Scrivo perché

gennaio 24, 2010

 

Scrivo perché ne ho voglia.

Scrivo perché non posso fare un lavoro normale come gli altri.

Scrivo perché dei libri come i miei siano scritti e io li possa leggere.

 Scrivo perché ce l’ho con voi tutti, contro il mondo.

 Scrivo perché mi piace stare chiuso in una stanza tutto il giorno.

 Scrivo perché non posso sopportare la realtà se non trasformandola.

 Scrivo perché il mondo intero sappia  che genere di vita io, gli altri, noi tutti

 abbiamo vissuto e continuiamo a vivere a Istanbul, in Turchia.

 Scrivo perché amo l’odore della carta e dell’inchiostro.
Scrivo perché credo più di tutto nella letteratura, nell’arte del romanzo.
Scrivo per abitudine, per passione.

 Scrivo perché ho paura di essere dimenticato.
Scrivo perché apprezzo la fama e l’interesse che ne derivano. Scrivo per star solo.

 Scrivo nella speranza di capire perché ce l’ho così tanto con voi tutti, con il mondo intero.

 Scrivo perché mi piace essere letto.

 Scrivo, dicendomi, che bisogna finire questo romanzo, questa pagina, che ho cominciato.

 Scrivo, dicendomi, che è quello che tutti si aspettano da me.
Scrivo perché come un bambino credo nell’immortalità delle biblioteche e nella posizione che vi mantengono i miei libri.

 Scrivo perché la vita, il mondo, tutto è incredibilmente bello ed esaltante.
Scrivo perché è piacevole tradurre in parole tutta questa bellezza e la ricchezza della vita.

 Scrivo non per raccontare una storia bensì per costruirla.

 Scrivo per sfuggire al sentimento di non potere raggiungere un luogo verso cui si aspira, come nei sogni.

 Scrivo perché non riesco ad essere felice qualsiasi cosa faccia.

 Scrivo per essere felice.

ORHAN PAMUK
Grazie a Luigi per il suggerimento. Chiunque scrive dovrebbe compilare una “lista” del genere.
Io rifletto da tempo sulla mia scrittura. Pubblicherò qui le “liste” che mi invierete.
Chi raccoglie l’invito?

AVATAR

gennaio 22, 2010

Regia: James Cameron

 Sceneggiatura: James Cameron

 Attori: Sam Worthington, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez, Zoe Saldana, Joel David Moore, Laz Alonzo, Wes Studi, Stephen Lang, Peter Mensah, CCH Pounder, Dileep Rao, Matt Gerald, Scott Lawrence, Jacob Tomuri Ruoli ed Interpreti

Fotografia: Mauro Fiore

Montaggio: John Refoua, Stephen E. Rivkin

 Musiche: James Horner

Produzione: Twentieth Century-Fox Film Corporation, Lightstorm Entertainment, Giant Studios Inc. Distribuzione: 20th Century Fox Paese: USA 2009 Uscita Cinema: 15/01/2010 Genere: Azione, Fantascienza, Thriller, Avventura Durata: 166 Min Formato: Colore 1.85 : 1 Sito Italiano Sito Ufficiale

 

 

Voglio andare su Pandora. Voglio che i miei passi accendano il prato, voglio respirare nella foresta incantata, di alberi fosforescenti, di piante incredibili.

Voglio volare sul mio invincibile drago rosso e gettarmi in picchiata sfiorando le cascate, arrampicarmi sulle montagne all’incontrario di Magritte, guardare il mondo dal mio esile altissimo corpo azzurro.

Voglio sentire le voci del pianeta con la mia treccia magica.

Avatarizzatemi, per favore!

Il plot narrativo di Avatar non risulta particolarmente originale: l’invasore non sa più quale guerra sta combattendo, non ne comprende le ragioni, abbraccia la causa degli oppressi e si assimila con loro, diventandone l’eroe.

Cito solo due titoli per tutti: L’ultimo Samurai e Balla coi lupi.

L’antagonista è un generale pazzo, di una qualsiasi guerra, un qualsiasi colonnello Kurtz, da Apocalypse Now in poi.

Il popolo Na’ vi  non differisce da qualsiasi popolo oppresso, dagli Aztechi agli Indiani d’America, da qualsiasi minoranza sterminata in nome del progresso e della civiltà.

La battuta più gustosa del film è quella pronunciata dal capo dei Na’vi  all’arrivo dell’avatar del protagonista, Jake Sully:

-Sento puzza di alieno.

Dal che si deduce come tutto sia relativo…

Puro cinema, comunque.  Centosessantasei minuti di pura impagabile evasione.


Un haiku

gennaio 21, 2010

 

L’onda gorgheggia

Il respiro del mondo

sulla battigia.

AUDREY HIGGANS


L’articolo su “La Sicilia” di oggi

gennaio 20, 2010

 

PACI E AMICI NEI VERSI DI PIPPO DI NOTO

Vittoria. Una raccolta di ventisette poesie presentata nella sala Mandarà e insignita del premio «Martoglio»

C’è un bambino su una bici che con il vento tra i capelli si lancia nella discesa di una via di un quartiere antico.

C’è un bambino che si arrampica sui muri alti per prendere un pallone, che, d’estate, si tuffa nella “gebbia” anche se non sa nuotare. Quel bambino ha

il cuore di un poeta, adesso adulto, che ripensa a “quando la vita non faceva paura”. E’ Pippo Di Noto, residente a Ragusa, ma poeta vittoriese di lingua e di

nascita. Nella sua città il poeta è tornato sabato 16 gennaio a Sala Mandarà, ai soci e agli amici presenta e regala la sua ultima silloge “Paci e Amici”, una raccolta

di ventisette poesie insignite del pregevole riconoscimento del Premio “Martoglio”.

“Per avere saputo codificare creativamente la lezione attuale della lirica neodialettale italiana alla linea di rinnovamento siciliana con particolare riferimento

alle specificità etno- letterarie”, scrive nella prefazione alla silloge il presidente della giuria Salvatore Di Marco.

E’ spettato al regista ibleo Gianni Battaglia leggere alcune poesie della silloge. Sceglie le più dense di significato, sceglie anche quella che dà il titolo alla raccolta “Paci e amici”: un dialogo tra un poeta credente e il suo Dio, il Dio di “Tabor”: il verbo.

“Grato a Dio – dice il poeta – per avergli dato il dono della poesia con la quale riesce a dare senso alla vita, quella vita che gli ha donato e che sempre un significato non sembra averlo”. Ecco cosi si può essere “Paci e Amici”, non chiedere altro, perché avere avuto il dono magnifico della parola.

Che la poesia possa compiere tanti miracoli, Pippo Di Noto, ne è consapevole, tanto da dire “che prima di mettersi a scrivere era buio, e ora che ho finito di scrivere, s’è fatto giorno”.

Ma per questo poeta ibleo, dono ancora più bello è il potere fare poesia nella preziosa lingua dei suoi avi e delle sue memorie. Un patrimonio etnico di suoni

e di parole dalla forte identità da custodire e proteggere per sempre.

 DANIELA CITINO

  per l’articolo originale: http://giornale.lasicilia.it/giornale/2001/RG2001/RG/RG04/navipdf.html

 

 


La mostra di Fausto Pirandello a Vittoria

gennaio 19, 2010

 

 

 

Vittoria – Mostra dedicata alle opere del maestro Fausto Pirandello (figlio del celebre drammaturgo agrigentino), a Vittoria. La mostra, organizzata da “Arte Viva”, con la direzione di Giada Cantamessa, presenta oltre 60 opere, tutte provenienti da collezioni private.L’artista si è spento a Roma nel 1975: oggi solo poche delle sue opere sono disponibili. Tra le opere vi sono figure femminili, natura, ritratti di famiglia ed autoritratti, ma anche il tema della crocifissione.

La mostra è stata inaugurata domenica sera a Vittoria, presso la Sala Mazzone (ex Centrale Elettrica), nel cuore del centro storico. Padrini d’eccezione il nipote Fausto Pirandello ed il critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Fausto Pirandello  ha avuto un’esistenza lunga ed un’attività poliedrica. Considerato un artsta nel “neo-realismo”, dopo la seconda guerra mondiale vive la difficile fase di travaglio che coinvolge tutta la pittura italiana, tra “realismo” e “neocubismo”.

Il figlio Pierluigi è un medico.

FRANCESCA CABIBBO


XLIX

gennaio 19, 2010

 

È oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.
Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,
e il cielo chiude sopra te le  ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.
Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.
PABLO NERUDA
da Cien sonetos de amor
 
 
Il più bel sonetto di tutti i tempi? L’ho imparato a memoria da piccola e non l’ho più scordato…

AMICIZIA

gennaio 19, 2010

 

Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c’incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
Ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
Ci siam riaspettati al passo,
bestie caure,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
Ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevan, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
Qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non  ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato.

VINCENZO CARDARELLI