Una poesia

dicembre 18, 2008

Come aver sbagliato strada

quando nel buio

l’improvviso soffio spegne

lo stoppino che reggi 

e nello scempio del giorno

non sai più se andare, tornare,

sostare, mentre passa accorata

l’ultima diligenza

resta

la frastornata sonagliera in corsa

prima che il gelo s’ingrossi

nella pioggia desolata di questo

assiderato borgo.

 

SEBASTIANO ADDAMO

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Perché la poesia?

dicembre 18, 2008

Chi scrive probabilmente si interroga sulla funzione della poesia, o della propria poesia, in un tempo sempre più arido e insensibile.

È ancora tempo di poesia, il nostro? Perché i poeti?

Queste in particolare le domande che si pone Sebastiano Addamo.

Riporto le sue conclusioni.

 

“La voce della poesia è troppo flebile per vincere il frastuono che è intorno…

I molti libri di poesia che vengono pubblicati non fanno che accentuare questo silenzio: sono tanti e tanto indiscriminati che non c’è nemmeno il tempo di lanciare ad essi un solo sguardo, anche se distratto. Per la poesia non c’è pubblico. Al massimo -ma davvero al massimo- c’è appena qualche lettore. La domanda è minima, non c’è mercato e non ci sono editori.

Bisogna considerarlo: non è più in causa il valore che il libro eventualmente comunica; in causa è lo stesso libro come valore.

Fra questa vita e questa morte, si può accampare la poesia. La sua gratuità scrupolosa come un destino può diventare il valore “inutile” di un mondo nel quale tutto è merce e valore di scambio. 

Essa non deve salvare né garantire nulla, non ha risposte da fornire, è appena una scommessa e un rischio. La sua funzione è di non avere alcuna funzione.

Può valere come la sentinella che vigila gli ultimi spalti di un territorio abbandonato. Ma se la terra è ormai un deserto, poiché priva di senso, resta, dice Heidegger, il canto che nomina la terra.”

Da Alternative di memoria di SEBASTIANO ADDAMO

 

Chi è d’accordo con queste affermazioni?