LE COSE SONO DIVERSE DA COME APPAIONO

1Q84

Murakami Haruki

Einaudi

2011

Perché questo è un libro che prende?

Mah!

Provo un po’ a spiegarlo, ma non sono sicura di riuscirci…

Avevo serie preclusioni nei confronti della letteratura giapponese, ritenevo di non essere in grado di apprezzarla, non conoscendo abbastanza una cultura troppo diversa dalla mia.

Ho scoperto Murakami.

Non so per quale motivo questo libro mi abbia conquistata: forse per la scrittura, per il suo muoversi sull’orlo della fantascienza senza caderci mai dentro, forse per il respiro volutamente occidentale  (se sostituiamo Tokio con una qualsiasi città americana, non ci accorgiamo della differenza). Solo il cibo ci ricorda dove è ambientato il romanzo. Così imparo che i gamberetti vanno preparati con zenzero e prezzemolo cinese, si aggiungono sedano e funghi, un bicchierino di sakè, pepe e salsa di soia; leggo su wikipedia che gli edamame sono fagioli di soia acerbi che vengono lessati senza essere estratti dal baccello e si servono freddi o talvolta caldi; durante il consumo i fagioli vengono estratti dal baccello e mangiati mentre il baccello viene scartato. Ah! lo zenzero va rosolato nell’olio di sesamo bianco!

Ed ecco un altro menu:  zuppa di miso (il miso è una pasta di soia fermentata, cui si aggiunge il dashi, fatto con scaglie di tonnetto essiccato (katsuobushi) e una grossa alga chiamata konbu; alghe wakame e porri; sauro secco arrostito; tofu insaporito con lo zenzero, daikon grattugiato (è un ravanello bianco gigante), rapa in salamoia e umeboshi ( un condimento a base di prugne secche giapponesi).

Ma imparo anche che il cognome va prima del nome!

La storia inizia sulla tangenziale di Tokio e con questa colonna sonora:

Subito qualcosa comincia a stonare  nella placida normalità, una sorta di scollamento dal reale , preannunciato da un taxi troppo lussuoso, una Toyota Royal Crown

con un impianto stereo anch’esso troppo raffinato. E poi le ambigue parole del tassista:

“Le cose sono diverse da come appaiono…”

Aomame  si ripetè queste parole nella mente. Poi corrugò leggermente le sopracciglia.
“E questo cosa vorrebbe dire?”
L’autista rispose scegliendo accuratamente le parole:
“Allora, detto in altri termini, lei sta per fare una cosa che non è usuale. Non è vero? Scendere in una scala d’emergenza in pieno giorno, non è un’azione che le persone farebbero normalmente. E tantomeno una donna”
“No, forse no” disse Aomame.
“Quindi, una volta fatta una cosa del genere, è possibile che il suo paesaggio quotidiano le appaia, come dire, un po’ diverso. Anch’io ho avuto un’esperienza simile. Ma non si lasci ingannare dalle apparenze. La realtà è sempre una sola”

Qualche nota sullo stile però devo farla: eliminerei l’insistita descrizione dei personaggi e le similitudini disseminate come granella di nocciola.

La storia di un amore impossibile, che scorre sottotraccia, è invece suggestiva e magica: Aomame e Tengo che guardano la stessa luna, senza sfiorarsi, pieni del loro reciproco sentirsi, e il barattare la propria vita per un ricordo, per un sogno che non si è ancora incontrato, questo basta alla trama che sembra a volte a maglie troppo larghe.

Anch’io, una volta, secoli fa, ho guardato una panciuta immensa luna assieme a una persona: il contatto sublime di un attimo, ma bastevole a sostenere il ricordo per tutta la vita. Forse davvero la luna ipnotizza e seduce, ed è per sempre.

Orwell è presente, e non solo nel titolo (pag. 294), anche se con “1984” forse le attinenze sono poche.

E poi l’amore:

Naturalmente mi resterà il ricordo di Tengo. La sensazione della sua mano. Quel tremito violento al cuore. Il desiderio impaziente di essere stretta tra le sue braccia. Se anche diventassi un’altra persona, niente potrebbe strapparmi il sentimento che ho per lui. Questa è la grande differenza tra me e Ayumi. Al centro del mio essere non c’è il vuoto. E nemmeno uno spazio arido e desolato. Al centro del mio essere c’è amore. Io continuerò sempre ad amare quel bambino di dieci anni di nome Tengo. Continuerò ad amare la sua forza, la sua intelligenza, la sua gentilezza. Lui non è qui.

Ma un corpo che non si può vedere non è soggetto a decadenza, e le promesse che non sono state scambiate non possono essere infrante.”

(pag. 459)

“Amare qualcuno dal profondo del cuore è comunque una grande consolazione. Anche se si è soli e non si riesce a stare con quella persona”.

(pag. 241)

E ancora il tempo, mentre Murakami approfitta dell’argomento per prendere le distanze dalla fantascienza, almeno così sembra:

” -E una sorta di mondo parallelo?

L’uomo rise, facendo tremare un po’ le spalle.

-Mi sembra che lei abbia letto troppa fantascienza. No, non è così. Non è un mondo parallelo. Non è che lì c’è l’anno 1984 e qui il 1Q84, chwe è una sua ramificazione e i due procedono in modo parallelo.”

( pag. 564)

L’alternanza dei capitoli (i dispari dedicati ad Aomame, i pari a Tengo) non è certo una novità, ma rende piacevole la lettura, nel lasciare e riprendere le due storie parallele in cui si raccolgono indizi e collegamenti come sassolini utili per tornare a casa.

Aomame ha una scorza infrangibile e un nucleo tenero: si comporta come Dio, ripulisce il mondo da uomini che non meritano di vivere, ma non si riesce a condannarla, lei vive di un amore impossibile, nato da una stretta di mano fra due bambini di dieci anni, in un’aula deserta.

In ogni caso avrebbe voluto incontrarla. Gli sarebbe bastato anche solo sapere che tipo di vita aveva vissuto da allora, dove si trovava oggi, quali cose la rendevano felice e quali la rattristavano. Per quanto tutti e due potessero essere cambiati, e avere ormai perduto ogni possibilità di unirsi, niente poteva cancellare quel giorno di tanto tempo fa, quando in un’aula deserta della scuola elementare si erano scambiati qualcosa di prezioso.”

(pag.447)

Tengo, ossessionato dalle immagini della sua primissima infanzia, vive in superficie come se attendesse qualcosa.

Per tutto il romanzo i due personaggi si avvicinano sempre di più, per piccole rivelazioni, fino a sfiorarsi, in una notte di… due lune, ma solo per un attimo.

Così è la vita vera, probabilmente. Ma il sogno di Murakami ci consente di credere, senza riserve, a ogni parola. Come al risveglio, al mattino, si crede interamente ai propri sogni, così, uscendo dal libro, ci resta qualcosa appiccicato addosso, la smorfia di Aomame, le domande senza punto interrogativo di Fukaeri, lo sguardo attonito di Tengo su un mondo che diventa sempre più improbabile.

Sappiamo già che ci sarà un altro libro, dove magari scopriremo che Tengo è il figlio del Leader, destinato a continuarne le gesta, che il rapporto con Fukaeri è incestuoso, che Tengo e Aomame non concretizzeranno mai il loro amore, pur inseguendosi per altre mille pagine… ma no, non credete a una sola parola di quello che dico: le cose sono diverse da come appaiono. E soprattutto, stanotte, non alzate lo sguardo verso il cielo: potreste scorgere una seconda luna, piccola e verde.

Rassegna stampa:

1Q84 supera qualsiasi altro romanzo di  Murakami, e forse qualsiasi altro romanzo sia mai stato scritto, nell’ambizione  di svelare le sottilissime membrane che separano l’amore dall’incontro casuale, la bontà dalla malvagità, la realtà dai sogni di chi vive nella repressione del  mondo moderno.

Publishers Weekly

***

Le opere di Murakami sono sempre più rilevanti per la nostra comprensione del mondo moderno, e questa volta il suo lavoro è più che mai raffinato… Questo romanzo — intriso di morte e ossessioni, ma anche di umorismo — potrebbe  diventare una lettura obbligatoria per chiunque cerchi di afferrare il senso della cultura giapponese contemporanea.

The Japanese Times

***

Le cose non sono ciò che sembrano: se il nuovo romanzo di Murakami – ambizioso, tentacolare, assolutamente sbalorditivo – avesse uno slogan, sarebbe questo. Una distopia orwelliana, la  fantascienza, il mondo contemporaneo (terrorismo, droga, apatia, cultura pop),  fusi insieme in una narrazione epica onirica e indimenticabile.

Kirkus Reviews

***

In 1Q84 troverete insieme un’autentica saggezza e una grande profondità emotiva. Murakami ha superato se stesso nel descrivere il nostro senso di perdita e di isolamento.

The Wall Street Journal

***

Murakami è davvero unico… Quale altro autore riesce a farvi venire in mente allo stesso tempo Dostoevskij e J.K. Rowling, e non nello stesso capitolo, ma nella stessa pagina? Guardata attraverso la lente del postmodernismo, la sua capacità esemplare di mettere insieme leggerezza e spessore, alta letteratura e intrattenimento, non manca un colpo. Eleganza e pop, sublime e profano, storia e  fantasia, trash e trascendente: le dimensioni slittano in continuazione fino a fondersi in una sorta di incontro tra le speculazioni metafisiche di un Ivan  Karamazov e le sfide avventurose di un Harry Potter.

The Independent (UK)

***

1Q84 è uno di quei rari romanzi che descrivono perfettamente ciò che siamo, e che offrono insieme indizi allettanti di ciò che la letteratura potrà diventare. Questo romanzo è un’impresa grandiosa: dentro c’è tutto ciò che ci aspettiamo da  un capolavoro, più un paio di cose che non saremmo mai stati in grado di aspettarci.

— San Francisco Chronicle

***

I romanzi di  Murakami resistono a ogni definizione: sembrano vivere di vita propria.

— Daily Telegraph

***

Murakami è come un illusionista che spiega il trucco nascosto dietro le sue magie, ma riesce comunque a farti credere di avere potere sovrannaturali. Chiunque può raccontarci una storia che somiglia a un sogno, ma sono rari gli artisti che, come lui, ci convincono che siamo noi a sognarlo.

— The New York Times Book Review

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“No, non do nomi alle farfalle. Ma anche senza nomi, le distinguo l’una dall’altra dal disegno e dalla forma. Inoltre, quando si dà loro un nome, chissà perché muoiono subito. Queste creature non hanno nome e vivono per un tempo molto breve. Ogni giorno vengo qui, le incontro, le saluto e faccio con loro vari discorsi. Ma, quando il tempo è giunto, le farfalle scompaiono da qualche parte, in silenzio. Penso siano morte, ma sebbene le cerchi, non ne trovo mai i resti. Svaniscono senza lasciare traccia, come se si fossero dissolte nell’aria. Le farfalle hanno una grazia incantevole, ma sono anche le creature più effimere che esistano. Nate chissà dove, cercano dolcemente solo poche cose limitate, e poi scompaiono silenziosamente da qualche parte. Forse in un mondo diverso da questo.”

 

 

 

Per chi volesse conoscere la trama:

Tokyo, 1984. Un taxi bloccato nel traffico di una tangenziale. Nell’abitacolo, insolitamente lussuoso, una giovane donna sta facendo tardi al suo appuntamento. Indossa un tailleur elegante, scarpe col tacco, è bella ma i suoi tratti ostentano una compostezza innaturale. Si chiama Aomame. L’autoradio trasmette la Sinfonietta di Janácek (Aomame non sa perché ma la riconosce, la conosce, quando l’ha sentita?), mentre fuori l’ingorgo cresce e il tempo a sua disposizione si assottiglia. Qualche minuto dopo, tra le macchine ferme e gli automobilisti annoiati o nervosi, Aomame cammina verso il bordo della tangenziale. E la vediamo proprio, in un ralenti squisitamente cinematografico, questa ragazza elegante che sfila attirando gli sguardi, la guardiamo togliersi le scarpe e scavalcare il parapetto e poi sparire giù per una scala ripida in metallo, mentre nella sua testa risuona ancora, mescolato alle note di Janácek, l’avvertimento del tassista: «Le cose sono diverse da come appaiono, ma non si lasci ingannare: la realtà è sempre una sola…»

Si apre così 1Q84, il nuovo monumentale romanzo di Murakami Haruki, e se non fosse per il titolo orwelliano il primo riferimento che verrebbe in mente è Alice che si infila nella tana del coniglio (e mentre seguiamo Aomame sulle scale lo capiamo subito che l’ammonimento del tassista non servirà a nulla, né a lei né a noi, e che da questo mondo nel quale stiamo per entrare, così diverso dalla nostra realtà ma che della nostra realtà dice molto, ci faremo ingannare).

Nella stessa città, ma lontanissimo da Aomame, anche Tengo ha un appuntamento. Tengo insegna matematica in una scuola privata che prepara i ragazzi a entrare all’università. È perseguitato da un unico, nitidissimo, ricordo della madre, una visione che non riesce ad interpretare e che ogni volta lo sconvolge. Se numeri e teoremi sembrano offrirgli un appiglio per decodificare il mondo, c’è qualcosa che non può fare a meno di raccontare con la scrittura. E quando Komatsu, un editore con cui collabora, gli propone di lavorare come ghost writer su un manoscritto bizzarro e magnetico, anche lui fa ingresso nella sua «tana del coniglio»: La crisalide d’aria, opera della giovanissima Fukaeri, è molto più che un romanzo. E nel riscriverlo Tengo arriverà molto lontano dalla realtà che conosce, in un mondo popolato da capre cieche, little people, e misteriose crisalidi d’aria che si sottraggono al concetto stesso di tempo.
Due protagonisti, due storie che sembrano non avere nulla in comune ma che invece, capitolo dopo capitolo, svelano imprevedibili connessioni.

«Credo che uno dei compiti più importanti per uno scrittore sia attivare quel territorio dello spirito che nella vita quotidiana non viene usato. Per farlo è necessario spostare in posizione On alcuni interruttori che si trovano sul pannello della coscienza», ha detto Murakami a Dario Olivero in un’intervista per Repubblica. E ancora: «Se tutto va bene, attraverso quel passaggio che siamo riusciti ad aprire, possiamo mettere piede in un mondo che non siamo abituati a vedere.

I miei romanzi mostrano il percorso per arrivare a quel mondo interiore».
In 1Q84, «l’interruttore», il passaggio per accedere a queste  dimensioni nascoste Murakami ce la mostra già nel titolo, in quella Q, la cui  pronuncia in giapponese è identica a quella dell’ideogramma corrispondente al  numero nove. Un dettaglio minimo, una membrana sottilissima che separa due universi paralleli e che, forse, è destinata presto a infrangersi.

Mescolando suggestioni folkloristiche e immagini prese in prestito dai manga, citazioni letterarie e riferimenti pop, sensualità sfrenata e tenerissimo amore, Murakami costruisce un’epica contemporanea che guarda al passato recente e scava nelle ossessioni, nei feticismi, nei sogni del nostro tempo, e ci regala un’opera unica, il suo capolavoro.

http://www.einaudi.it/speciali/Murakami-Haruki-1Q84-il-libro

Per i personaggi (ma non leggete la trama, vi svelerebbe il contenuto del terzo libro!):

http://it.wikipedia.org/wiki/1Q84

http://comeimparareilgiapponese.info/valore-1q84-haruki-murakami

Come prevedevo, non finisce qui:

http://newsdalgiappone.com/2010/01/04/la-terza-parte-di-1q84-di-murakami-uscira-ad-aprile/

Il sito italiano su Murakami, dove troverete anche alcuni racconti:

http://www.harukimurakami.it/index_int.htm

http://www.sulromanzo.it/blog/1q84-di-haruki-murakami

Intervista a Murakami:

http://olivero.blogautore.repubblica.it/2011/11/08/intervista-a-murakami-haruki/

http://www.youtube.com/watch?v=lA5R68o9wTI&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=AYaMjmrqjTQ

“Avvertì un forte tumulto interiore […] Non era un’emozione simile all’innamoramento o al desiderio sessuale. Era come se qualcosa si fosse insinuato attraverso una piccola fessura e tentasse di riempire un vuoto che c’era dentro di lui da un tempo incalcolabile. Lei vi aveva proiettato sopra una luce speciale, illuminandolo.”

“Non c’erano cambiamenti particolari. Dimensioni e forma erano rimasti uguali. ” io sono sempre io e il mondo è sempre il mondo” Ma qualcosa aveva cominciato a cambiare. Aomame lo percepiva. Era come trovare gli errori in una figura. Hai davanti a te due immagini. Le appendi alla parete, una accanto all’altra, e per quanto tu possa confrontarle, sembrano perfettamente identiche. Ma se ti metti ad osservare con estrema attenzione i singoli particolari, ti accorgi che ci sono alcune piccole differenze.”

“Passò il resto della mattinata così, a guardare il soffitto. Non se la sentiva di fare nulla. L’unica soluzione era rimanersene lì a guardare in alto. Non che lassù ci fosse nulla di interessante. I soffitti non sono costruiti per intrattenere le persone.”

“Comunque che si tratti di menù, di uomini o di qualsiasi altra cosa, pensiamo di essere noi a scegliere. Ma forse in realtà non scegliamo proprio niente. Probabilmente tutto è già stato deciso dall’inizio e noi facciamo finta di scegliere. Il libero arbitrio è solo un’illusione.”

“Ascolta Tengo, adesso per un po’ non metterti a pensare cose troppo complicate. Segui la corrente. Di storie come questa, non è che nella vita ne capitino tante. È come stare in un bel romanzo picaresco. Per una volta gustiamoci il denso profumo del male. Godiamoci la discesa sulle rapide. E se dovremmo precipitare dalle cascate, faremo insieme una caduta spettacolare.”

“Doveva aver riflettuto a lungo, non sapeva quanto. Immersa nei suoi pensieri, aveva smarrito completamente il senso del tempo. Solo il cuore aveva continuato a scandire gli attimi con ritmo secco e regolare. Aomame visitò diverse piccole stanze che aveva dentro di sé, risalendo negli anni come un pesce risale un fiume. Ritrovò teneri ricordi e profondi dolori. Una luce sottile, venuta chissà dove, le trafisse il corpo. Provò una strana sensazione, come se fosse diventata trasparente. Tentò di guardare quella luce facendosi schermo con la mano, e si accorse che vedeva ciò che c’era dietro. Le sembrava di essere diventata di colpo leggera.”

“La violenza non assume soltanto forme visibili, e non sempre dalle ferite scorre il sangue.”

“E’ come la ruota delle passioni Tibetana. Quando gira i valori e i sentimenti che sono all’esterno salgono e scendono. Ma il vero amore attaccato all’asse della ruota, non si muove.”

“Il mondo, in qualche sua parte, stava cominciando ad impazzire. Mentre camminava, la mente di Aomame continuava a vorticare rapida.”

“E le numerose farfalle come fugaci segni di punteggiatura in un flusso di coscienza senza inizio né fine, apparivano qua e là, per poi scomparire subito di nuovo.”

“Per quanto uno posso riscrivere il passato, minuziosamente e con diligenza, non può modificare la propria condizione presente. Il tempo possiede la forza di cancellare uno dopo l’altro i cambiamenti artificiosi. Lì dove sono state apportate modifiche, il tempo interviene e riscrive, ripristinando il flusso originale. Forse la cosa giusta da fare per lui era stare in piedi all’incrocio del presente e guardare con coraggio e sincerità il passato. Scrivere il futuro come se fosse il passato. ”

 


LEGGI L’INCIPIT:

http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880620379PCA.pdf

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