L’Orfeo capovolto

novembre 28, 2010

 

Colpita da una sorta di… consonanza, ospito qui un Orfeo capovolto, quello di Cristina Bove.

 

ORFEO

Non si può percepire la metà del tempo e nemmeno la metà del buio.

Entrambi sono interi e si sperimentano solo inoltrandosi in essi, facendosene avvolgere.

Chiamavo i minuti prigionieri e ultimi, solo così potevo immergermi tra i cerchi di fuliggine e le stelle.

Non lo sapevano i dèmoni né gli angeli, potevano sospettarlo le mènadi, ma non avrebbero parlato, mai.

I luoghi oscuri sono quelli dove le parole sono scritte sul nero e si leggono a stento, e si racconta di umori e umori in simmetrie carnevalesche.

La realtà, il vivere reale, è gesto e abbraccio, occhi nel giorno.

Non un solo momento ero distante, il mio pensiero ritornava a te, anche se non mi era chiara la motivazione.

Fu il rispetto a fermarmi. Io che non ho rispetto di me stesso. Che altrove nuoto, mitridizzato in lunghe notti liquide, toccato amaramente alle consegne e cambi di staffetta. In contorsioni che tu non puoi nemmeno immaginare. Bisogna che riascolti i miei silenzi, le mie muraglie assorte, la mia cetra.

Lo farai.

Ma non avrai il sospetto della verità nuda, tu non sapresti reggerla, ed è per questo che mi sono fermato.Tra quelli che invano cercheresti di capire, nei transiti in corridoi ipogei: normalità acquisite, per me. Per te l’inconcepibile.

Ti ho respinta con l’inganno di chi non può che andare, essendo questo l’unico gesto somigliante all’amore.

Non potrai seguirmi nei luoghi dove l’anima si arrende e chiama stelle i bulbi delle calle.

E non mi volterò.

Ti condurrò lontano da questo mondo di traffici e menzogne che ci convoglia sempre più veloce nei depositi foschi della mente. Mi dimenticherai per altre mille eternità, in terre parallele e capovolte, in dimensioni sconosciute.

Non sarai tu a morire, mia Euridice, ma io, che non mi sono più voltato, che ho preferito farti strada e, senza guardarti, sono fuggito all’apparire delle prime luci, affidandoti all’alba.

Io non proseguo, resterò nell’ombra.

E tu mi perdi qui, sola nel sole.

Chissà, forse tra tempi incalcolabili, sarai tu che mi verrai a cercare.

 

 

 

“Il mio Orfeo resta nell’erebo, perché riconosce di non essere ancora degno della luce.
Non si è girato come nel mito, ma ha scortato la sua Euridice affinché fosse libera. Ha scelto di restare lui, nell’ombra.”

CRISTINA BOVE

 

 

Jean-Baptiste-Camille Corot

 

 

E infine anche il mio Orfeo capovolto, frammisto a Lot, che diventa una statua di sale per essersi, al contrario, voltata indietro.

 

ORFEO

 

Non sei Orfeo

non ti volti a guardare

non cerchi

la perduta Euridice

non hai cellule vive

nel cuore

già di sale

e non si torna

dai sentieri dell’Ade.

 


ORFEO

novembre 28, 2010

 





Federico Cervelli (1625 – 1700),  “Orfeo ed Euridice”
Fondazione Querini-Stampalia, Venezia (Italia)

 

 

Orfeo nel mito

 

La sua fama è legata soprattutto alla tragica vicenda d’amore che lo vide unito alla ninfa EuridiceAristeo, uno dei tanti figli di Apollo, amava perdutamente Euridice e, sebbene il suo amore non fosse corrisposto, continuava a rivolgerle le sue attenzioni fino a che un giorno ella, per sfuggirgli, mise il piede su un serpente, che la uccise col suo morso. Orfeo penetrò allora negli inferi incantando Caronte con la sua musica. Sempre con la musica placò anche Cerbero, il guardiano dell’AdePersefone, commossa dal suo dolore e sedotta dal suo canto, persuase Ade a lasciare che Euridice tornasse sulla terra. Ade accettò, ma a un patto: Orfeo avrebbe dovuto precedere Euridice per tutto il cammino fino alla porta dell’Ade senza voltarsi mai all’indietro. Esattamente sulla soglia degli Inferi, e credendo di esser già uscito dal Regno dei Morti, Orfeo non riuscì più a resistere al dubbio e si voltò, per vedere Euridice scomparire all’istante e tornare tra le Tenebre per l’eternità. Orfeo, secondo il mito, da allora rifiutò il canto e la gioia, offendendo le Menadi, seguaci di Dioniso che lo uccisero e lo dilaniarono, si nutrirono di parte del suo corpo e ne gettarono la testa nell’Erebo. La testa scese fino al mare e da qui all’isola di Lesbo, dove la testa fu sepolta nel santuario di Apollo. Il corpo venne seppellito dalle Muse ai piedi dell’Olimpo. La sua lira venne invece infissa nel cielo, e formò una costellazione.

Un’altra versione, più drammatica e commovente, parte dalle stesse premesse: Euridice muore uccisa da un serpente mentre scappa dalle grinfie di Aristeo. Orfeo decide allora di andarla a riprendere. Dunque, trova a Cuma la discesa per gli Inferi. Giunto lì incanta Caronte, Cerbero e Persefone. Ade acconsente a patto che egli non si volti fino a che entrambi non siano usciti dal regno dei morti. Insieme ad Hermes (che deve controllare che Orfeo non si volti), si incamminano ed iniziano la salita. Euridice, non sapendo del patto, continua a chiamare in modo malinconico Orfeo, pensa che lui non la guardi perché è brutta, ma lui, con grande dolore, deve continuare imperterrito senza voltarsi. Appena vede un po’ di luce, Orfeo, capisce di essere uscito dagli Inferi e si volta. Purtroppo, però, Euridice ha accusato un dolore alla caviglia morsa dal serpente e, dunque, si è attardata… Quindi, Orfeo ha trasgredito la condizione posta da Ade. Solo ora Euridice capisce e, all’amato, sussurra parole drammatiche e struggenti: «Grazie, amore mio, hai fatto tutto ciò che potevi per salvarmi». Si danno poi la mano, consapevoli che quella sarà l’ultima volta. Drammatica anche la presenza di Hermes che, con volto triste ed espressione compassionevole, trattiene Euridice per una mano, perché ha promesso ad Ade di controllare ed è ciò che deve fare. Orfeo vede ora scomparire Euridice e si dispera, perché sa che ora non la vedrà più. Decide allora di non desiderare più nessuna donna dopo la sua Euridice. Un gruppo di Baccanti ubriache, poi, lo invita partecipare ad un’orgia dionisiaca. Per tener fede anche lui a ciò che ha detto, rinuncia, ed è proprio questo che porta anche lui alla morte: le Baccanti, infuriate, lo sbranano e gettano la sua testa nel fiume Evros, insieme alla sua lira. La testa cade proprio sulla lira e galleggia, continuando a cantare soavemente. Zeus, toccato da questo evento commovente, prende la lira e la mette in cielo formando una costellazione.

 

Orfeo nell’arte

 

Poliziano

Fabula di Orfeo, 237.: “Io te la rendo, ma con queste leggi: / che lei ti segua per la ceca via / ma che tu mai la sua faccia non veggi / finché tra i vivi pervenuta sia!“).

Ovidio

Si prendeva un sentiero in salita attraverso il silenzio, arduo e scuro con una fitta nebbia. I due erano ormai vicini alla superficie terrestre: Orfeo temendo di perderla e preso dal forte desiderio di vederla si voltò ma subito la donna fu risucchiata, malgrado tentasse di afferrargli le mani non afferrò altro che aria sfuggente. Così morì per la seconda volta ma non si lamentò affatto del marito (di cosa avrebbe dovuto lamentarsi se non di essere stata amata così tanto?) e infine gli diede l’estremo saluto.” (OvidioMetamorfosi, IV, 53 sgg)

Virgilio

“Euridice” diceva “O mia misera Euridice!” / E lungo il fiume le rive ripetevano “Euridice”. (VirgilioGeorgiche, IV, 525.). Così Zeus, commosso, deciderà di mettere la testa di Orfeo in mezzo al cielo, nella costellazione della Lira.

Seneca:

cessava il fragore del rapido  torrente, e l’acqua fugace, obliosa di proseguire il  cammino, perdeva il suo impeto … Le selve inerti si  movevano conducendo sugli alberi gli uccelli; o se  qualcuno di questi volava, commuovendosi nell’ascoltare  il dolce canto, perdeva le forze e cadeva … Le Driadi[ninfe dei boschi], uscendo dalle loro querce, si affrettavano verso il  cantore, e perfino le belve accorrevano dalle loro tane al melodioso canto …”).

 

Museo Archeologico di Napoli.

Euridice è al centro della scena, e poggia la sua mano sinistra sulla spalla di Orfeo, con un gesto pieno di tenerezza e rassegnazione. Ma Orfeo è inconsolabile e con la sua mano tocca la mano di lei, una carezza che è anche un inutile tentativo di trattenerla.
Inutile, perché Hermes psycopompos ha intrecciato il suo braccio al braccio destro di lei, e con dolcezza ma anche con determinazione la trattiene accanto a sé: il suo compito sarà riportarla di nuovo, e stavolta per sempre, negli Inferi.
Nemmeno una parola, solo la forza dei gesti per rendere il dolore del distacco tra i due innamorati, e la inevitabilità del destino.

 

La letteratura, l’arte in genere, si sono ampiamente nutrite del mito di orfeo, così come possiamo vedere nell’elenco seguente, tratto da Wikipedia:

Letteratura

Saggi critici

Musica

Pittura

Scultura

Cinema

Fumetto

 

 

E ora un piccolo sorso di Pavese, con i Dialoghi di Leucò

L’inconsolabile

Il sesso, l’ebbrezza e il sangue richiamarono sempre il mondo sotterraneo e promisero a più d’uno beatitudini ctonie. Ma il tracio Orfeo, cantore, viandante nell’Ade e vittima lacerata come lo stesso Dionisio, valse di più.(Parlano Orfeo e Bacca).

Orfeo: E’ andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. S’intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch’è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com’era prima; che un’altra volta sarebbe finita. Ciò ch’è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi “Sia finita” e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela.

Sentii soltanto un cigolìo, come d’un topo che si salva.

Bacca: Strane parole, Orfeo. Quasi non posso crederci. Qui si diceva ch’eri caro agli dèi e alle muse. Molte di noi ti seguono perché ti sanno innamorato e infelice.

Bacca:    …

Eri tanto innamorato che – solo tra gli uomini – hai varcato le porte del nulla. No, non ci credo, Orfeo. Non è stata tua colpa se il destino ti ha tradito.

Orfeo: Che c’entra il destino. Il mio destino non tradisce. Ridicolo che dopo quel viaggio, dopo aver visto in faccia il nulla, io mi voltassi per errore o per capriccio.

Bacca: Qui si dice che fu per amore.

Orfeo: Non si ama chi è morto.

Bacca: Eppure hai pianto per monti e colline – l’hai cercata e chiamata – sei disceso nell’Ade. Questo cos’era?

Orfeo: Tu dici che sei come un uomo. Sappi dunque che un uomo non sa che farsi della morte. L’Euridice che ho pianto era una stagione della vita. Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore. Cercavo un passato che Euridice non sa. L’ho capito tra i morti mentre cantavo il mio canto. Ho visto le ombre irrigidirsi e guardar vuoto, i lamenti cessare, Persefòne nascondersi il volto, lo stesso tenebroso-impassibile, Ade, protendersi come un mortale e ascoltare. Ho capito che i morti non sono più nulla.

Bacca: Il dolore ti ha stravolto, Orfeo. Chi non rivorrebbe il passato? Euridice era quasi rinata.

Orfeo: Per poi morire un’altra volta, Bacca. Per portarsi nel sangue l’orrore dell’Ade e tremare con me giorno e notte. Tu non sai cos’è il nulla.

Bacca: E così tu che cantando avevi riavuto il passato, l’hai respinto e distrutto. No, non ci posso credere.

Orfeo: Capiscimi, Bacca. Fu un vero passato soltanto nel canto. L’Ade vide se stesso soltanto ascoltandomi. Già salendo il sentiero quel passato svaniva, si faceva ricordo, sapeva di morte. Quando mi giunse il primo barlume di cielo, trasalii come un ragazzo, felice e incredulo, trasalii per me solo, per il mondo dei vivi. La stagione che avevo cercato era là in quel barlume. Non m’importò nulla di lei che mi seguiva. Il mio passato fu il chiarore, fu il canto e il mattino. E mi voltai.

Cesare Pavese – Dialoghi con Leucò

Sitografia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Orfeo

http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/orfeo_euridice/

http://web.tiscali.it/mitologia/Orfeo_&_Euridice.htm

http://books.google.it/books?id=eIDJllBTQ9QC&pg=PA553&lpg=PA553&dq=mito+di+orfeo+in+letteratura+e+arte+orfeo&source=bl&ots=75uay75aQs&sig=9RMn_F6rJuCGEXEeor7O-O3lMlU&hl=it&ei=7XnyTIHBJY6aOr_Q1J4K&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=8&ved=0CEcQ6AEwBw#v=onepage&q=mito%20di%20orfeo%20in%20letteratura%20e%20arte%20orfeo&f=false

http://vitanonlongaest.blogspot.com/2008/04/linconsolabile-orfeo-di-pavese.html