Pomeriggio con l’autore

febbraio 8, 2013

mercoledì 13 febbraio

ore 17

Castello di Leucatia

Catania

Pomeriggio con l’autore

con Gabriella Rossitto

a cura di Santo Privitera

relatore  Alfio Patti


POMERIGGIO CON L’AUTORE: Pippo Ximenes

marzo 26, 2012

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 LA POESIA DELL’ASSENZA

 

Se volessi cercare una definizione -con le gabbie che sappiamo possono edificare le definizioni- per la poesia di Pippo Ximenes, oserei parlare di “poesia dell’assenza”, delle cose irraggiungibili o perdute, dei ricordi più intensi sul far della sera. Poesie dove tutto è assenza, come dichiara il poeta stesso (Un cono d’ombra, da Il respiro del silenzio, p. 66).

La Poesia di Pippo è caratterizzata essenzialmente dalla musicalità, per me alla base di ogni percorso di ricerca. La musica di cui parlo è in prevalenza quella dell’endecasillabo, a volte del settenario e del novenario, è quindi la più fluida e classica. E si potrebbe pensare allora a una pesantezza del verso che lo infeltrisce e lo rende greve, a gabbie metriche, che piegano il significato e lo snaturano.

Questo però non accade. Le poesie di Ximenes sono brevi e intense, ricche di immagini, scorrono una dietro l’altra come armonia d’acqua, dolce e liquida.

Ci sono parole che insistite ritornano, quasi il poeta abbia necessità di declinarle in ogni sfaccettatura: sera, vento brezza, mare, funzionali alla costruzione di paesaggi della memoria, oasi struggenti del ricordo.

Da sottolineare anche la presenza di rime, spesso baciate, di enjambement, di sinestesie e di metafore ardite, in una scrittura matura e meditata.

Le tematiche che percorrono trasversalmente i volumi finora editi costituiscono un unico filo teso a dipanare inquietudine e domande sull’esistenza: l’amore, gli affetti familiari, la solitudine, la memoria, la vita e la morte, e poi la vita di paese, il tempo, la riflessione sulla parola.

Il volto del presente, la prima silloge pubblicata da Giuseppe Ximenes, presenta temi eterogenei: la partenza di un soldato che saluta l’amata (Soldato, p.8), la quiete sonnolenta del paese, sfiorata appena da un alito di brezza (Un sonno quieto, p. 9), mentre si sopravvive a se stessi e i ricordi vanno ammuffendo come molliche  (Molliche, p. 11).

Il poeta è colui che sa rintracciare nelle cose il dolore, ma fa poi di seta i propri versi, perché distilla con sapienza la sofferenza del mondo e ne fa musica (Conosce un solo modo chi è poeta, p. 23).

E poi la morte senza preavviso (Schianto, p.25) e l’attesa di essa (Fuori dalla vita, p. 42), come avviene nell’ultima fase della vita, in cui un vecchio guarda il mare, sapendo che non vi è null’altro da attendere (Un vecchio, p.30).

Le parole non dette ( Invito, p.26; Nubi, p.31)  diventano più grevi e invadenti di quelle espresse:

Lasciammo cadere il discorso

ma a lungo rimase nell’aria

quell’ultima parola che ancora

reclama di essere detta.

(L’ultima parola, p.28)

E, disincantato e consapevole,  lo sguardo sul degrado, in una fame d’amore che niente può saziare, perché niente in fondo può colmare il vuoto (Ritorno qui a vagare nel degrado, p. 48; Corriera, p. 49; Sesso a ore, lassù le vecchie scale, p.50).

In assoluto il tema dominante, il più denso di significati, è quello della madre:

Vado incontro a una sorte

foriera di rovine,

fra dense ombre contorte

già intravedo il confine:

di là c’è la tua morte

e di qua la mia fine.

(A mia madre, p. 45)

Tema che torna anche ne Alla madre inferma, p.37; Il volto del presente, p. 51; e forse anche in Dormiveglia, p. 54 e  ne L’odore dei tuoi anni, p. 60.

Ne Il respiro del silenzio, la seconda prova del nostro poeta, preponderante è ancora la presenza della madre, manca il suo abbraccio, che saprebbe contenere e comprendere il dolore, fino a trasformarlo:

Non sarebbero nulla queste lacrime

se ancora, madre mia, ti avessi accanto,

come un tempo stringendomi al tuo petto

non staresti a cercare le parole:

ti basterebbe l’ombra di un sorriso

per farle diventare foglie secche.

(Come un tempo, p.14)

La casa ne respira l’assenza, nelle stanze aleggia uno sguardo, e più intensa e dolorosa si avverte la sua mancanza nel silenzio della sera:

mi aggiro per le stanze e su ogni cosa

sembra si avverta l’ombra del tuo sguardo

(da Nell’aria, p.17)

A questa fa da corollario Nel buio, p.18, in cui la notte di grida inudite accentua lo struggimento, ricorrente in Scorrendo lentamente, p.19, e inQuelle parole, p.21, in cui il silenzio è lutto esso stesso.

Altro tema è quello del tempo che scorre inesorabile, che è disincanto, terra di mezzo ostile e brulla, protesa verso un niente sostenuto dalle illusioni (Il tempo che mi resta, p.29).

La vita stessa può essere avvertita come un susseguirsi di giorni vuoti e uguali, dei quali estenua la lentezza, come se si fosse per sempre in attesa della vita vera:

Spesso è soltanto un lento susseguirsi

di giorni vuoti e uguali, esso ci estenua

e a tratti sembra quasi sopraffarci;

ogni volta subiamo il suo trascorrere

nell’attesa legittima di vivere.

(Attesa di vivere, p.26)

o raffigurata come un fiume in piena, in cui la corrente trascina via (Corrente, p.50).

A rendere intensa la tristezza intervengono  le voci care che tornano dall’oblio, da remote lontananze, ma sono uguali al ricordo del mare dentro una conchiglia:

 

Accade che dal più profondo oblio

riemergano talvolta voci un tempo

pur care, le odi appena e le confondi.

È come quando ascolti una conchiglia:

senti remoti gli echi di onde morte.

(Voci, p.35)

Solitudine e silenzio si fanno presenze ingombranti che la notte rende più vivide, concreti compagni cui ci si è assuefatti  (Stand-by, p.37).

Sempre presente poi la Musa ispiratrice, colei/coloro in grado di accendere versi, di trasformare pensieri vaghi in parole, l’amore in senso alto, la dea-poesia che si china a sfiorare il volto e innesca il processo creativo (Alla mia Musa, p. 49).

Così le parole sono dentro gli occhi dell’amata, e solo un suo sguardo può riaccendere la poesia  (Nei tuoi occhi, p.55),  oppure si trovano nel sorriso di lei, la sola capace di destare dal sonno le parole per trasformarle in canto  (A un tuo sorriso, da Nel cuore di una rosa, p. 35) e sono parole, quelle poetiche, da lasciare in dono, in pegno per colmare l’assenza, che dimoreranno sulle labbra dell’amata come baci (Arrivederci, p. 57) anche dopo, quando le parole sostengono il ricordo perché gli occhi dei poeti è nel cuore che hanno le radici (Quando verrai, p.63).

 

Nel cuore di una rosa ci regala altre belle immagini sulla madre, attraverso gli oggetti che ne restituiscono la parvenza:

Sfioro gli oggetti, vago per la stanza,

qui l’ombra di mia madre ancora avanza

curva e lenta; si accosta alla finestra.

Fuori la vita odora di ginestra.

(da La camera dei sogni, p. 26)

e la sua assenza fa dei giorni foglie secche annerite  (Senza te, p.60).

Troviamo spesso la contrapposizione luce/ombra e, nell’ultima silloge, Nel cuore di una rosa, un altro binomio interessante, cuore/parola (per il primo sostantivo 15 e per il secondo 18 occorrenze circa), perché il poeta indaga sulla parola senza perdere mai di vista il sentimento che la nutre e la evoca.

Si evocano anche qui le Muse, che visitano il poeta in sogno per donargli la poesia  (Mi visitano in sogno, p.9)  e sono ancor più presenti le stagioni, ma del cuore più che della natura.

Labbra di mille tenere parole, ultima silloge in ordine di tempo, ci ripropone la natura come sfondo ai sentimenti; i mutamenti stagionali accompagnano le riflessioni sui temi costantemente indagati dal nostro autore: il tempo, l’assenza, i ricordi, l’amore.

Riemergono la contrapposizione luce/ombra e alcuni inscindibili binomi: vento-foglie, luna-stelle, solitudine-silenzio.

Densa e dolente anche qui la presenza/assenza della madre, particolarmente intensa nella lirica che dà il titolo al libro, Labbra di mille tenere parole  (p. 41)

S’inerpica tenace il gelsomino,

lambisce già il balcone, nel mattino

lievi oltre l’uscio danzano le tende

che la luce dell’autunno fende.

A un pio riflesso, diafana parvenza,

furtivo velo d’ombre in dissolvenza,

andare sembri ancor di stanza in stanza,

mia sola mai sopita rimembranza.

Malia di sguardi un tempo, odor di viole,

labbra di mille tenere parole.

 

Anche In passi lenti, p.29 ci presenta gli oggetti lasciati sul comò in un gesto d’amore che testimoniano la loro appartenenza, e sono le stanze stesse che trasudano ricordi (p. 13).

Ma su tutto emerge, come sempre, la parola, la parola come seme al nulla e al tutto (Sia seme la parola p. 3), e mentre il poeta si chiede se sia tempo di parole (Il sonno della luce, p. 28), ne ravvisa la necessità in un rapporto d’amore:

Fra noi

adesso c’è bisogno di parole

che accarezzino tenere il silenzio

 

(Parole, p. 14)

Le parole aleggiano, affiorano ovunque, che siano dolci (p.33) o vuote (p.30), rade parole scarne (p.27) o troppo tenere (p.9), o parole velate in controluce (p.15).

Il poeta diviene un fine cesellatore, un orafo che incastona le parole come pietre preziose, addolcendole di miele nelle notti di veglia, trasformando la miseria in luce:

Per te cesello versi senza fine,

incastono parole ad una ad una

con paziente perizia in lunghe notti

di veglia cospargendone di miele

ogni sillaba. Al palpito del cuore

per donar loro un’anima e la luce

attingo alle mie scorte di miseria.

 

(Al palpito del cuore p.16)

C’è una brezza, dunque, un vento, ed è vento di mare, che percorre tutta la produzione di Ximenes. È il vento insinuante dei ricordi, uno struggimento dolente, amaro a tratti.

La vera poesia è quella che lascia dentro ognuno di noi qualcosa di indefinito ma di profondo, perché mai  la poesia può essere spiegata a fondo, e le emozioni non hanno alcun bisogno di essere tradotte.


Incontro con il poeta Pippo Ximenes

marzo 23, 2012

 

lunedì  26 marzo 2012

ore 17.30

Castello di Leucatia

v.Leucatia 68

Catania

in collaborazione  con la Biblioteca “R. Livatino”

                                                                 

Un pomeriggio col poeta

  GIUSEPPE XIMENES

 

                                                                                                                        Relatrice Gabriella Rossitto

                                                                                                                           Introduce Santo Privitera


Incontro con il poeta Pippo Ximenes

marzo 16, 2012

LUNEDI’  26 marzo 2012

ore 17.30

Castello di Leucatia (v.Leucatia 68-CT)

in collaborazione  con la Biblioteca “R. Livatino”

                                                                  Un pomeriggio col poeta

 

  GIUSEPPE XIMENES

                                                                                                                        Relatrice Gabriella Rossitto

                                                                                                                           Introduce Santo Privitera


Jennuvinennu – 15 dicembre 2010

gennaio 1, 2011

Ringrazio Francesco Neglia per le foto della serata:

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JENNUVINENNU – QUANDO LA PAROLA SI FA POESIA E LA POESIA CANTO

dicembre 11, 2010

 

“Jennuvinennu, quando la parola si fa poesia e la poesia canto”

 

Incontro col poeta Alfio Patti

 

 

Introduce Giusy Liuzzo, presidente Archeoclub Catania

 

 

Relatori:

 

Dott. Santo Privitera, giornalista, scrittore

Gabriella Rossitto

 

 

L’incontro si concluderà con una performance culturale-musicale: “La religiosità nella poesia e nelle canzoni siciliane, interpretata e rivista da Alfio Patti”

 

 

Auditorium della scuola “Pizzigoni”

Catania

 

15 dicembre 2010

 

ore 17