I giganti della montagna

aprile 29, 2012

 

 

 

http://www.teatrostabilecatania.it/it/cartellone/1/24/186

Nel Pantagruele, Rabelais narra che per trovare l’origine della stirpe dei giganti occorreva risalire a quando la terra era stata fecondata dal sangue di Abele. Dunque un assassinio, un fratricidio, aveva dato vita all’immaginifica e meravigliosa anomalia dei giganti.
Non sappiamo se Pirandello ricordasse il passaggio rabelaisiano, certo è che un omicidio si compie anche in questo caso: quello di Ilse, detta la Contessa. Capocomica di una compagnia di attori girovaghi venuta a redimere – o semplicemente a toccare se non nel cuore negli orecchi – con la semplice Favola del figlio cambiato gli orgiastici giganti dediti a premonitoribunga bunga. Ma cosa possono mai farsene di una favola i giganti, pieni della loro saturante realtà? Cosa può Ilse – che neanche il mago contadino Cotrone, dominatore del Kaos, può convincere a desistere – di fronte alla pienezza persuasa dei Giganti?
Qualcuno potrebbe dire che nell’incompiuta opera, Pirandello non scrive affatto la morte di Ilse. Ebbene, non arriva a scrivere neanche la discesa dei Giganti: interrompe l’opera sulla paura di Diamante, mentre il Conte chiede senza risposta ad Ilse: Ma tu non hai paura, Ilse? Li senti?
Gli Scalognati, che tutto hanno poiché nulla possiedono, possono vedere i Giganti, possono sentirli, possono provarne paura, a differenza dei Comici, che, recitando per mestiere la vita di un altro, come dice Cotrone, non hanno il dono di sentire la paura. Per questo Ilse, l’Arte,sarà stritolata dai Giganti.
Pirandello sogna il finale, così comunica al figlio Stefano: c’è un ulivo saraceno e una grande tela, in mezzo alla scena, con cui ha risolto tutto. Un colpo di scena nel finale della sua vita, che coincide con il finale della sua più grande opera: dietro quella tela, in mezzo alla scena, ci saranno i Giganti. Li sentiremo arrivare, ne avremo paura, ma non potremo vederli, né il Teatro riuscirà a mostrarceli. Questa estrema impossibilità è anche l’estremo atto di denuncia del limite dell’Arte nei confronti della Vita. Di ciò che non può essere detto (visto) è meglio tacere (immaginare).

Giuseppe Dipasquale

 

http://www.dietrolequinteonline.it/?p=11796

http://it.wikipedia.org/wiki/I_giganti_della_montagna

 

http://www.taote.it/newteatro/pirandello/giganti.htm

 

Annunci

To Rome With Love

aprile 24, 2012

Immagine

Bene, vorrei capire… senilità? La mia o la sua?

Per una vita amo apprezzo Woody Allen e ora riesce a lasciarmi perplessa.

O facciamo come i critici cinematografici che fingono di capire dove non c’è niente da capire, solo per non apparire ignoranti? Io non sono un critico, e non ho paura di apparire ignorante.

Sciatteria o premeditazione quegli accidenti di microfoni a pendere quasi in ogni scena? Irritante.

I temi? quattro storie ingarbugliate, un po’ pasticciate insieme. La critica al sistema su cui si basa la celebrità vacua, sistema in grado di osannare o distruggere, e che altro? L’unica idea -neppure tanto originale- che già bastava al film e così si perde, è l’ncontro di Alec Baldwin con il giovane se stesso.

Ah, dimenticavo… “Volare” che apre e chiude: il massimo dell’ovvietà.

Eh no, Woody, non trovo il surreale, l’ironia, il sarcasmo, il disincanto…

Dopo le splendide cartoline da Parigi, quelle da Roma non convincono affatto!

Corro a rivedere un tuo vecchio film…

Immagine


Cca sugnu

aprile 22, 2012

In una notte illune, in una data palindroma…

Grande successo di pubblico ieri sera alle Ciminiere per la presentazione di Cca sugnu di Alfio Patti.

Ha introdotto la dottoressa Daniela Saitta, in rappresentanza della casa editrice Prova d’Autore.

L’avv. Trantino ha presentato il libro; qui in sintesi il suo appassionato intervento.

“Un vero libro si legge a occhi chiusi… ci costringe cioè a interrompere spesso la lettura, chiudendo gli occhi per visualizzare immagini, per attingere al nostro vissuto, per fermare l’emozione che il libro ci sta donando.

Ritrovarsi nel libro di Alfio Patti mi fa pensare a una classe di scolari in cui il senso del dovere equivaleva alla trepidazione causata dall’apertura del registro: ecco, Alfio Patti risponde Presente! come Mario Gori diceva Semu cca!

Nonostante l’autore sia modesto, schivo, la sua risposta è pronta, e invoca una coralità che in Sicilia non sempre è presente…  con spaesata nostalgia –definizione di Rita Verdiramee passo discreto, felpato (in pigiama, oserei dire) egli ci convince che è possibile la sfida, anche se di fronte si stendono interminabili deserti di stoppa:

Jennu e vinennu

avanti e arredi

comu ‘scravagghiu

ammenzu a stuppa

sugnu ancora cunvintu

di putiri vinciri a vita.

 Ed è proprio questo l’orgoglio siciliano, anche se la città di Platone è crollata perché non era costruita sulla roccia, anche se gli amici che si dichiarano tali non lo sono affatto, specie nel momento del bisogno, e un proverbio siciliano dice appunto che occorre mangiare montagne di sale insieme prima che si possa parlare di vera amicizia.

Patti, palombaro e aquila insieme, si muove alla ricerca dell’equilibrio, sàtvas: e per contrastare la spirtizza, il malcostume, usa la parola, che è dono, anima. Il silenzio vale solo se è riserbo, o se non vi è nulla da dire. Se la parola manca, invece, è solo povertà, manca la musica della parola, ma viene a mancare anche l’azione: non è più tempo di farsi canna, contro gli ingannatori occorre farsi albero, lucerna in mano a Diogene, senza rimandare a domani. L’aspettativa è finita, caro Patti, il tuo confine è l’oltre. “

Presente in sala lo scrittore Domenico Seminerio, che è intervenuto parlando di continuità rispetto agli altri volumi della trilogia, ma anche di cambiamento: Patti si dichiara sconfitto, ma non fallito; disilluso, ma non rinsavito. E così deve essere: il poeta, pur osteggiato non può rinsavire.

Ha preso poi la parola lo stesso autore, chiarendo il concetto che sta alla base del libro, auspicando un nuovo umanesimo, un ritorno alla centralità dell’uomo, contro un avversario che prima si conosceva e del quale ora si ignorano i contorni. Quando mancano gli ideali, ma soprattutto la giustizia, l’equità, allora manca anche la pace.

Intensa la recitazione dell’attrice Laura Rapicavoli che, dopo aver letto alcune poesie tratte da Cca sugnu, ha regalato, assieme all’artista, un assaggio del nuovo spettacolo di Alfio Patti, “Arsura d’amuri”. Si tratta di un omaggio a Graziosa Casella, poetessa siciliana (1910-1960), ma anche alla poesia d’amore femminile. Lo spettacolo, che vede la partecipazione di Gabriella Grasso, Denis Marino, Emilia Belfiore, andrà in scena il 20 maggio al centro ZO delle Ciminiere.


Niscemi, tra musica e poesia

aprile 21, 2012

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

 

http://www.lazonafranca.info/2012/04/22/alfio-patti-il-poeta-cantore-incanta-niscemi/


La musica di Gregorio Lui

aprile 21, 2012

E’ uscito il nuovo CD, “Cose di vento”

 

http://www.gregoriolui.it/

http://www.myspace.com/gregoriolui


In…canto d’amore

aprile 21, 2012

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Riporto l’articolo di Francesco Giordano sulla serata:

VENERDÌ 20 APRILE 2012

Poesia d’Amore al Centro Kerè con Vera Ambra, una serata densa di sentimento

Poesia d’Amore al Centro Kerè con Vera Ambra, una serata densa di sentimento

Nei simpatici locali del centro sperimentale Kerè, in via Macherione 21 a Catania, il 19 aprile si è parlato di poesia e d’amore: binomio indissolubile, il quale non poteva non avere come protagonista la donna che negli ultimi vent’anni più di molte altre, ed altri ignoti, si è prodigata per la diffusione del Verbo della poesia e dell’Arte hic et nunc, nella città etnea, nella terra di Sicilia, in Italia e nel mondo, ossia Vera Ambra.

Presentata da Mario Bonica, la serata partecipata dal qualificato pubblico intervenuto, ha registrato le letture di poesie di Mariella Sudano, di Gabriella Rossitto, di Maria Tripoli e di Vera Ambra, alternate dalle canzoni dell’artista Gregorio Lui, accompagnato dalla sua chitarra. Poesia d’amore al femminile, e non poteva essere diversamente, poiché è nell’eterno femminino che si riscontra sempre quel sentimento sublime che è l’anima mundi. E se Mariella Sudano e Gabriella Rossitto, nelle loro singolarità, lo hanno espresso l’una in modo mitopoietico l’altra in forma dialogica, Maria Tripoli, da pittrice quale è affermata da anni, ha inteso sublimarlo con le sue parole dense di sensibilità.

Vera Ambra ha toccato le corde più profonde dell’anima, leggendo la “Lettera al primo amore”, nonché l’elogio al compagno sempre fedele ed amico, il gatto, su cui si è esercitata molta letteratura in tutti i tempi. Gradevole anche il siparietto finale a cura di Orazio Costorina.  Incontro breve ma intenso in uno spazio nascente che intende aprirsi alla “nouvelle vague” dei palpiti più vivi ed operanti della città dell’elefante, in nome di quell’Amore per la Sapienza, che è il primo motore d’ogni umana, ed anche sovraumana, vicenda. L’Associazione Akkuaria ed il movimento dell’Alienismo appena nato e presentato nella città eterna, di cui vi furono esponenti autorevoli e che vede ancora in Vera Ambra l’entusiasta catalizzatrice, supporteranno senza dubbio le idee che si faranno carne viva, e potranno avere il ‘lebensraum’ negli scoperti locali, proseguendo il cammino senza fine dell’Amore.

F.Gio

http://letterecatinensi.blogspot.it/2012/04/poesia-damore-al-centro-kere-con-vera.html

Cca sugnu, di Alfio Patti, alle Ciminiere

aprile 18, 2012

sabato 21 aprile 2012

Ciminiere, sala A1

Catania, viale Africa

CCA SUGNU

ALFIO PATTI

PROVA D’AUTORE 2012

Cca sugnu,  sono qua, eccomi. Già il titolo è una dichiarazione di poetica, esserci per parlare, per gridare, per agire. L’unica arma del poeta è la parola, e questa brandisce contro il disfacimento dei tempi e il sonno delle coscienze.

Cca sugnu chiude una ideale trilogia che comprende Nudi e crudi e Jennuvinennu: comune ai tre libri è l’impianto architettonico, il respiro che li percorre.

Anche qui troviamo tre sezioni, Cca sugnu, Sunteleya e Menzamài. Anche qui predominano le tematiche sociali e filosofiche, e si rintracciano percorsi evidenti ma anche criptici, sottotraccia, di difficile comprensione. Non è mai trasparente la poesia di Patti, lascia al lettore ampi spazi di interpretazione, ma anche di dubbio.

Una coraggiosa denuncia dei mali del nostro tempo, un grido di dolore e al tempo stesso di battaglia: una sveglia alle coscienze assopite, monito e incitamento, forte e spavalda come solo la parola del poeta può essere. Niente che assomigli al disfattismo, però, perché il tutto è pervaso da una sottile speranza, quella in una nuova alleanza, culminante nell’avvento di un uomo-guerriero, capace di rinnovare e di salvare.

Ironia e disincanto, pessimismo e fiducia, tutte le voci di Patti si rincorrono e si fondono armonicamente in una mai scontata unitarietà. Uno sguardo sui grandi temi dell’esistenza, dunque, che, nonostante il buio dei tempi odierni, ha una forza propositiva e lucida: ancora una volta si può credere che la poesia è in grado di cambiare il mondo.

 Gabriella Rossitto

 

http://www.lapisnet.it/eventi/catania/cca-sugnu.htm#.T47CUnweDdI.facebook

Per uno stralcio della prefazione di Salvatore Di Marco:

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/04/17/cca-sugnu-di-alfio-patti/

Massimo Maugeri intervista Alfio Patti su Letteratitudine:

http://letteratitudinenews.wordpress.com/2012/04/18/cca-sugnu-di-alfio-patti/