 a Catania, il 19 aprile si è parlato di poesia e d’amore: binomio indissolubile, il quale non poteva non avere come protagonista la donna che negli ultimi vent’anni più di molte altre, ed altri ignoti, si è prodigata per la diffusione del Verbo della poesia e dell’Arte hic et nunc, nella città etnea, nella terra di Sicilia, in Italia e nel mondo, ossia Vera Ambra.

Presentata da Mario Bonica, la serata partecipata dal qualificato pubblico intervenuto, ha registrato le letture di poesie di Mariella Sudano, di Gabriella Rossitto, di Maria Tripoli e di Vera Ambra, alternate dalle canzoni dell’artista Gregorio Lui, accompagnato dalla sua chitarra. Poesia d’amore al femminile, e non poteva essere diversamente, poiché è nell’eterno femminino che si riscontra sempre quel sentimento sublime che è l’anima mundi. E se Mariella Sudano e Gabriella Rossitto, nelle loro singolarità, lo hanno espresso l’una in modo mitopoietico l’altra in forma dialogica, Maria Tripoli, da pittrice quale è affermata da anni, ha inteso sublimarlo con le sue parole dense di sensibilità.

Vera Ambra ha toccato le corde più profonde dell’anima, leggendo la “Lettera al primo amore”, nonché l’elogio al compagno sempre fedele ed amico, il gatto, su cui si è esercitata molta letteratura in tutti i tempi. Gradevole anche il siparietto finale a cura di Orazio Costorina.  Incontro breve ma intenso in uno spazio nascente che intende aprirsi alla “nouvelle vague” dei palpiti più vivi ed operanti della città dell’elefante, in nome di quell’Amore per la Sapienza, che è il primo motore d’ogni umana, ed anche sovraumana, vicenda. L’Associazione Akkuaria ed il movimento dell’Alienismo appena nato e presentato nella città eterna, di cui vi furono esponenti autorevoli e che vede ancora in Vera Ambra l’entusiasta catalizzatrice, supporteranno senza dubbio le idee che si faranno carne viva, e potranno avere il ‘lebensraum’ negli scoperti locali, proseguendo il cammino senza fine dell’Amore.

F.Gio

http://letterecatinensi.blogspot.it/2012/04/poesia-damore-al-centro-kere-con-vera.html

in…canto d’amore

aprile 14, 2012

Immagine


Premiazione “Fortunato Pasqualino”

aprile 1, 2012

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Questi i premiati della sezione poesia ( gli altri risultati a breve nel sito dedicato al Premio):

Cascata di Piume

All’alba
d’argento e rugiada,
candido piumaggio
sul fusto cesellato.

Acque ombreggiate
nel sentiero solitario,
segreto dell’assenza
mito immortale.

Fessure tra la nebbia
precipitano nel vuoto,
dimensioni stridenti
catene del destino.

Esaltazione della luna
delizia dell’amore,
gemito penetrante
si consacra a Mercurio.

Cascata di piume
pioggia di Orionidi,
danzatrice d’inverno
oasi nel silenzio.

Fátima Rocío Peralta García

La lirica è costruita su un susseguirsi di immagini (quasi una catena di haiku, al di là della metrica), suggestive ed evocative, pur restando criptiche, in una dimensione onirica.

 

Yves Bonnefoy, il poeta del sogno notturno

Tentare la fuga dal mondo
verso una realtà superiore
o un sogno
non ci è dato
è fuori luogo.
Siamo legati alla terra,
il pensiero concettuale lavora solo sugli eventi terrestri.
Rivalutando l’inconscio
tentata dalla speculazione metafisica
la poesia ci trasporta altrove
servendosi dal minimo essenziale
nelle forme espresse.
D’aspetto mistico – in un certo senso –
nella “finitudine” del pensiero che duole
messa tra limite e tempo
ci offre mondi di malinconia nostalgica
giochi distorti
incompiuti
di solitudine eterna che brucia
come la fiamma d’inferno.

In un’irresistibile ricerca di simboli nascosti
di verità sepolte
di senso
noi piccole invisibili maglie dell’universo
ci sforziamo di rivivere
schiacciando le brutture
nel modo inconscio ma puro
rivolti al sole
alla luce vicina o lontana
al faro in mezzo al mare

nel chiaro notturno lunare…

Bojana Bratić

Un omaggio al poeta francese definito poeta del sogno notturno da Luigia Sorrentino nel suo saggio: la forza della poesia può evocare mondi e disseppellire verità, salvandoci con la bellezza.

 
Vedrò passare Whitman

La fiamma della luna,
sul tavolo in cui scrivo,
non illuminerà i miei sogni,
né il mesto mio canto
inciso sulla pietra.

Su questa stanza
dove aspiro alla luce del pensiero
conobbi il silenzio delle stelle,
le vie del vento,
l’acqua di vita,
la libertà della parola,
la parola autonoma.

Da quella stanza
ho visto,
lungo la strada,
chioccolare un carro
con un vecchio seduto in cassetta,
sulle sue sponde penzolare
la zavorra culturale,
il vecchiume retorico,
la scialba oleografia dei poteri
nel sacrario di questo secolo deforme.

Cucirò sulla mia pelle
“la blusa gialla”1,
l’agiterò al vento come vessillo.
Riprenderò “Il Mistero Buffo”.
Nel vergine cammino
vedrò passare Whitman,
il mio capitano.

EMANUELE INSINNA

1 Majakovskij

 Ancora un inno ai poeti e alla poesia, che va oltre i vincoli della realtà e le sue brutture, perché la parola è libera e vincente.

I virgineddi

 

Sta jurnata è u primu sabatu ri maggio,
i virgineddi ne scannaturi pa’ Maronna ru Rumiteddu di lu Burgettu.
I fimmini, rintra, hannu ri preparari e travagghiari.
I virgineddi ra Bedda Matri,
i virgineddi pi cristiani,
tutti su ammitati a manciari,
paisani e stranei,
ranni e nichi,
a pasta cu i favi ne scannaturi.
I cristiani chiacchiarìano pi strata,
donna Maria metti l’acqua na quarara e quaria i favi na pignata,
tutti sunnu nchiffarati,
chidda metti i scannatura menzu a strata,
l’avutra arrimina i favi
e donna Maria talia u quadru ra Bedda Matri
e mentri cala a pasta si fa la cruci e dici:
“Grazie pi me figghi, Maronna mia,
tu ca si matri comu mia,
grazie pu miraculu ca purtasti na me casa,
Bedda Matri mia”.
I masculi pigghianu a quarara cavura
e sculano a pasta,
poi la ettanu cu i favi ne scannatura
e accuminciano ‘arriminarla.
A pasta è pronta,
cucchiara pi tutti e s’accumincia a manciari,
i cristiani su cuntenti e sbattinu i manu a donna Maria,
ca s’avvicina a so figghiu e chiancennu rici:
“I virgineddi su pi tia, Maronna mia”

Le verginelle: Oggi è il primo sabato di maggio, / i virgineddi sullo spianatoio per la Madonna di Romitello di Borgetto. / Le donne, in casa, hanno da preparare e lavorare. / I virgineddi della Madonna, / i virgineddi per la gente, / tutti sono invitati a mangiare, /paesani e forestieri, / grandi e piccoli, / la pasta con le fave sugli spianatoi. / La gente chiacchiera in strada, / la signora Maria mette l’acqua nel pentolone e riscalda le fave / nella pentola, tutti sono indaffarati,/ una mette gli spianatoi in mezzo alla strada,/ un’altra mescola le fave,/ e donna Maria osserva/ il quadro della Madonna,/ e mentre butta giù la pasta si fa il segno della croce e dice: / “Grazie per i miei figli, / Madonna mia, tu che sei madre come me, grazie per il miracolo che hai fatto in casa mia,/ Madonna mia”./ Gli uomini prendono il pentolone caldo e scolano la pasta,/ poi la distendono sugli spianatoi con le fave e cominciano a/ mescolarla./ La pasta è pronta,/ cucchiai per tutti, si comincia a mangiare,/ la gente è contenta e batte le mani alla signora Maria,/ che si avvicina a suo figlio e piangendo dice:/ “I virgineddi sono per te, Madonna mia”/

FRANCESCO BILLECI

La poesia ci offre uno sguardo sulle tradizioni popolari, a metà tra religiosità e folclore, che rischiano di andare perdute: si respira il senso di gioia e di condivisione tipico della festa vissuta da un’intera comunità in un piccolo borgo del palermitano.

 

Tutti i risultati:

http://www.premiofortunatopasqualino.it/quartaedizione2012.htm

http://www.premiofortunatopasqualino.it/francesco_giordano2012.htm


Premio letterario “Fortunato Pasqualino”

marzo 30, 2012

 


GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

marzo 20, 2012


SINFONIE CROMATICHE

marzo 11, 2012

Sinfonie cromatiche

Con il patrocinio del Comune di Aci Catena, Provincia Regionale di Catania e la collaborazione delle Associazioni Culturali: Artists & Creatives e, Akkuaria, I Tormentatos e il C.A.D. SOCIALE (Centri di Ascolto del Disagio) è organizzata la prima

Rassegna d’Arte Contemporanea

Collettiva di Pittura, scultura, Fotografia

e Recital di Poesie
Aci Catena – Palazzo Riggio 9 -10-11 marzo 2012

Ore 10.00-22.00

La Rassegna si propone l’obiettivo di promuovere le svariate forme d’arte, una forza sinergica capace di offrire un panorama multidisciplinare che coniuga il mondo dell’arte e degli artisti.

Con l’occasione sarà presentato il Manifesto “Alienismo“, un Movimento Artistico e di Pensiero.

Il movimento nasce dall’esigenza di rappresentare l’Arte partendo dalla manifestazione dell’Idea e dalla sua interpretazione, con lo scopo di riportare il pensiero creativo all’interno di forme adeguate a esprimere la complessa spiritualità contemporanea, sperimentando nuovi equilibri fra contenuti e forme nella sintesi che si produce fra la natura spiritualizzata e lo spirito materializzato. L’Arte è il primo gradino per l’autocoscienza dello Spirito, in quanto esso, solo nell’arte può vivere nell’immediatezza e nell’intuitività della sua fusione con e nella natura.
Gli artisti presenti: Agata Nicolosi, Anastasia Guardo, Angelica Lazzarin, Angelo Di Stefano, Gabriria Scuderi, Giuseppe Arena, Ivano Gullotta, Lucia Calvagno, Maria Tripoli, Mariella Sudano, Nicola Raciti, Nino Guardo, Orazio Valenti, Oxana Kilina,Pippo D’Angelo, Salvatore Barbagallo, Silvano Raiti, Venerando Rosso, Vera Ambra, Vito Guardo.

Ospite la Scuola del Fumetto di Lecce Lupics Comics

La mostra espositiva sarà aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 22.00

PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ COLLATERALI

Venerdì 9 Marzo 2012 ore 10.00 conferenza stampa a seguire inaugurazione della Mostra.

Domenica 11 Marzo 2012 ore 18.00 presentazione dei primi “autori alienisti” Maria Tripoli con il libro autobiografico “La casa dell’adolescenza rubata” e Venerando Rosso con la raccolta di poesie “Ventidiversi“.

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Direzione artistica: Salvatore Barbagallo

Direzione tecnica: di Pino Santoro

Organizzazione a cura di Gaetano Inguaggiato


Dopo quindici giorni Savio Pagano sospende lo sciopero della fame

gennaio 31, 2012
Gli Amici di Akkuaria
  • Il giovane artista catanese Savio Pagano, giunto al suo quindicesimo giorno di sciopero della fame, anche se a malincuore, decide liberamente, coscientemente e razionalmente di interrompere la protesta avviata, lasciandosi però la libertà concettuale di ri-intraprenderla in futuro dato ché i fondamenti della propria protesta non sono in alcun modo cambiati e tantomeno si sono affievoliti.

    L’artista, provato più dalle lunghe riflessioni che dal lungo digiuno eseguito, in questi giorni si è reso conto dell’oscurantismo delle coscienze e dell’arretratezza culturale del proprio contesto sociale. Fattori troppo importanti per poterli ignorare solo per continuare a manifestare. Di fatto, ogni suo sforzo sarebbe risultato vano se avesse continuato unicamente per una questione di “orgoglio” e non più per la nobiltà del concetto in sé.
    In questi giorni, per l’appunto, sono emerse reazioni disfattiste da parte di talune persone che, oppresse dalla propria ignoranza sull’argomento, stavano cercando di ostacolare la protesta coinvolgendo settori del tutto inopportuni, come per esempio la “psichiatria”.
    Tali condotte, irrispettose, ipocrite e capaci di minare, nonché segnare negativamente l’immagine futura di un individuo, sono alla base della sospensione dello sciopero. Savio Pagano si è perciò reso conto che nel suo contesto sociale non si hanno ancora le giuste cognizioni storico-culturali per comprendere appieno un “digiuno per protesta”, scambiato erroneamente per qualcosa più vicino al desiderio di suicidio, alla patologia o comunque, a qualcosa che non rispecchia affatto la realtà dei fatti.
    Con la sospensione dello sciopero della fame, Savio Pagano ha ulteriormente dimostrato il proprio livello di cultura e sensibilità, avendo ancora una volta messo avanti ai propri bisogni quelli del prossimo. Pertanto, egli si prefigge l’obbiettivo di diffondere la cultura e il vero significato di azioni pacifiste come lo sciopero della fame.
    A maggior ragione, avendo notato nei giovani un notevole distacco o addirittura di biasimo nelle rimostranze pacifiche, si impegna di diffondere la cultura della “pace” come unica arma futura per migliorare le condizioni umane, poiché è assolutamente da condannare qualunque forma di violenza che induca un “uomo” ad aggredire un altro “uomo”.

    Ad approfondire il concetto di sciopero della fame si riporta l’articolo supplicato sul sito dell’Associazione 25 Novembre Giornata Mondiale contro la Violenza alle donne

    Inedia

    Di Sara Aguiari

    “Tutto l’Universo si muove in conseguenza a qualcosa che s’è mosso in precedenza. In effetto di ciò, la [non] originalità delle idee e delle azioni umane, in continua evoluzione, pur potendo assomigliarsi non potranno mai essere quelle stesse”.

    Il digiuno è una pratica antichissima. Originariamente esso costituiva una usanza di carattere mistico-religioso con la quale le persone intendevano purificarsi nel corpo per avvicinarsi alle divinità. Successivamente assunse anche valenza medico-scientifica ed introdotto nella scienza medica con significati e scopi terapeutici. In tempi più recenti poi (come ultima risorsa verso la via della speranza), il digiuno è stato scelto altresì come forma pacifica nel manifestare proteste legate alla politica, all’etica, a disagi sociali e quant’altro. Comunemente detto “sciopero della fame”, questa forma di digiuno viene intrapresa dai pacifisti che, invece di armarsi per combattere il “nemico” in maniera violenta, scelgono di rinunciare di cibarsi, quindi di sacrificarsi facendo “la fame”, deperendo dentro se stessi l’aggressività. Ed è da questo punto cardine che il digiuno, come forma di protesta, affonda le proprie convinzioni etiche, morali e socio-culturali.

    Astenendosi dall’ingerire il cibo, il protestante pacifista, oltre a far deperire dentro sé ogni sentimento di aggressività, porta a conoscenza il suo “nemico”, che così facendo egli intende porgergli la massima fiducia che si potrebbe concedere al prossimo, al fine ultimo di rivoluzionargli la coscienza e “vincere insieme”. Al “nemico” infatti, il digiunante offre letteralmente il proprio corpo, che viene di proposito indebolito con la mancanza del nutrimento, allo scopo di renderlo inabile a qualunque forma di lotta materiale, fisica e violenta.

    Lo sciopero della fame è per questi motivi la forma di protesta più altruista e dignitosa in assoluto. Essa infatti viene consumata silenziosamente senza mai generare disordine o disagio alla comunità e ciò avviene perché il digiunante, oltre ad onorare il proprio “nemico”, si cura di trasferire l’equivalente rispetto alla collettività. Al contrario di quanto avviene in altri modelli di rimostranze dove, inevitabilmente, l’intera o parte della comunità viene coinvolta patendone i disagi.

    Nonostante tutti i nobili propositi di questa forma di protesta, molte persone in Italia hanno la tendenza a disapprovarla o addirittura ad emarginarla, come se si trattasse di qualcosa più vicino alla “pazzia”, alla “patologia”, all’essere “degenerati” che non a ciò che in realtà rappresenta, ovvero: un altissimo senso di civiltà, di coscienza interiore e di appartenenza a quell’unico grande disegno della vita che include e lega l’un l’altro, ogni essere vivente.

    Molto probabilmente questo fenomeno di pregiudizio sociale è mosso, più che dal buonsenso, dalla scarsa conoscenza del tema in sé, spesso mascherato dai tabù o confuso con problematiche individuali per nulla attinenti al caso specifico, come per esempio possono essere “l’inappetenza”, “l’anoressia” o addirittura “il desiderio di suicidarsi”. È corretto perciò chiarire che nulla di tutto ciò appartiene al reale significato del digiuno intrapreso come sciopero della fame e che al contrario, tale protesta nutre del più alto rispetto per la vita e per la sua integrale conservazione e che, cosa molto importante, esso si propone solo per un determinato numero di giorni e, il più delle volte, sotto stretto controllo medico.

    Esistono comunque casi in cui lo sciopero della fame è stato causa di morte per alcuni. Casi perlopiù collegati alla prigionia forzata, dove il prigioniero decide di non nutrirsi più sino alla morte. Personalmente, preferisco paragonare questi disperati casi umani alle semplici Capinere che, una volta catturate ed ingabbiate, scelgono di lasciarsi morire di fame per riappropriarsi della loro naturale libertà.

    Un dato socialmente interessante emerge invece dal fatto che ogni giorno, nella società occidentale perciò anche in Italia, qualcuno e per differenti motivi, da qualche parte intraprende lo sciopero della fame. Proteste importanti che però non godono di alcuna visibilità o risonanza, poiché nessuno dei mezzi comunicativi (come giornali o tv), le divulga. Il motivo di questo silenzio mediatico, specialmente nel nostro paese, risiede primariamente nel volere politico, una casta poco attenta ai bisogni del popolo e men che meno propensa a volersi confrontare con uomini o donne con reali valori morali, etici e di incorruttibilità. Più di tutto però, i politici stanno ben attenti a fare in modo che nessuno di questi casi di sciopero della fame venga sottoposto all’opinione pubblica, dacché il risveglio delle coscienze nella popolazione potrebbe certamente ripercuotersi negativamente contro loro stessi e contro i loro indegni interessi.

    Resta di fatto che solo in questo primo mese del nuovo anno, nell’intera penisola, isole incluse, sono davvero molte le persone che hanno deciso di abbracciare il digiuno come protesta, affamando se stessi in nome di un ideale, di un diritto mancato, un’ingiustizia, per amore del proprio paese. E pure gli anni passati sono gremiti di queste azioni pacifiche di protesta, solo che nessuno di chi avrebbe avuto il dovere di farlo ha avuto il coraggio di affrontare l’argomento e renderlo noto.

    Qui di seguito alcuni dei casi del momento:

    · In Sardegna, a metà gennaio ha avuto inizio uno singolare “sciopero della fame a staffetta”, per non lasciar morire di fame la scuola italiana, messa a digiuno dal taglio selvaggio delle risorse finanziarie. L’iniziativa porta la firma del Coordinamento precari di Oristano e ha già raccolto adesioni da tutta la penisola e persino in Grecia. Al momento hanno aderito: insegnanti precari, docenti di ruolo, dirigenti scolastici, personale Ata, studenti liceali e universitari e due sindaci, quelli di Marrubiu e di Villaverde.

    · Giuseppe Nobile, delegato Usb (Unione sindacale di base) della sede Inps del Vco, a Gravellona Toce, intraprende lo sciopero della fame i primi di gennaio, per protestare contro i tagli imposti dal governo Monti.

    · Jean Carlo Mattoni, atleta che vive a San Benedetto del Tronto, ha intrapreso lo sciopero della fame i primi di gennaio, per problemi inerenti al proprio lavoro.

    · A Palermo, Martino Morsello, uno dei capi del Movimento dei Forconi, il 18 gennaio ha iniziato lo sciopero della fame per via delle infamanti accuse di infiltrazioni mafiose tra i manifestanti del proprio movimento.

    · A Palermo, Ignazio Cutro’, imprenditore antiracket e testimone di giustizia, ha intrapreso dal 16 gennaio lo sciopero della fame e della sete rimanendo fisicamente sotto Palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione, per far sì che vengano rispettate le procedure ed consentirgli di avere il Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva, è un certificato unico che attesta la regolarità di un’impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali) e poter così tornare a lavorare.

    · In Piemonte, Salvatore Grizzanti e Igor Boni, due giovani impegnati in politica nel partito radicale, hanno intrapreso lo sciopero della fame nella prima metà di gennaio, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri piemontesi e per chiedere che la Regione nomini un Garante dei detenuti.

    · Venezia, Michele Boato, docente di economia, impegnato contro la nocività dell’industria chimica e nei movimenti pacifisti, ecologisti, nonviolenti. Dai primi di gennaio ha intrapreso lo sciopero della fame perché ha fame di verità sul PAT (Piano di Assetto del Territorio).

    · Savio Pagano, giovane artista catanese innamorato della propria patria, dal 16 gennaio ha intrapreso lo sciopero della fame per sensibilizzare la società, ma in particolar modo i giovani artisti, sugli insormontabili problemi che opprimono il Paese, rendendo precaria la vita e buio il futuro.

    Cordiali saluti
    Sara Aguiari


Happy Art

dicembre 23, 2011

 

 

Gli autori di Akkuaria al Delice Theluxury Coffee. Stasera.


Cell generation

novembre 28, 2011
CELL GENERATION
Racconti sul darwinismo telefonico
Vittorio Frau
Ed. Akkuaria

Ironico brioso leggero, una bevanda dissetante e frizzante, una vera vacanza dall’insensatezza e dalla grevità della vita.

Vittorio descrive situazioni paradossali che spesso però sono vere  -la realtà non di rado surclassa l’immaginazione- coglie in momenti particolari un respiro di comicità, restituendo levità a ciò che non ne ha.

Le storie di Vittorio Frau fanno divertire e riflettere  al contempo, aprono un occhio ulteriore sulle contraddizioni e sulle scelleratezze del nostro quotidiano, senza facili moralismi e giudizi.

Il telefono cellulare diventa allora un pretesto per godibilissime descrizioni al limite del surreale, diventa lo strumento per rivelare la stupidità di chi si fa schiavo di questo aggeggio ormai indispensabile che, come ribadisce l’autore stesso, si è impadronito delle nostre esistenze.

GABRIELLA ROSSITTO

“Cell generation” è il mio ultimo lavoro. Sono sempre stato affascinato dalle mutazioni sociali causate nelle nostre vite dalla prepotente invasione dei telefonini; osservando l’assurdo comportamento delle persone in nome dell’infame accessorio, ho cominciato a pormi una domanda: cosa accadrebbe al genere umano se da un momento all’altro sparissero tutti i telefonini? Saremmo in grado di sopravvivere o finiremmo divorati dall’inedia? Come potevamo noi studiare, lavorare, socializzare e comunicare prima che inventassero i cellulari?
Ai nostri giorni il genere umano è nettamente diviso in due distinte categorie: i pre-telefonino,cioè coloro che, come il sottoscritto, sono nati e cresciuti prima dell’avvento del telefono cellulare, e i post-telefonino, i ragazzi venuti al mondo dopo il 1990 che hanno visto la propria nascita annunciata direttamente tramite il cellulare, tenuto saldamente nella mano della propria mamma, dolorante spossata, magari ancora tormentata dall’ago e il filo dell’ostetrica, ma con l’inseparabile attrezzo stretto fra le dita tremolanti. In questo “viaggio” che ho voluto intraprendere tra ridicole suonerie e atteggiamenti al limite del ricovero coatto, sono arrivato a una conclusione: non siamo noi a piegare il telefono cellulare al nostro volere, ma è esattamente il contrario: è “lui” a essersi impadronito delle nostre vite e a dettare i ritmi della nostra giornata, trasformandoci in inconsapevoli attori comici nel palcoscenico della quotidianità.

VITTORIO FRAU

E adesso un brano del libro, scelto dall’autore stesso.

“Dio solo sa cosa abbia portato Eugenio, il mio meccanico, a comprarsi un microscopico telefono cinese non adatto alle sue grosse dita. Il telefono, unHaier tri-band, è largo poco più di tre centimetri; il polpastrello del suo indice ha un diametro di due centimetri e mezzo. Non occorre essere geni per capire che, con un dito simile, non può premere un tasto solo, ma agisce contemporaneamente sull’intera tastiera, quindi, a meno che non abbia qualcuno da chiamare con il numero 123456789#0* , Eugenio ha fatto un acquisto inutile. Ma avevo fatto i conti senza considerare la duttilità della mente umana quando si trova ad affrontare situazioni disperate: un problema come quello di Eugenio, comune a molti altri lavoratori manuali o temutissimi andrologi, aveva due possibili soluzioni: la prima, improponibile, era quella di tornare a un telefono a “misura di dito”, la seconda era una mini-mutazione fisica che supplisse a quella genetico-evolutiva probabilmente già in atto. Chi non ricorda l’oscena e antigienica unghia del mignolo, lasciata crescere per compiere disgustose operazioni di trivellazione in sordidi pertugi? Quante volte, fermi al semaforo, abbiamo guardato con raccapriccio il conducente dell’autovettura al nostro fianco che ingannava l’attesa del “verde” servendosi della sua punta acuminata per raggiungere profondità nasali altrimenti inesplorabili? Da quando la corsa al rimpicciolimento del cellulare ha fatto sì che il problema di Eugenio dilagasse, l’immonda “unghietta” è ricomparsa, diventando indispensabile compagna dei moderni cellulari.

Ora i milioni di “Eugeni” sparsi per il mondo, possono accedere ai minuscoli tasti, ma non solo: l’unghia è perfetta per aprire in un attimo i telefonini a sportellino, agendo come una leva che s’insinua con facilità tra le due parti. Si aggiunge quindi un altro terribile effetto collaterale dovuto all’uso del telefono: lo “sdoganamento” della sordida unghia, ritenuta estinta sotto i colpi del vivere civile, ora è di nuovo lì, ufficialmente accessorio del telefono, ma chi può garantire che i possessori di tale appendice, nell’intimità della propria casa, non la usino anche per gli antichi scopi, trivellando allegramente tutto il trivellabile?”

 

Ebbene, che aspettate a leggerlo?


Premio letterario “Donna semplicemente donna”

novembre 26, 2011

Nell’ambito delle manifestazioni relative al 25 novembre, giornata contro la violenza alle donne, sono stati premiati ieri sera, al Palazzo Platamone di Catania, i vincitori del Premio letterario “Donna semplicemente donna” curato da Vera Ambra.

Per la sezione poesia:

Primo premio:

PER UNA BELLISSIMA DONNA

Disegno una mappa

Quella delle tue mani.

Amorevoli materne mani di donna.

La chiave è qui, nella tua carne

Nelle pieghe del tuo dolore,

Negli angoli dei tuoi sensi,

Nelle tue gioie senza risposta.

Prendo le tue mani e le sfioro con le mie labbra

Una felicità di rosa appena sbocciata..

Sei il centro dell’alba e del tramonto

                               L’arcolaio del giorno.

Un guizzo nei tuoi occhi stupisce e cattura..

                                   Tu sai.

Una ruga nuova sul tuo volto in accordo perfetto

Con le tue mani irruvidite dagli anni furiosi del tempo,

Con gli amori strappati a morsi.

Una favola affranta che celebra frammenti d’azzurro

Cavalluccio marino di profondità gentili.

Un sussurro e un abbraccio

Come benevolo sfiorare la guancia di un bimbo

O come seducente arrivederci.

Questa la tua guerra

  E questo il tuo canto.

Gabriella Pison

Un inno dedicato a una figura di donna tratteggiata con immagini fresche e inusuali, un inno probabilmente alla madre, celebrazione di tutte le donne coraggiose impegnate in guerre personali e quotidiane e comunque vincenti per l’amore che le rende uniche.

Secondo premio:

CASSANDRA

Lo so.

Prima di ogni tempo

l’ho visto accadere.

Persino la mia morte

portano impressi

questi occhi miei

colmi di futuro

e di sciagura.

Non ho paura.

Troia in fiamme

sorprende voi;

non impressiona me.

Lo sapevo.

Prima di ogni tempo

l’avevo visto accadere.

Anche la mia lingua

muta

l’aveva previsto

alle vostre orecchie

sorde alle mie grida.

Mi attende, ora

l’ultima tappa

di questo estremo viaggio:

priva di ogni sostegno

varcherò l’Ade

rivestita solo

di sangue

e coraggio.

Alessandra Carnovale

Il mito ci restituisce una splendida Cassandra, foriera di sciagure, inascoltata e altera, consapevole del proprio dono, che è al tempo stesso condanna. Ma non c’è posto per la paura: anche la propria morte, nitida nello specchio del futuro va affrontata con coraggio.

 
Terzo premio ex aequo:

PENSIERO DI GUERRA

Malinconico pensiero

tra spari e sangue

di un soldato bambino,

che un destino infelice

vedrà morire.

Pianto di madre e di sorella,

la guerra,

lusingatrice di uomini,

riempirà di singhiozzi le vostre gote.

La speranza del suo ritorno è lontana,

troppo lontana

perché il sole risplenda

in tramonti infuocati.

Piangete donne,

l’aria è putrida di morte,

la fine non sarà mai l’inizio.

                                                                                             

Anna Maria Scuderi

 Una condanna della guerra non retorica o ovvia, attraverso la figura di un bambino soldato, condannato a una fine certa, dove solo le donne piangono i morti, e dove solo le donne potrebbero cambiare la storia.

*

Diafane stanno

le anime in volo

angeli rese

dai bimbi in paura

che piegati dal freddo

e snudati nel cuore

piangono d’altri

i pupi giocare

di fianco ai guanciali

nei sogni più brutti

e di case più calde

dei fuochi nemici

con mani alle toppe

vanno pregando

Qui aperte le mense

a saggi ed ignavi

campanili alle stelle

coi canti legati

come tuono d’estate

a me il pianto

piombò

E più grande divenne

dell’anima il mondo

confusa ai granelli

di sabbia pestata.

Dominga Carrubba

Immagini evocative e suggestioni, anime in volo e bimbi in paura,in un quadro surreale pieno di allusioni a scenari che potrebbero essere di guerra o più semplicemente esprimere il dolore del mondo.

Per le altre sezioni vai al sito:

http://www.venticinquenovembre.it/index.htm

 

Per gli altri risultati:

http://www.aicscatania.it/donna2011.htm

http://www.aicscatania.it/donna2011premiazione.htm

SEZIONE LIBRI

1a classificata La bambina che beveva cioccolata di Laura Monticelli Conetta

2a classificata Segreti di Irene Pecikar

3a classificata Perle d’acqua di Titti De Siemis

 

Premio della Giuria

Altri tempi di Santina Russo
La mia storia – la mia estate di Lucia Favoccia
Vedere oltre….  di Simonetta Ariu

Il solista, di Luciana Baruzzi

Fuoco di luci di Rosaria Carbone

All’ombra di un respiro Vincenza Armino

 

Narrativa
1a classificata La cernitrice di Laura Vargiu
2a classificata Respira di Annalisa Maugeri
3a classificata I Galli. Le parole alla memoria, di Nadia Galli
 

Premio della Giuria

Tra-dita di Angelica Dell’Omo
Segreto di famiglia di Antonella Cardella
L’apparenza inganna di Rosa Maria Di Salvatore
Il giardino di Teresa di Liliana Tuozzo
Un romantico nostalgico tragicomico Novembre  di Annarosa Spota
Doppiamente libera di Francesca Padula
Tutto accade per un motivo di Alessandra Torrini
Fiori nella polvere di Milly Nale
Il silenzio delle cicale di Milly Nale
 

Poesie
1a classificata Per una bellissima donna di Gabriella Pison
2a classificata Cassandra di Alessandra Carnovale
3a classificata Diafane stanno le anime in volo Dominga Carrubba
3a classificata ex aequo Pensiero di guerra di Anna Maria Scuderi

Premio della Giuria

Poesia di Isabella Giannone
Sacrario di Giusi Baglieri
La sabbia nel letto di Laura Di Marco
La finestra sulla strada di Maria Paola Di Cristina