Ciuscia su Letteratitudine

aprile 20, 2013

 

 

 

Pubblichiamo uno stralcio della prefazione – firmata da Mario Grasso – della silloge in dialetto siciliano Çiuscia (Prova d’Autore), di Gabriella RossittoDi seguito, alcuni versi offerti per Letteratitudine dall’autrice.

 

vai al sito:

http://letteratitudinenews.wordpress.com/2013/04/17/ciuscia-di-gabriella-rossitto/

 

 

Una grazie speciale all’amico Massimo


Prossimi appuntamenti

marzo 31, 2013

BELPASSO

giovedì 4 aprile

ore 18.30

incontro con lo scrittore

Alfio Patti

per la presentazione del suo ultimo libro di poesie in siciliano

”Cca sugnu”

edizioni Prova D’Autore

relatrice Gabriella Rossitto

presso la sede della Mostra Permanente di Scienze Naturali

sede della Pro-Loco di Belpasso ,

Casa di Russo Giusti ,

via II Retta Levante 177

CATANIA 

venerdì 5 aprile

ore 18

Cieli violati (Poesie)

di Anna Vasta
Edizioni Ensemble

Interventi.
Maria Lucia Riccioli. Scrittrice
Luigi La Rosa. Autore Rizzoli

Letture di Eugenio Patanè. Attore

 Libreria “Catania Libri”

viale Regina Margherita 2H

CATANIA

sabato 6 aprile

ore 18

presentazione del volume di racconti

Storie di ordinaria Quotidianità

Akkuaria Edizioni

di Laura Rapicavoli

Relatore: Alfio Patti
Voce: Orazio Aricò
Ospiti d’eccezione
Luca Galeano (chitarra)
Joe Pedros (armoniche)

Herborarium Museum

via Crociferi 16


Pomeriggio con l’autore

febbraio 8, 2013

mercoledì 13 febbraio

ore 17

Castello di Leucatia

Catania

Pomeriggio con l’autore

con Gabriella Rossitto

a cura di Santo Privitera

relatore  Alfio Patti


Presentazione “Cca sugnu”

gennaio 11, 2013

L’associazione Sicilia-India, nell’ambito delle attività culturali per l’anno sociale 2013, organizza :

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI 
ALFIO PATTI 

“CCA SUGNU” 

DOMENICA 20 GENNAIO 2013 ORE 17,00 
PRESSO IL SALONE DELLA CAMERA DEL LAVORO,CGIL, VIA CROCIFERI 40, CATANIA 

Introduce:
Dr. Gaetano Agliozzo, Segretario Gen. Funzione Pubblica CGIL
e
M°Luigi Troja. Maestro di Yoga e Karate, Presidente Ass.Sicilia-India

Presenta:
Gabriella Rossitto

Legge l’attore Orazio Aricò

Interverrà lo scrittore Domenico Seminerio

http://www.siciliaindia.it/

http://alfiopatti.wordpress.com/2013/01/15/sicilia-india-presenta-cca-sugnu-di-alfio-patti/


Un articolo di Grazia Calanna

dicembre 13, 2012

 

 

 

giovedì 13 dicembre 2012

Università Nazionale Autonoma del Messico
“Allakatalla, quando la parola si fa poesia e la poesia canto”
Alfio Patti: “Ho ripercorso ottocento anni di letteratura, dalla scuola siciliana ad oggi”
 
Intervista di Grazia Calanna
“Allakatalla, quando la parola si fa poesia e la poesia canto”. È il titolo del corso tenuto da Alfio Patti, poeta, studioso della poesia siciliana colta e popolare all’Università Nazionale Autonoma del Messico (Unam), Dipartimento di Lettere Italiane della cattedra straordinaria Italo Calvino.
– In che modo sono state articolate le lezioni?
Con l’ausilio di una chitarra d’eccezione, usata da Joan Manuel Serrat, celebre cantautore spagnolo-catalano, prestatami per l’occasione,  e di un semplice powerpoint, ho ripercorso, a volo d’uccello, ottocento anni di letteratura a partire dalla scuola siciliana del Regale Solium di Federico II di Svevia fino ai giorni nostri. Le lezioni sono state divise in una parte esclusivamente teorico-didattica e un’altra artistico-musicale con canti e cunti attinenti alla lezione del giorno. Nella prima ho parlato della scuola poetica siciliana, dei poeti-giuristi e della poesia cortese e amorosa. Di seguito, ho tracciato il percorso del genere “Contrasto”, caratteristico della letteratura latina, medievale e romanza tanto diffuso in Sicilia. E, ancora, i poeti dal 1400 al 1600, con particolare riferimento a Bartolomeo Asmundo, Girolamo D’Avila, Giovanni Nicolò Rizzari e al principe dei poeti siciliani, Antonio Veneziano. La lezione ha visto l’intervento a sorpresa della prof.ssa Mariapia Lamberti, la quale ha parlato dell’amicizia del Veneziano con Miguel Cervantes. Apprezzato anche l’incontro dedicato all’ultimo petrarchista siciliano, Giuseppe Nicolosi Scandurra e alla poetessa Graziosa Casella, autrice catanese della prima metà del ‘900. Entrambi hanno cantato l’amore e la natura; il primo in modo platonico e ideale, la seconda in modo concreto e passionale. Non sono stati trascurati i poeti del Novecento, con particolare riferimento a tre grandi della nostra poesia: Vincenzo De Simone, parnassiano per eccellenza, definito il D’Annunzio di Sicilia; Ignazio Buttitta, il quale parlò del contingente e del precario con le sue poesie civili e sociali;  Mario Grasso, poeta fuori dal coro, tra simboli e polemiche, fino a Gabriella Rossitto (l’amore traslato), Marco Scalabrino (lo sperimentalismo) e al sottoscritto – in cui la forza della parola si fa scudo e spada”.
 Tra tanti, quali i temi che hanno destato maggiore interesse?
Quelli dell’amore e dell’ingiustizia sociale. Ecco perché nella lezione sui cantastorie, il “Lamentu ppi Turiddu Carnavali” e “La Barunissa di Carini” hanno attraversato i cuori degli astanti. I giovani messicani, assetati di conoscenza, hanno palesato verso la letteratura siciliana grande rispetto e ammirazione. Certo, occorre saper porgere la disciplina con garbo e metodologia ma soprattutto credendoci fino in fondo”.
– Quale la singolarità di questo corso?
“Il rapporto tra siciliano e spagnolo, non solo attraverso le parole ma anche attraverso il costrutto delle frasi e delle espressioni. Per esempio: il nostro “non diri mancu pìu” (non aprir bocca), in spagnolo si dice “no decir no pìo”; come quando una cosa fa male alla salute noi diciamo “mi fa dannu” in spagnolo “me hacedaño”. Così per le espressioni “mi affaccio da mia madre” o “Gesuzzu”, allo sternuto del bambino… Ho parlato in siciliano con molta disinvoltura e i ragazzi, tra i migliori del corso, coglievano al volo le battute”.
– La poesia, quella autentica, è generosa, sa donarsi pienamente fino a divenire un tutt’uno col lettore; schiude, senza posa, quella girandola di identificazioni che la rendono nostra per sempre. Questa premessa per avviare una riflessione sul valore odierno della poesia e sul ruolo che ha (o dovrebbe avere) il poeta.
“Credo che oggi, più di ieri, il poeta abbia un ruolo determinante nella società. I poeti non hanno fucili né cannoni ma incutono un certo timore ai “poteri forti” perché hanno la parola che arriva nel profondo delle persone e principalmente dei giovani che, educati alla non violenza e alla democrazia, vogliono riappropriarsi di quel dialogo che viene loro negato. Ecco perché scrivono poesia. A me la poesia ha dato più di un’amante fedele. È stata rifugio e pulpito, unico mezzo per comunicare in una società in cui l’uomo cerca l’uomo fra una verità virtuale e un’altra reale”.
GRAZIA CALANNA
Pubblicato da 

 

 

 

http://graziacalanna.blogspot.it/


In…canto d’amore

aprile 21, 2012

 

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Riporto l’articolo di Francesco Giordano sulla serata:

VENERDÌ 20 APRILE 2012

Poesia d’Amore al Centro Kerè con Vera Ambra, una serata densa di sentimento

Poesia d’Amore al Centro Kerè con Vera Ambra, una serata densa di sentimento

Nei simpatici locali del centro sperimentale Kerè, in via Macherione 21 a Catania, il 19 aprile si è parlato di poesia e d’amore: binomio indissolubile, il quale non poteva non avere come protagonista la donna che negli ultimi vent’anni più di molte altre, ed altri ignoti, si è prodigata per la diffusione del Verbo della poesia e dell’Arte hic et nunc, nella città etnea, nella terra di Sicilia, in Italia e nel mondo, ossia Vera Ambra.

Presentata da Mario Bonica, la serata partecipata dal qualificato pubblico intervenuto, ha registrato le letture di poesie di Mariella Sudano, di Gabriella Rossitto, di Maria Tripoli e di Vera Ambra, alternate dalle canzoni dell’artista Gregorio Lui, accompagnato dalla sua chitarra. Poesia d’amore al femminile, e non poteva essere diversamente, poiché è nell’eterno femminino che si riscontra sempre quel sentimento sublime che è l’anima mundi. E se Mariella Sudano e Gabriella Rossitto, nelle loro singolarità, lo hanno espresso l’una in modo mitopoietico l’altra in forma dialogica, Maria Tripoli, da pittrice quale è affermata da anni, ha inteso sublimarlo con le sue parole dense di sensibilità.

Vera Ambra ha toccato le corde più profonde dell’anima, leggendo la “Lettera al primo amore”, nonché l’elogio al compagno sempre fedele ed amico, il gatto, su cui si è esercitata molta letteratura in tutti i tempi. Gradevole anche il siparietto finale a cura di Orazio Costorina.  Incontro breve ma intenso in uno spazio nascente che intende aprirsi alla “nouvelle vague” dei palpiti più vivi ed operanti della città dell’elefante, in nome di quell’Amore per la Sapienza, che è il primo motore d’ogni umana, ed anche sovraumana, vicenda. L’Associazione Akkuaria ed il movimento dell’Alienismo appena nato e presentato nella città eterna, di cui vi furono esponenti autorevoli e che vede ancora in Vera Ambra l’entusiasta catalizzatrice, supporteranno senza dubbio le idee che si faranno carne viva, e potranno avere il ‘lebensraum’ negli scoperti locali, proseguendo il cammino senza fine dell’Amore.

F.Gio

http://letterecatinensi.blogspot.it/2012/04/poesia-damore-al-centro-kere-con-vera.html

Cca sugnu, di Alfio Patti, alle Ciminiere

aprile 18, 2012

sabato 21 aprile 2012

Ciminiere, sala A1

Catania, viale Africa

CCA SUGNU

ALFIO PATTI

PROVA D’AUTORE 2012

Cca sugnu,  sono qua, eccomi. Già il titolo è una dichiarazione di poetica, esserci per parlare, per gridare, per agire. L’unica arma del poeta è la parola, e questa brandisce contro il disfacimento dei tempi e il sonno delle coscienze.

Cca sugnu chiude una ideale trilogia che comprende Nudi e crudi e Jennuvinennu: comune ai tre libri è l’impianto architettonico, il respiro che li percorre.

Anche qui troviamo tre sezioni, Cca sugnu, Sunteleya e Menzamài. Anche qui predominano le tematiche sociali e filosofiche, e si rintracciano percorsi evidenti ma anche criptici, sottotraccia, di difficile comprensione. Non è mai trasparente la poesia di Patti, lascia al lettore ampi spazi di interpretazione, ma anche di dubbio.

Una coraggiosa denuncia dei mali del nostro tempo, un grido di dolore e al tempo stesso di battaglia: una sveglia alle coscienze assopite, monito e incitamento, forte e spavalda come solo la parola del poeta può essere. Niente che assomigli al disfattismo, però, perché il tutto è pervaso da una sottile speranza, quella in una nuova alleanza, culminante nell’avvento di un uomo-guerriero, capace di rinnovare e di salvare.

Ironia e disincanto, pessimismo e fiducia, tutte le voci di Patti si rincorrono e si fondono armonicamente in una mai scontata unitarietà. Uno sguardo sui grandi temi dell’esistenza, dunque, che, nonostante il buio dei tempi odierni, ha una forza propositiva e lucida: ancora una volta si può credere che la poesia è in grado di cambiare il mondo.

 Gabriella Rossitto

 

http://www.lapisnet.it/eventi/catania/cca-sugnu.htm#.T47CUnweDdI.facebook

Per uno stralcio della prefazione di Salvatore Di Marco:

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/04/17/cca-sugnu-di-alfio-patti/

Massimo Maugeri intervista Alfio Patti su Letteratitudine:

http://letteratitudinenews.wordpress.com/2012/04/18/cca-sugnu-di-alfio-patti/


in…canto d’amore

aprile 14, 2012

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POMERIGGIO CON L’AUTORE: Pippo Ximenes

marzo 26, 2012

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 LA POESIA DELL’ASSENZA

 

Se volessi cercare una definizione -con le gabbie che sappiamo possono edificare le definizioni- per la poesia di Pippo Ximenes, oserei parlare di “poesia dell’assenza”, delle cose irraggiungibili o perdute, dei ricordi più intensi sul far della sera. Poesie dove tutto è assenza, come dichiara il poeta stesso (Un cono d’ombra, da Il respiro del silenzio, p. 66).

La Poesia di Pippo è caratterizzata essenzialmente dalla musicalità, per me alla base di ogni percorso di ricerca. La musica di cui parlo è in prevalenza quella dell’endecasillabo, a volte del settenario e del novenario, è quindi la più fluida e classica. E si potrebbe pensare allora a una pesantezza del verso che lo infeltrisce e lo rende greve, a gabbie metriche, che piegano il significato e lo snaturano.

Questo però non accade. Le poesie di Ximenes sono brevi e intense, ricche di immagini, scorrono una dietro l’altra come armonia d’acqua, dolce e liquida.

Ci sono parole che insistite ritornano, quasi il poeta abbia necessità di declinarle in ogni sfaccettatura: sera, vento brezza, mare, funzionali alla costruzione di paesaggi della memoria, oasi struggenti del ricordo.

Da sottolineare anche la presenza di rime, spesso baciate, di enjambement, di sinestesie e di metafore ardite, in una scrittura matura e meditata.

Le tematiche che percorrono trasversalmente i volumi finora editi costituiscono un unico filo teso a dipanare inquietudine e domande sull’esistenza: l’amore, gli affetti familiari, la solitudine, la memoria, la vita e la morte, e poi la vita di paese, il tempo, la riflessione sulla parola.

Il volto del presente, la prima silloge pubblicata da Giuseppe Ximenes, presenta temi eterogenei: la partenza di un soldato che saluta l’amata (Soldato, p.8), la quiete sonnolenta del paese, sfiorata appena da un alito di brezza (Un sonno quieto, p. 9), mentre si sopravvive a se stessi e i ricordi vanno ammuffendo come molliche  (Molliche, p. 11).

Il poeta è colui che sa rintracciare nelle cose il dolore, ma fa poi di seta i propri versi, perché distilla con sapienza la sofferenza del mondo e ne fa musica (Conosce un solo modo chi è poeta, p. 23).

E poi la morte senza preavviso (Schianto, p.25) e l’attesa di essa (Fuori dalla vita, p. 42), come avviene nell’ultima fase della vita, in cui un vecchio guarda il mare, sapendo che non vi è null’altro da attendere (Un vecchio, p.30).

Le parole non dette ( Invito, p.26; Nubi, p.31)  diventano più grevi e invadenti di quelle espresse:

Lasciammo cadere il discorso

ma a lungo rimase nell’aria

quell’ultima parola che ancora

reclama di essere detta.

(L’ultima parola, p.28)

E, disincantato e consapevole,  lo sguardo sul degrado, in una fame d’amore che niente può saziare, perché niente in fondo può colmare il vuoto (Ritorno qui a vagare nel degrado, p. 48; Corriera, p. 49; Sesso a ore, lassù le vecchie scale, p.50).

In assoluto il tema dominante, il più denso di significati, è quello della madre:

Vado incontro a una sorte

foriera di rovine,

fra dense ombre contorte

già intravedo il confine:

di là c’è la tua morte

e di qua la mia fine.

(A mia madre, p. 45)

Tema che torna anche ne Alla madre inferma, p.37; Il volto del presente, p. 51; e forse anche in Dormiveglia, p. 54 e  ne L’odore dei tuoi anni, p. 60.

Ne Il respiro del silenzio, la seconda prova del nostro poeta, preponderante è ancora la presenza della madre, manca il suo abbraccio, che saprebbe contenere e comprendere il dolore, fino a trasformarlo:

Non sarebbero nulla queste lacrime

se ancora, madre mia, ti avessi accanto,

come un tempo stringendomi al tuo petto

non staresti a cercare le parole:

ti basterebbe l’ombra di un sorriso

per farle diventare foglie secche.

(Come un tempo, p.14)

La casa ne respira l’assenza, nelle stanze aleggia uno sguardo, e più intensa e dolorosa si avverte la sua mancanza nel silenzio della sera:

mi aggiro per le stanze e su ogni cosa

sembra si avverta l’ombra del tuo sguardo

(da Nell’aria, p.17)

A questa fa da corollario Nel buio, p.18, in cui la notte di grida inudite accentua lo struggimento, ricorrente in Scorrendo lentamente, p.19, e inQuelle parole, p.21, in cui il silenzio è lutto esso stesso.

Altro tema è quello del tempo che scorre inesorabile, che è disincanto, terra di mezzo ostile e brulla, protesa verso un niente sostenuto dalle illusioni (Il tempo che mi resta, p.29).

La vita stessa può essere avvertita come un susseguirsi di giorni vuoti e uguali, dei quali estenua la lentezza, come se si fosse per sempre in attesa della vita vera:

Spesso è soltanto un lento susseguirsi

di giorni vuoti e uguali, esso ci estenua

e a tratti sembra quasi sopraffarci;

ogni volta subiamo il suo trascorrere

nell’attesa legittima di vivere.

(Attesa di vivere, p.26)

o raffigurata come un fiume in piena, in cui la corrente trascina via (Corrente, p.50).

A rendere intensa la tristezza intervengono  le voci care che tornano dall’oblio, da remote lontananze, ma sono uguali al ricordo del mare dentro una conchiglia:

 

Accade che dal più profondo oblio

riemergano talvolta voci un tempo

pur care, le odi appena e le confondi.

È come quando ascolti una conchiglia:

senti remoti gli echi di onde morte.

(Voci, p.35)

Solitudine e silenzio si fanno presenze ingombranti che la notte rende più vivide, concreti compagni cui ci si è assuefatti  (Stand-by, p.37).

Sempre presente poi la Musa ispiratrice, colei/coloro in grado di accendere versi, di trasformare pensieri vaghi in parole, l’amore in senso alto, la dea-poesia che si china a sfiorare il volto e innesca il processo creativo (Alla mia Musa, p. 49).

Così le parole sono dentro gli occhi dell’amata, e solo un suo sguardo può riaccendere la poesia  (Nei tuoi occhi, p.55),  oppure si trovano nel sorriso di lei, la sola capace di destare dal sonno le parole per trasformarle in canto  (A un tuo sorriso, da Nel cuore di una rosa, p. 35) e sono parole, quelle poetiche, da lasciare in dono, in pegno per colmare l’assenza, che dimoreranno sulle labbra dell’amata come baci (Arrivederci, p. 57) anche dopo, quando le parole sostengono il ricordo perché gli occhi dei poeti è nel cuore che hanno le radici (Quando verrai, p.63).

 

Nel cuore di una rosa ci regala altre belle immagini sulla madre, attraverso gli oggetti che ne restituiscono la parvenza:

Sfioro gli oggetti, vago per la stanza,

qui l’ombra di mia madre ancora avanza

curva e lenta; si accosta alla finestra.

Fuori la vita odora di ginestra.

(da La camera dei sogni, p. 26)

e la sua assenza fa dei giorni foglie secche annerite  (Senza te, p.60).

Troviamo spesso la contrapposizione luce/ombra e, nell’ultima silloge, Nel cuore di una rosa, un altro binomio interessante, cuore/parola (per il primo sostantivo 15 e per il secondo 18 occorrenze circa), perché il poeta indaga sulla parola senza perdere mai di vista il sentimento che la nutre e la evoca.

Si evocano anche qui le Muse, che visitano il poeta in sogno per donargli la poesia  (Mi visitano in sogno, p.9)  e sono ancor più presenti le stagioni, ma del cuore più che della natura.

Labbra di mille tenere parole, ultima silloge in ordine di tempo, ci ripropone la natura come sfondo ai sentimenti; i mutamenti stagionali accompagnano le riflessioni sui temi costantemente indagati dal nostro autore: il tempo, l’assenza, i ricordi, l’amore.

Riemergono la contrapposizione luce/ombra e alcuni inscindibili binomi: vento-foglie, luna-stelle, solitudine-silenzio.

Densa e dolente anche qui la presenza/assenza della madre, particolarmente intensa nella lirica che dà il titolo al libro, Labbra di mille tenere parole  (p. 41)

S’inerpica tenace il gelsomino,

lambisce già il balcone, nel mattino

lievi oltre l’uscio danzano le tende

che la luce dell’autunno fende.

A un pio riflesso, diafana parvenza,

furtivo velo d’ombre in dissolvenza,

andare sembri ancor di stanza in stanza,

mia sola mai sopita rimembranza.

Malia di sguardi un tempo, odor di viole,

labbra di mille tenere parole.

 

Anche In passi lenti, p.29 ci presenta gli oggetti lasciati sul comò in un gesto d’amore che testimoniano la loro appartenenza, e sono le stanze stesse che trasudano ricordi (p. 13).

Ma su tutto emerge, come sempre, la parola, la parola come seme al nulla e al tutto (Sia seme la parola p. 3), e mentre il poeta si chiede se sia tempo di parole (Il sonno della luce, p. 28), ne ravvisa la necessità in un rapporto d’amore:

Fra noi

adesso c’è bisogno di parole

che accarezzino tenere il silenzio

 

(Parole, p. 14)

Le parole aleggiano, affiorano ovunque, che siano dolci (p.33) o vuote (p.30), rade parole scarne (p.27) o troppo tenere (p.9), o parole velate in controluce (p.15).

Il poeta diviene un fine cesellatore, un orafo che incastona le parole come pietre preziose, addolcendole di miele nelle notti di veglia, trasformando la miseria in luce:

Per te cesello versi senza fine,

incastono parole ad una ad una

con paziente perizia in lunghe notti

di veglia cospargendone di miele

ogni sillaba. Al palpito del cuore

per donar loro un’anima e la luce

attingo alle mie scorte di miseria.

 

(Al palpito del cuore p.16)

C’è una brezza, dunque, un vento, ed è vento di mare, che percorre tutta la produzione di Ximenes. È il vento insinuante dei ricordi, uno struggimento dolente, amaro a tratti.

La vera poesia è quella che lascia dentro ognuno di noi qualcosa di indefinito ma di profondo, perché mai  la poesia può essere spiegata a fondo, e le emozioni non hanno alcun bisogno di essere tradotte.


Palermo parla n. 81

marzo 22, 2012

 

da “PALERMO PARLA” N. 81-MAGGIO 2011

 

Con “Russània” (ed. Medinova) Gabriella Rossitto si è aggiudicata il Premio Martoglio 2010.

Nata a Catania, la poetessa vive a Palagonia, dove insegna.

Russània è la rosolia, che fa coprire di macchie il volto dei bambini… Perché dunque Russània?

Perché Russània è malattia, malattia d’amore. I componimenti poetici presentano una brevità di versi e contenuti lirici in linea con i moderni e recenti stilemi. Ciò, insieme alla caratteristica delle altre strutture formali e dei toni linguistici, inquadrano la produzione della Rossitto nell’ambito della recente produzione dialettale siciliana. Tali qualità hanno determinato la vittoria in questa ed analoghe circostanze.

La raccolta poetica è divisa in cinque sezioni: cardacìa (ansietà, cardiopatia), vampuliata (ardore, caldana), frastuornu (voglia inquieta), frevi (febbre), nzinchi (segni,gesti). La Rossitto canta infatti l’amore come malattia, nelle sue varie possibili manifestazioni di ansietà, ardore, inquietudine, febbre. Un cammino poetico che – come dice Alfio Patti nell’introduzione stessa – non può concludersi senza segni, cioè nzinchi. Sono le varie fasi dell’amore, i vari momenti, ma esso si traduce in poesia. Quale momento è, infatti, più poetico dell’amore, da che tempo è tempo? Ma la Rossitto ne fa motivo, sempre e in ogni modo, di …malattia. C’è molto amore difficile. Ma eccoci a “cardacìa”, che è il momento più caldo e dirompente fra i quattro…

Cauru: M’attunnulìa / ddu vrazzu / ancora / e ddi vasuni… (a soru facemu finta ca si’ a me zita / ccussì a dda

lesa / cci pigghia a gilusìa) / si cci tornu / cc’u pinzeri / sentu cauru nt’o cori.

Di ogni composizione, si trova nel libro la traduzione.

Caldo: mi circonda/ il suo braccio/ ancora/ e quei baci/ (sorella fingiamo che sei la mia ragazza/ così faccio ingelosire/ quella scema)/ se ci torno/col pensiero/ sento caldo/ nel cuore.

Lydia Gaziano